IL FANTASMA DEL "KOMSOMOLETS KALMYHII", IL CARGO RUSSO PIENO DI VELENI NEI FONDALI DI CAPO CARBONARA

suggestiva immagine di un tratto di mare nei pressi di Capo Carbonara
suggestiva immagine di un tratto di mare nei pressi di Capo Carbonara

di Piero Mannironi

La tragedia del cargo Komsomolets Kalmykii sembra essersi smarrita nelle nebbie del tempo. Perduta nella memoria. Di quel misterioso naufragio, avvenuto il pomeriggio del 31 dicembre 1974 nel mare azzurro di Capo Carbonara e dei nove marinai sovietici annegati, oggi restano infatti solo pochi ed evanescenti brandelli di ricordi. Ma soprattutto ci si è dimenticati del carico stivato nel cargo sovietico. Ufficialmente si parlò di 4.939 tonnellate di profilati di acciaieria e, soprattutto, di 1.735 tonnellate di idrossido di sodio al 98% (soda caustica), contenuto in fusti metallici. Insomma, una sostanza capace di provocare gravi ferite al delicato ecosistema marino di Capo Carbonara. Ma c’è anche una parte di carico, quella che si dice fosse stivata a prua, della quale si sa poco o nulla. Qualcosa che comunque interessava molto il governo sovietico che, per circa tre anni, cercò inutilmente il relitto della Komsomolets Kalmykii nel mare di Capo Carbonara. Erano gli anni della “Guerra Fredda” e a quella nave si interessarono molto anche i servizi segreti italiani, l’intelligence americana e la Us Navy. Il relitto era però introvabile. Sembrava essere svanito nel nulla. «Sarà finito su un fondale di almeno mille metri», dicevano negli anni Settanta gli esperti della Capitaneria di porto di Cagliari. E così la storia del cargo sovietico venne dimenticata. Fino a due anni fa, quando il relitto è stato localizzato da alcuni sub professionisti di Quartu a una profondità di 118 metri. La Komsomolets Kalmykii era arrivata a Cagliari il 19 dicembre del 1974 e, secondo la versione data dalle autorità portuali, aveva imbarcato a Macchiareddu 5.000 tonnellate di tondini di ferro e 1.700 tonnellate di soda caustica in fusti metallici. Il comandante della nave, Nikolay Sychev, aveva dichiarato di avere già in stiva 1.500 tonnellate di carico. Non è stata mai chiarita ufficialmente la natura di quel carico e dove fosse stato imbarcato. Si parlò genericamente di «ferro non lavorato». Ma la Komsomolets Kalmykii non è solo una bomba ecologica innescata. Il naufragio del cargo sovietico si porta infatti dietro una scia torbida di ombre. La nave, 5.923 tonnellate lorde di stazza, era stata costruita nei cantieri navali Zadanov. Fu varata nel 1971 e l’anno successivo entrò in servizio nella compagnia statale sovietica Azov shipping company. Era quindi una nave moderna e dotata della più sofisticata tecnologia navale dell’epoca.  Il naufragio, poi. Una sorta di buco nero. Prima di tutto la fragilità della versione ufficiale: la nave sarebbe affondata in un mare in burrasca. Una circostanza clamorosamente smentita dal bollettino meteo ufficiale che parlava di «vento di maestrale, con mare agitato valutato in forza quattro, tendente forza cinque». Insomma, non certo una burrasca e comunque una situazione sicuramente non critica per una nave di quella stazza. Interessanti le dichiarazioni di due dei naufraghi russi, Ludmilla Zbukova e Leonid Olenik. Le uniche, tra l’altro, che è stato possibile registrare perché il resto dell’equipaggio si rifiutò di parlare sollevando lo scudo diplomatico. Disse la Zbukova: «Ho sentito alcuni fortissimi colpi, mentre la nave si inclinava paurosamente. Ricordo che mi mancava il pavimento sotto i piedi e che urlavano tutti…». Il racconto dei naufraghi. Olenik, ingegnere elettrotecnico di trent’anni addetto alla girobussola, riferì invece: «Sono stato sbattuto con forza contro una paratia, mentre scossoni violenti facevano vibrare tutta la nave». I due parlano di «colpi» e di «scossoni». È come se la nave fosse stata colpita da qualcosa o fosse finita contro qualcosa. Un impatto comunque fortissimo e devastante, visto che l’affondamento fu rapidissimo. Si disse che il carico si era spostato e avesse così sfondato le fiancate della Komsomolets Kalmykii, provocandone l’affondamento. C’è poi il capitolo dei soccorsi. Davvero incomprensibile. La nave era salpata da Cagliari intorno alle 14,30 diretta al porto di Kerc, in Crimea. L’Sos venne lanciato alle 15 circa, dopo mezz’ora di navigazione. Ebbene, i soccorsi si mossero con un inspiegabile ritardo e con mezzi assolutamente inadeguati: il rimorchiatore Vigore, molto lento, uscì dal porto di Cagliari alle 17,45. Cioé quasi tre ore dopo la richiesta di soccorso. Nove dei 36 marinai della nave sovietica morirono nel mare di Capo Carbonara. Tra loro, anche il capitano Nikolay Sychev. Per l’incredibile ritardo dei soccorsi, l’allora comandante della Capitaneria di porto di Cagliari, Bruno Sassu, nel 1980 finì sotto processo per omicidio colposo plurimo. C’è infine il forte sospetto che intorno al relitto, diventato oggi una bomba ecologica, si sia sviluppata una sorta di spy-story: una corsa al suo recupero, ma anche una volontà di occultamento del luogo esatto in cui Komsomolets Kalmykii è finita. In questo contesto potrebbe inquadrarsi il misterioso incidente al sommergibile americano a propulsione nucleare SSN-653 Ray della classe Sturgeon, avvenuto il 20 settembre del 1977. Dopo aver tenuto nascosto per due giorni l’incidente, il comando della VI Flotta diffuse un comunicato ufficiale nel quale si diceva che il Ray era finito «contro una montagna sottomarina di corallo» circa 60 miglia a sud di Cagliari. Si parlò genericamente di «imperizia da parte dell’equipaggio» e che comunque non si erano verificati danni al propulsore nucleare. Versione molto dubbia. Prima di tutto perché l’incidente viene collocato nel canale di Sardegna dove i fondali sono superiori ai mille metri di profondità e i sommergibili della classe Sturgeon (ma anche i successivi Los Angeles) raggiungono una profondità massima operativa di 350 metri. E poi, in quell’area non ci sono montagne sottomarine. Tanto meno di corallo. Ne deriva che l’incidente è sicuramente avvenuto altrove e su fondali molto più bassi. Scavando nella storia di questo sommergibile, poi, si scopre che il Ray era il mezzo più attrezzato per lo spionaggio sottomarino (insieme al segretissimo Number one) della marina Usa. Alla fine degli anni Sessanta aveva compiuto due missioni delicatissime: aveva “rubato” dati riservatissimi da un cavo sottomarino che collegava la base della Marina russa di Vladivostock con un’altra base in Kamchatka e per primo era riuscito a fotografare il misterioso e modernissimo sommergibile sovietico della classe Yankee che faceva impazzire gli americani per la sua incredibile velocità in immersione. Fa riflettere poi che questa unità, una delle più decorate della Marina americana, proprio nel 1977 sia stata insignita della più prestigiosa onorificenza: la Navy expeditionary medal. Strano, proprio l’anno in cui sarebbe ufficialmente finita contro una montagna sottomarina per «l’imperizia dell’equipaggio». Sarà solo una combinazione, ma in quel settembre del 1977 alcune unità navali sovietiche cercavano nei fondali della Sardegna meridionale il relitto della Komsomolets Kalmykii…

