L'INVESTIMENTO MIRATO E CREDIBILE NELL'ECONOMIA DELLA CONOSCENZA: IL PROFITTO CHE FA CULTURA

il tanto contestato progetto per il nuovo museo Betile disegnato da Zaha Hadid
il tanto contestato progetto per il nuovo museo Betile disegnato da Zaha Hadid

ricerca redazionale

L’esperienza di Paesi come l’Irlanda mostra chiaramente come sia del tutto possibile, anche se non certo facile, che territori con un passato segnato da un debole sviluppo industriale e caratterizzati da una lunga storia di emigrazione possono acquisire con rapidità un ruolo importante nei nuovi scenari dell’economia della conoscenza. La Sardegna rappresenta, nel contesto italiano, uno dei casi che con maggiore credibilità può aspirare a percorrere negli anni a venire un cammino analogo. I problemi di questa terra sono noti: l’elevato abbandono scolastico, lo spopolamento dei centri dell’interno, la fragilità della cultura imprenditorialità, per limitarsi a qualche esempio. Ma anche le potenzialità sono altrettanto ben note: un territorio che ha saputo preservare gran parte delle sue risorse ambientali e paesistiche, una identità culturale sarda, ricca e consapevole delle proprie radici, un tessuto sociale fondamentalmente sano e poco contaminato dalle logiche del crimine organizzato. In questi ultimi anni la Sardegna ha saputo mettere a frutto parte del suo potenziale avviando un processo di sviluppo estremamente promettente. Al di là delle punte di assoluta eccellenza come il polo scientifico tecnologico di Pula o il campus di Tiscali a Sa Illetta, che rappresentano in vari ambiti un riferimento di livello internazionale che fanno di Cagliari una delle aree metropolitane emergenti del quadrante mediterraneo, la regione è attraversata da una ventata di iniziative in campo scientifico e culturale che, se opportunamente supportate e fatte crescere, potrebbero in pochi anni contribuire in modo decisivo a cambiarne il futuro. Allo stato attuale, secondo i dati della Regione, per l’arco temporale di programmazione sino al 2013 sono previsti investimenti in campo culturale che sfiorano i 235 milioni di euro. Cagliari rappresenta a tutti gli effetti non soltanto un importante incubatore di innovazioni, ma anche un vero e proprio laboratorio di innovazione urbanistica e culturale a cui lavoravano alcuni dei maggiori protagonisti della scena internazionale: dal nuovo museo Betile progettato da Zaha Hadid, al masterplan del quartiere Sant’Elia firmato da Rem Koolhaas, alla riconversione dell’area della ex Manifattura Tabacchi in fabbrica della creatività, un centro polifunzionale di produzione culturale che si inserisce nella più interessante corrente di rinnovamento urbano di questi anni. Ma la realtà sarda non si esaurisce nella vitalità della sua città capoluogo. Anche altri territori ospitano progetti ambiziosi e innovativi, come ad esempio il recupero dell’area mineraria di Monteponi, nell’ambito del più vasto progetto del sistema dei parchi geominerari della Regione, o la nuova rete che comprende tra le sue punte il Museo del Novecento e il Museo Tavolara dell’Artigianato e del Design a Sassari, il Museo della Sardegna Giudicale e il Museo della Civiltà Fenicia a Oristano, il Museo delle Identità Sarde nell’ex Mulino Gallisai di Nuoro, che già ospita col Man un museo che ha guadagnato stima e attenzione a livello internazionale, il Museo delle Bonifiche ad Arborea, il Museo Nivola a Orani. Parallelamente alla rete mussale, per cui sono già previsti finanziamenti  per 62 milioni di euro, cresce quella dei festival, che non si limita più ormai ad esempi notissimi come il festival letterario di Gavoi o Time in Jazz di Berchidda, ma si arricchisce ogni anno di nuove tappe significative. Si tratta evidentemente di una situazione di cambiamento che non potrà mantenersi tale a lungo in assenza di interventi che ne consolidano le prospettive di sviluppo e ne permettano la crescita. La Regione sta elaborando col tempo un approccio alla pianificazione culturale ad ampio raggio che crea le condizioni giuste per supportare queste dinamiche e per favorire un processo di utilizzo delle risorse ai fini di uno sviluppo locale culturalmente orientato, ma è evidente un processo economicamente e socialmente sostenibile richiede un parallelo sviluppo e consolidamento di un’iniziativa privata che sappia non soltanto esprimere contenuti di qualità ma anche organizzarsi in forme imprenditoriali innovative, ibridandosi per quanto possibile con le nuove esperienze in corso di sviluppo sul versante scientifico tecnologico e aprendosi a uno scambio internazionale sempre più vasto e sistematico.

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