QUANDO LA SODDISFAZIONE PER IL SUCCESSO DI UN'AMICA TI RENDE FELICE: BRAVA MICHELA MURGIA E LEGGETE "ACCABADORA"!

Francesco Murana
Francesco Murana

di Francesco Murana

La mia soddisfazione è grande e non solo per l’amicizia che da sempre mi lega a lei: sono troppo felice per Michela perché la sua arte di raccontare e di evocare i sintomi dell’anima hanno ricevuto il riconoscimento che merita. Leggete “Accabadora” e lasciatevi prendere dalle suggestioni che sono nascoste nei dettagli: Nelle descrizioni di brevi momenti che segnano la conoscenza e che i personaggi vivono come tatuaggi che si imprimono sulla pelle e da cui non si può più prescindere nei giorni a venire. Non un gesto inutile, non uno sguardo senza che se ne raccolga un insegnamento, non un incontro privo di impronte… “Accabadora” è intriso di sensazioni, umori che i personaggi percepiscono ma che non è sempre facile accogliere perché intrisi di lati oscuri, sintomi che fanno l’appello al seme dell’anima, ai princìpi ricevuti ed accolti in forma acritica ma che, davanti ai fatti, richiedono ora una “elaborazione dei fatti”; una risposta personale e non di circostanza. Il libro propone una storia che innesta domande alla coscienza della protagonista che è “fill’e anima”: Maria Listru; “frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai“. Ma fin dalle prime pagine, il lettore, senza rendersene conto, si ritrova poi coinvolto ad essere lui stesso un “Fill’è anima” e quindi – evento dopo evento- a sperimentare i brevi sintomi impercettibili che sempre più prendono consistenza fino a realizzarsi in una forma ed una metrica che sconcerta; perché si pone come estremo ma anche come cifra difficile da stabilire in termini condivisibili. Ma chi è in realtà Bonaria Urrai? Piuttosto che stabilirne la misura, risulta più facile emigrare a Torino. Fino a che punto – in fondo- siamo disposti ad una verità che può cambiarci la vita?

Se non poi tornare: quando la malattia rende innocua anche la persona che più ci ha fatto paura: la paura dell’amore. Ma anche la paura di realtà e condivisione concretizzate con altri e compiute: gesta “Quasi millenarie riguardo alle cose della vita e della morte“. Aver provato gratitudine ed amore per qualcuno che poi scopri risultarti estraneo e moralmente inaccettabile. Ed ancora più inaccettabile… il dilemma di come e cosa fare davanti all’infermità di chi ti ha accolto, amato, impaurito per la diversità. Ridurre Accabadora a semplice romanzo che affronta lo spinoso tema dell’Eutanasia è –appunto- semplicemente ridurre. I sintomi dell’animo umano sono scandagliati con un vigore vibrante che merita riflessione e rilettura. Ciao Michela. Ti ringrazio per “Accabadora” e… come l’altra volta, sono pronto a leggere il prossimo soggetto in anteprima.

Mi sto già divertendo ad immaginare lo scenario che mi hai prospettato a voce…  Grazie per il miracolo dell’amicizia e della Scrittura.

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