* La Nuova Sardegna

8 risposte a “IL FANTASMA DEL "KOMSOMOLETS KALMYHII", IL CARGO RUSSO PIENO DI VELENI NEI FONDALI DI CAPO CARBONARA”

  1. Complimenti, finalmente qualcosa si sta muovendo… ora si puo’ ipotizzare tutto cio’ che si vuole e anche questo puo’ andare bene al fine di smuovere le acque e provocare gli interventi dovuti.
    La nave komsomolets kalmikii ( cosi’ come ho scritto su Wikipedia ), aveva caricato 4.939 tonellate di profilati d’acciaieria , 1.732 tonellate di NaoH fusa al 98 % infustata in contenitori metallici per un totale di 6.671 ton. detto questo si comprende che la teoria di un ulteriore carico di 1.500 ton. e’ praticamente assurda se si considera che la nave aveva una stazza lorda di 5.200 ton.
    Stefano Masala (che in celo sia), prima della sua scomparsa mi aveva raccontato che il relitto e parte del fondale adiacente era ricoperto da un manto di sali bianchi……quello che si deve fare con urgenza e’ recuperare i fusti di soda prima che si corrodano tutti.

  2. Buon Giorno.
    Il consiglio Regionale Sardegna mozione n.75 del 29 luglio 2010 ha chiesto delle delucidazioni sull’accaduto.
    Lo scrivente è titolare di una nota inpresa di lavori subacquei della Sardegna.
    Più volte ho cercato dei fondi per la ricerca della nave in una zona circoscritta, ma senza nessun risultalto.
    Rimango a vostra disposizizione per qualsiasi delucidazione e/o proposta.
    Eugenio Masala
    C.S.S.

