L'ULTIMA OPERA CINEMATOGRAFICA DI CLARA MURTAS: "DEU CI SIA" DEL REGISTA GIANLUCA TARDITI

Clara Murtas
Clara Murtas

di Antonio Falda

Clara Murtas è cantante, attrice, autrice, artista cagliaritana che ha lavorato tra gli altri con Giovanna Marini, Ennio Morricone, Eugenio Bennato, Enzo Favata, e che nel corso della sua ormai lunga carriera ha ricevuto notevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali. Di lei, Giovanna Marini dice: “Clara Murtas non si sforza di dimostrare. Canta semplicemente dei canti vecchi di secoli e propone leggende e racconti altrettanto vecchi sconosciuti e preziosi, ma basta il suo modo di cantare e lo spessore della sua voce ricca di sensibilità musicale, di sfumature e accenti insiti nella sua terra e irripetibili, unici, che davanti ai nostri occhi si dipana un mondo magico e commovente che ci sorprende, ci meraviglia quindi ci arricchisce tanto.” La sua ultima fatica è un opera cinematografica, un cortometraggio scritto e girato con grande bravura dal regista Gianluigi Tarditi, dal titolo “Deu ci sia”, un progetto originale ed interessante che porta alla luce un elemento della storia e delle tradizioni sarde assolutamente poco conosciuto, fornendo uno spaccato di usi e costumi antichi e popolari del tutto singolare. Ambientato in Sardegna alla fine del 1800, Clara recita nella parte della Femina Agabbadora, figura che la tradizione vuole che abbia operato nelle diverse zone della Sardegna per tutto l’ottocento e addirittura fino a metà del novecento, misteriosa donna che provocava quella che si soleva chiamare “la buona morte,” non da intendersi nel senso di bella e gradevole, ma utile e necessaria ad alleviare un’estrema e altrimenti irrimediabile sofferenza del malato. Quella che oggi chiamiamo eutanasia a quei tempi veniva praticata, su richiesta dei diretti familiari del moribondo, da questa signora che spesso però aveva nella comunità del paese anche il ruolo della levatrice, quindi, dopo la madre e la moglie, la femmina che nella collettività aveva maggiore rilevanza per un individuo. Donna e nel contempo quasi misteriosa divinità, l’Agabbadora nella comunità incuteva rispetto ma era destinata alla solitudine quotidiana. Rispettata, compresa, cercata ma non amata, non capita, non desiderata. Clara nell’affrontare l’interpretazione del personaggio ha cercato di rievocare “ … la figura di mia nonna che praticava sa mexina e che con disinvoltura recitava i brebus, le parole magiche contro il malocchio, e che con le sue mani dure come tavole sistemava slogature e curava noi e il vicinato. Queste donne ritenevano fosse loro compito far fronte alle necessità della comunità e non si chiedevano se fosse giusto o meno.”
Opera eccellente, presentata al prestigiosissimo New York Film Festival, uno dei due film italiani in concorso ed unico cortometraggio del nostro paese, ha già vinto il primo premio al Festival di Capalbio lo scorso ottobre. In quattordici minuti l’abile mano del regista ha saputo disporre esattamente ogni personaggio, ogni elemento della scenografia, ogni passo della sceneggiatura, ombre, luci e il commento musicale,  esattamente nel punto e al momento giusto, realizzando un film, sì breve, ma intenso e appassionante, lasciando allo spettatore la sensazione di stare seduto in sala  da ben più tempo e dando tutti gli elementi, per quanto sia un cortometraggio, di una storia compiuta. “All’inizio degli anni ‘70, mi trasferii a Roma superando felicemente i limiti dell’amata-odiata isola. Cominciai subito, però, a cercare “Sardegne” ovunque arrivassi. Allora tutto per me, prima o poi, era riconducibile all’isola: una roccia, uno scorcio di muro, un viso, un taglio d’occhi. Perché questa terra è un mito più che un luogo. Una sorta di nostalgia riaffiorante, un sogno indistinto di cui noi sardi cerchiamo i motivi e i significati” Clara Murtas

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