LA LEZIONE CHE VIENE DAL CILE: QUANDO UN POPOLO SI RICONOSCE NELLA PROPRIA BANDIERA


di Mario Sconamila

Ci ha insegnato qualcosa il drammatico e meraviglioso salvataggio dei 33 minatori cileni in quella desolata e inospitale landa con tutto il mondo collegato in diretta a trepidare? Diciamolo subito: hanno vinto l’alta ingegneria, le macchine, il progresso e la Scienza. Hanno altresì superata brillantemente la prova gli uomini, sia quelli che da oltre due mesi attendevano nella profondità delle viscere l’agognata liberazione, sia le maestranze che in superficie con grande professionalità dirigevano le operazioni. Abbiamo osservato un quadro perfetto: sul posto solo le persone indispensabili, senza spettacolarizzazioni, senza alcuna voglia di mettersi in evidenza. I parenti che abbracciavano i loro cari dopo la risalita avevano le facce di persone modeste, orgogliose, con molti volti che denotavano una vita sofferta e dura, come è quella che deve subire la parentela con un minatore.  I pochi politici sul posto apparivano defilati, quasi in sordina, mischiati ai tecnici che svolgevano le loro funzioni. Inevitabile è stato il pensiero se lo stesso avvenimento fosse accaduto in Italia: il ricordo di Vermicino, quella autentica vergogna non rimarginata in cui tutto si era trasformato in un lugubre palcoscenico pubblico, è difficile a dimenticarsi. La televisione di oggi non avrebbe certo persa l’occasione per allestire un’indegna baracconata, con speciali “Italia in diretta” non stop e ospiti d’onore pronti solo a recitare nella scenografia allestita. Insieme alle maestranze dedite al lavoro di salvataggio avremmo viste le solite facce politiche, tirate a lucido, onnipresenti, con uno stuolo di decine di uomini di scorta, pronte all’esibizionismo e all’oratoria. I portaborse, gli amici, le leggiadre fanciulle in cerca di notorietà avrebbero agito sul posto come degno corollario del motto “tutto quanto fa spettacolo”.
Ma osservando la diretta, abbiamo capito quanto il Cile, come la quasi totalità delle nazioni mondiali, sia stretto attorno alla propria bandiera, il vessillo in cui identificano l’orgoglio nazionale. Cos’è per gli italiani la bandiera tricolore? Nient’altro che un qualcosa di immaginario e invisibile, da sfoggiare solamente per puro esibizionismo durante un torneo calcistico. Peggio ancora, la bandiera italiana è stata dileggiata e vilipesa da alcuni politici cialtroni senza che i loro alleati muovessero la più timida delle reazioni, in nome di quel menefreghismo e mancanza di senso dello Stato che è ormai la nostra prerogativa. Un ringraziamento al Cile, questo lontano Paese che certamente non gode di floridezza economica. Ci ha dato un’autentica lezione di modestia, riservatezza, semplicità e orgoglio nazionale che sarà difficile dimenticare.

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