  3. CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    XIV LEGISLATURA
    MOZIONE N. 75
    MOZIONE ZUNCHEDDU – URAS – BEN AMARA – SECHI – ZEDDA Massimo sulla ricerca del relitto della nave Komsomolets Kalmykii inabissata nel Golfo di Cagliari negli anni della guerra fredda.
    ***************
    IL CONSIGLIO REGIONALE
    PREMESSO che:
    – con la vicenda riguardante le cosiddette navi dei veleni inabissate nel Mediterraneo, a largo delle coste italiane e di Paesi africani come ad esempio la Somalia e la Libia, torna di attualità, con forte preoccupazione per noi sardi, la misteriosa vicenda riguardante la nave Komsomolets Kalmykii;
    – si tratta di una nave cargo di fabbricazione sovietica, costruita nei cantieri navali Zdanov in Russia, nei pressi di San Piteroburgo; la nave, completata nel 1971, entrò in servizio di navigazione nel 1972 presso l’azienda statale sovietica Azov Shipping Company, con il numero di registrazione internazionale 7235044;
    – la nave, integrata nel progetto 1562, Classe Pjatidesjatiletie Komsomola, era stata denominata Komsomolets, in onore del Komsomol calmucco in occasione del centenario del Komsomol;
    – il 31 dicembre del 1974, nel pieno degli anni della guerra fredda nel porto di Cagliari, la Komsomolets completò il carico con 4.939 tonnellate di profilati di acciaieria e 1.735 tonnellate di soda caustica al 98 per cento, prodotta negli stabilimenti petrolchimici di Macchiareddu Grogastu (Comune di Assemini) e contenuta in fusti metallici;
    – due ore dopo aver staccato l’ormeggio dal molo di ponente, in rotta di navigazione verso il porto ucraino di Kerch, situato sul Mar Nero, presumibilmente a causa dello spostamento del carico dovuto al mare agitato dal forte vento di maestrale, la nave si inabissò nello specchio di mare antistante Capo Carbonara (Comune di Villasimius, Sardegna sud orientale);
    – un dato non trascurabile è che all’epoca dell’inabissamento la nave era nuova e assolutamente in grado di far fronte ad un mare forza quattro;
    – i soccorsi partirono dalla Capitaneria del porto di Cagliari circa tre ore dopo aver ricevuto il segnale radio SOS, con il rimorchiatore Vigore comandato dal sottotenente di vascello Marcello Sanna, un mezzo lento e poco idoneo alle operazioni di salvataggio;
    – l’agonia del Komsomolets Kalmykii durò solamente quaranta minuti prima di affondare; dei 36 membri di equipaggio otto non riuscirono a salvarsi, mentre il capitano Sychev Nikolay affondò con essa;
    – per diversi anni autorità italiane, americane e in particolar modo russe, insistentemente tentarono di localizzare il relitto, senza però raggiungere alcun risultato nonostante avessero scandagliato su batimetriche anche superiori ai 1.000 metri;
    – si pone la domanda sul perché soprattutto i russi avessero insistito a lungo nella ricerca; pare che a tutt’oggi, a distanza di 36 anni, l’interesse dei russi per la localizzazione del relitto sia ancora vivo, viste anche sollecitazioni recentissime documentabili e datate 26 novembre 2009;
    – un dato importante è che la tipologia del 50 per cento del carico risultava sconosciuta sia alle autorità che alle assicurazioni; erano gli anni della guerra fredda;
    – circa sei anni dopo, nel 1980, è stato chiamato a giudizio il capitano di vascello Bruno Sassu, ex comandante della Capitaneria di porto di Cagliari, per rispondere alle accuse di ritardato soccorso e omicidio colposo plurimo;
    – nel 2008 il relitto della Komsomolets Kalmykii è stato localizzato da un subacqueo sardo alla profondità di 118 metri nei fondali adiacenti all’area naturale marina protetta di Capo Carbonara
    – il subacqueo, autore del ritrovamento, purtroppo è deceduto durante una immersione circa due anni fa;
    – a tutt’oggi non si conosce l’esatta localizzazione del relitto, tuttavia il suo ritrovamento è da considerarsi di grande importanza al fine di accertare un eventuale danno ecologico legato alla presenza a bordo del carico di soda caustica contenuta in fusti metallici, nonché all’eventuale presenza di materiali tossici o radioattivi stoccati all’interno della nave e non dichiarati;
    – la soda caustica o sodio idrossido (NaOH) è una polvere bianca tendenzialmente granulare, inodore e molto solubile in acqua; si tratta di una sostanza chimica (detergente caustico) utilizzata nell’industria siderurgica; ad alte concentrazioni è corrosiva per la pelle, le mucose e per gli occhi;
    – per quanto riguarda la tossicità, si sono verificati decessi in adulti che hanno ingerito meno di 10 grammi di idrossido di sodio;
    – a livello ambientale, se scaricata nelle acque ha violente reazioni esotermiche; in ogni caso la soda caustica è responsabile di una forte variazione di pH con gravi ripercussioni per l’habitat marino e i suoi organismi viventi;
    – nel novembre 2009 a seguito di una informale richiesta da parte della Capitaneria di porto di Villasimius, è stato inviato al Comune di Villasimius e all’Ente parco marino, un preventivo per la ricerca e localizzazione del relitto sovietico, dal Centro servizi subacquei di Quartu Sant’Elena; il preventivo per i lavori di ricerca (con validità di 90 giorni dalla data di emissione) ammontava a 160.000 euro (centosessantamila euro) con modalità di pagamento e fatturazione: 1/3 acconto per conferma lavori; 1/3 esito positivo della ricerca e/o raggiungimento del 50 per cento dei lavori; 1/3 alla chiusura dei lavori; nonostante il ragionevole impegno economico, la proposta non ebbe alcun seguito e si optò per il silenzio sulla questione;
    – la ditta in oggetto, di proprietà del subacqueo deceduto nel corso di un’immersione, è a tutt’oggi operante ed è diretta dal fratello;
    PRESO ATTO:
    – delle inchieste della magistratura e delle testimonianze raccolte dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e all’inabissamento di navi con carichi tossici da parte di trafficanti internazionali;
    – dell’allarmante scenario che vede il Mediterraneo attraversato in tutte le direzioni da navi, spesso vere e proprie carrette del mare che trasportano di tutto, assoggettate a controlli casuali ed inconsistenti;
    – dell’affondamento, al largo delle coste italiane, di almeno 40 navi a perdere;
    – delle preoccupazioni espresse dalle associazioni ambientaliste che denunciano un fenomeno allarmante, legato allo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, spesso radioattivi, negli abissi marini attraverso l’affondamento di navi a perdere; in ogni caso, qualsiasi incidente a mare che comporta la perdita di una nave, a prescindere dalla natura del carico trasportato, determina inquinamento per il rilascio di componenti tossiche nell’ecosistema;
    SOTTOLINEATO che la Commissione europea ha cofinanziato all’ICRAM e al CEDRE di Brest il progetto DE.E.P.P. con l’obiettivo di fornire alle amministrazioni pubbliche italiane linee guida e criteri utili per contrastare il pericolo ambientale derivate dalla corrosione di relitti,
    impegna la Giunta regionale
    1) a intervenire urgentemente per tutelare la salute delle popolazioni e dell’ecosistema marino, mettendo a disposizione risorse eque per garantire i mezzi e le tecnologie necessarie all’indagine sul relitto in oggetto, sul suo carico solo parzialmente conosciuto alle autorità e alle assicurazioni, con il coinvolgimento di centri deputati alla ricerca subacquea notoriamente specializzati;
    2) a far chiarezza sulla vicenda che ha fortemente interessato stati internazionali come ex Unione sovietica e USA;
    3) a concorrere a svelare trame criminali, spesso celate dietro affondamenti sospetti, che possono pregiudicare gli equilibri naturali del nostro patrimonio ambientale e la salute, soprattutto futura, delle stesse popolazioni.
    Cagliari, 27 luglio 2010

  4. Gentili operatori del sito sono il sig. Armerino uno dei pochi ormai superstiti dell’equipaggio del rimorchiatore vigore che operò al salvataggio dell’equipaggio del calmykii e finalmente dopo tanto tempo ne risento finalmente parlare il giorno del naufragio io sono uscito x fare la spesa x bordo del rimorchiatore e così prima del rientro a bordo sono passato in porto e dopo essendomi affiancato al calmykii sono salito a bordo per chiedere lìora che avrebbero finito di caricare e l’ora presupposta di partenza e parlando con l’ufficiale in uno striminzito inglese mi feci capire della mia richiesta e mi diede risposta che alle 14 sarebbero stati pronti e così fù uscimmo x disormeggiarli ed una volta staccati dalla banchina mollammo il cavo di rimorchio e tornammo in banchina ed ormeggiammo alla vecchia stazione marittima di fronte ai vigili del fuoco in attesa delle 18 della partenza del postale x civitavecchia se non chè poco prima della partenza ci arriva l’òrdine di allerta pronti ad uscire x un salvataggio erano in cerca di conferma anche loro del comando aziendale che si credeva fosse uno allarme scherzo se non chè ci danno l’ordine di assummare dalla stiva del rimorchiatore il cavo di nailon di rimorchio braghe di acciaio e maniglioni pronti all’uso e così facemmo dopo la partenza del postale mollammo il cavo ed arrivò l’ordine di uscire dal porto che andando ci avrebbero comunicato le coordinate e la posizione da raggiungere ed infatti dopo qualche ora raggiungemmo le vicinanze della posizione comunicataci ed aravamo nei pressi della secca di santa caterina ed anche a semaforo spento e quindi bisognava avere gli occhi aperti x non finirci sopra anche noi che con il nostro pescaggio eravamo rasenti ed avremmo fatto la stessa fine della nave comunque arriviamo ed iniziamo le ricerhe accendiamo il riflettore e pian piano facciamo sù e giù e dopo un pò incominciamo a vedere qualcosa come qualche naufrago con il salvagente e dopo un pò la lancia di salvataggio piena di naufraghi e piena di acqua di mare e coma ci siamo avvicinati non più di tanto perchè avendo l’elica sempre in moto era pericoloso che se li risucchiasse sotto e così col salvagente anulare legato ad una sagola si cercava di lanciarglielo nelle vicinanze ed una volta agganciato lo si tirava sottobordo senza scossoni di sorta ed io ed il mio collega Giuseppe Silanos anche lui da qualche anno ci ha lasciati a causa di problemi di salute ed agganciati con una gamba sulla murata e l’altra sul bottazzo in gomma fuoribordo mi ricordavano la pesca del pescespada x alzare a bordo i pescespada era pressappoco lo stesso sistema e trà un onda e l’altra ne abbiamo issato a bordo 16 persone dei quali 10 vivi e 6 non ce la hanno fatta sicuramente una volta a bordo più di qualcuno avendo avuto cure tempestive ed appropriate si sarebbe salvato infatti uno di loro una volta issato a bordo in crisi si è aggrappato al tubo dell’imbarco acqua del rimorchiatore e non c’è stato verso di poterlo distaccare e portarlo all’interno del gabinato e dopo un pò ha cessato di vivere davanti ai nostri occhi impotenti a tale evento e di tutto questa rabbia e stress da me accumulato sono stato male x più di una settimana purtroppo senza scandaglio x misurare il fondale e con l’elica reversibile ed anche lo scarico del motore a murata dello scafo effettivamente era alquanto inadeguato il rimorchiatore a fare recupero naufraghi x la navigazione era un sommergibile avendoci portato in porto dopo aver subito la tempesta di palermo del 25 / ottobre – 1973 che ha distrutto il porto e facendo numerosi morti ed affondando numerose navi e natanti e noi al largo di ustica a digerire la tempesta cercate notizie di tale evento a corredo di quanto narrato a distanza di tanto tempo avrei voluto avere qualche filmato del relitto del calmykii e di come sarà ridotto comunque guardando la posizione segnalata della nave dei tubi non corrisponde a tale ma al relitto dell’ Elbaferri a levante dell’isola dei cavoli altro relitto che prima di affondare in località is casciasa sono stato anche a bordo ad imbragare le bitte x cercare di disincagliarlo dalla presa deli scogli sparando anche alcune cariche di esplosivo x rompere la roccia che lo tratteneva e non c’è stato verso di liberarlo aspettando marea sù marea ma niente da fare un bel pò di cavi rotti fino alla rinuncia e cosa dire avrei voluto anche notizie della corazzata roma prima che anche quei pochi superstiti ci lasciano anche loro ma con questa crisi sarà poco probabile trovare finanziatori x una spedizione subaquea a riguardo di quanto mensionato mi auguro ci sia qualcuno che può e che prenda in considerazione tale desiderio e che prima che i superstiti ci lascino compreso mè e che questo sogno si possa avverare ed a far conoscere questi eventi successi a quanti non sanno come le nuove generazioni comunque ringrazio tutti voi del blog x avermi dato l’opportunità di esternare lo svolgersi di tali eventi riportandomi con la mente indietro nel tempo e con tanta nostalgia di gioventù che costretto da patologie in queste 4 mura a restare quasi segregato e mi manca tanto il mare essendo imbarcato a 16 anni sù motonave latinia della cartiera di arbatax stivando x 4 anni bobine nelle stive col carrello respirando gas di scarico nella stiva a più non posso italcantieri castellammare di stabia x allestimento nave ardito cagliari rimorchiatori militari atleta e ciclope brindisi nave bafile mezzi da sbarco con battaglione san marco e 27 anni di rimorchiatori sardi tra salvataggi rimorchi disincagli e quantaltro attinente a tale lavoro e scusate se è poco . comunque grazie ancora distinti e cordiali saluti a tutti ed anche chi vorrà darmi un cenno di risposta saluti chiudo

  5. Riguardo alla posizione del relitto dicono di averla trovata a 118 merti di profondità e tale fondale stando alla carta nautica lo troviamo a circa 5 miglia a sud dell’isola dei cavoli anzi dalla secca di santa caterina unica responsabile di tale sciagura dedotto dal racconto del primo ufficiale russo che era un gigante e e lo salvammo x primo xchè stava meglio degli altri ed una volta a bordo ci aiutò nel salvataggio comunicando con loro ai quali erano ancora in acqua ed una volta a bordo tutti quelli sani scesero giù in sala motori e si posizionarono sui coperchi in vetroresina che coprivano i bilancieri e le testate unici posti più caldi del rimorchiatore erano 9 cilindri non era veloce ma tirava come un dannato a dimenticavo una volta giunti in porto a cagliari mi prodigai di andare sull’aldebaran la nave militare di base in porto e chiesi all’ufficiale di guardia una bottiglia di qualcosa di alcoolico x rifocillare i naufraghi e così mi diedero una bottiglia di cordiale ed invitai a bere i naufraghi che accettarono e ringraziarono ed ho ancora tanta rabbia in corpo per come fummo costretti ad operare e restammo anche senza cena xchè si prevedeva di cenare con i famigliari dietro immediata reperibilità essendo capodanno e non feci spesa x la cena comunque se mi viene in mente qualche altro fatto degno di nota lo mensionerò di nuovo saluto cordialmente Corrado

  6. qualche anno addietro ho contattato i responsabili del sito relitti ,it ed ho inserito le notizie di tale naufragio e dietro ulteriori ricerche fatte da loro hanno reperito anche la foto della nave e tutte le sue caratteristiche dei proprietari anno del varo dove e quando i naufraghi vivi e morti con i nominativi e tutto il resto saluti chiudo

  7. Questa nota di demerito che a fatto accapponare la pelle a me ed ai miei colleghi da parte del nostro armatore anche sè non c’è più detto a noi in napoletano uagliù ma a nav arò stà vui m purtat i muort e che me na ggiè fà chi muort purtroppo la nave è affondata e dopo tanta fatica da parte mia e dei colleghi ci siamo presi anche la arronzata e ci siamo resi conto con chi avevamo a che fare e diceva sempre che friggeva i pesci con l’acqua di mare quante gallette con i vermi ha mangiato il mio papà che navigava anche lui con i bastimenti a vela e quando mancava il bastimento si traversava e così bisognava intervenire con il canotto di prua x mantenerlo con la prua al mare x evtare ghe rollasse fin quando riprendesse a soffiare il vento x poter riempire le vele e proseguire adesso è un piacere navigare possono farlo anche i ciechi e andicappati con bussole girobussole gps e satelliti vari la nave o la barca và da sola con tutti gli automatismi vari scusate tutto questo mio esternare mi auguro ci sia qualcuno del blog che li legga . cordialmente Corrado

  8. buongiorno, per quanto riguarda il komsomolets kalmykii, ci sono stati ulteriori sviluppi? si sono mai rintracciate altre testimonianze dei soccorritori o dei naufraghi?
    antonella

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