I DANNATI DELLA TERRA ALL'ASINARA: VISITA ALL'ISOLA DEI CASSINTEGRATI DELLA VINYLS


di Tonino Bussu

Non debbono espiare nessuna colpa, eppure hanno scelto di vivere da carcerati i lavoratori cassintegrati della Vinyls di Portotorres che ormai da più di quattro lunghi e difficili mesi hanno occupato l’isola dell’Asinara, meravigliosa ed esotica terra di Sardegna, ma per molto tempo caienna italiana per ergastolani e terroristi, bella e tragica dunque, paradiso per turisti e naturalisti e inferno per i condannati. In occasione dell’inaugurazione del corridoio per le barche a motore che ormai collegheranno Portotorres, Stintino e Castelsardo all’Asinara, grazie a Antonello Gadau, responsabile della Cormorano s.r.l. Servizio Yachting a Portotorres, che mi ha invitato  a svelare i misteri del cielo stellato, con un gommone sono approdato, insieme a mia moglie, a Fornelli, all’Asinara sabato 26 giugno u.s. e la sera, dopo un breve viaggio di dodici km. con la  macchina guidata da Maria Grazia, moglie di Antonello, siamo giunti a Cala Reale.

Sul mare meraviglioso si specchiava un dolce e benefico sole che finalmente ci concedeva giornate estive dopo un lungo e umido inverno che aveva saltato la primavera e che solo ora sembrava lasciare il passo ad una mite, timida e insicura estate. A Fornelli abbiamo notato l’edificio dell’ospedale per le tartarughe e subito in lontananza si intravvedevano alcune mucche, molti cavalli selvaggi al pascolo, in una landa senza ombra di alberi, disseminata di macchia mediterranea, lentisco, elicriso;  poco più in alto ecco  le cadenti mura delle carceri, e più in alto ancora i segni del castellaccio confusi con il profilo della roccia granitica. Dall’auto Maria Grazia ci fece vedere, oltre ai bellissimi paesaggi tra mare terra e cielo,  cavalli, asini albini con la loro prole che passeggiavano tranquillamente per strada, quando apparve d’un tratto un cucciolo di cinghiale che subito sparì come una saetta quasi pentito di essere stato sorpreso, poco dopo due stupendi cuccioli di muflone ci guardarono e anche loro sembravano stupiti di vederci quanto noi di vederli, ma subito si infilarono nella macchia e ricomparvero a tratti nei campi desolati e brulli. Ma ecco famigliole di pernici che spiccavano il volo in libertà, capre che riposavano, altri asini albini e uccelli che sfrecciavano veloci. Se i paesaggi erano insoliti, ancor più rari erano gli animali che vi si trovavano: sembrava un’isola incantata, il silenzio era rotto solo dal motore dell’auto, le corse-fughe degli animali non provocavano rumore, solo ogni tanto qualche raglio d’asino confermava la presenza di esseri viventi  nel’isola. Ecco Cala Reale,la foresteria, un prato verde immenso e ben curato ci accolse dinanzi alla reggia che i Savoia avevano fatto costruire per le loro battute di caccia. E dopo cena ecco la Luna piena che spadroneggiava per gran parte del cielo con la sua luminosità occultando molte stelle, ma non il triangolo estivo, Deneb, Vega e Altair, non Scorpione con Antares, o Boote, il guardiano delle Orse, con Arturo, o Spica della Vergine, o il Carro Maggiore e  Minore e la Stella Polare. E anche con la Luna sfavillante potemmo ammirare Venere, sembrava il faro d’occidente, ma anche Marte e Saturno, pur più deboli come luminosità. Dopo aver ammirato,osservato e commentato costellazioni, stelle e pianeti, terminammo quella intensa serata partendo per Cala d’Oliva dove pernottammo. Durante gli otto km di strada un esperto della forestale ci informò delle abitudini sessuali dell’asino maschio albino e delle sanguinose lotte tra maschi per contendersi la supremazia per vari anni sulle asine bianche. Dormimmo nella casa che era del direttore del carcere, anch’essa occupata da una famiglia di cassintegrati. La notte era serena e dolce, la regina era la Luna, il silenzio surreale veniva ancora una volta rotto da qualche raglio d’asino. Verso le cinque del mattino mi svegliò il canto intenso, acuto e chiaro di un chiù, l’assiolo, che sembrava appollaiato vicino alla finestra della camera. Era un canto molto più forte, acuto e profondo degli  assioli della Barbagia appollaiati nelle querce! Notammo subito la vita a dir poco spartana che conducevano i cassintegrati, aiutati e sostenuti dalle loro famiglie. Traspariva la tristezza, ma non la rassegnazione, le loro stanze erano spoglie, come le celle, qualche raro mobilio, il letto semplice e quasi nudo, il lavabo e il water: niente doccia, niente lampadari o elettrodomestici, nessuna concessione alle moderne comodità, una vita molto simile a quella dei carcerati veri, ma con una forte voglia di lottare, una forza d’animo profonda, una motivazione ideale convinta che credo riuscirà a rompere le sbarre e le barriere dell’indifferenza di molte forze politiche e dei poteri forti dello Stato per vedere garantito il diritto al lavoro, alla produzione, allo sviluppo della civiltà. Nelle loro magliette, ma soprattutto nel loro cuore, hanno impresso lo slogan di Che Guevara: Chi lotta potrà anche perdere, chi non lotta ha già perso! Frasi significative che testimoniano la volontà di proseguire in questa battaglia per liberarli dalla disoccupazione che li tiene prigionieri, per liberarli dalle prigioni del  bisogno, per dar loro dignità di uomini validi e attivi. E la loro profonda convinzione nella giustezza della lotta, se ancora non ha sbloccato governo e potentati economici, ha conquistato il cuore, la simpatia e la solidarietà dei cittadini comuni, delle altre maestranze che in varie parti del mondo si battono per il lavoro. E così questa solidarietà è arrivata all’Asinara  con le delegazioni dei rappresentanti di varie categorie di lotta, di forze politiche, sindacali, istituzionali,ma  anche attraverso facebook da molte pari del mondo, dall’Europa all’America, all’Africa, all’Australia. Uno degli ultimi messaggi che incoraggiavano alla lotta era arrivato proprio da Sidney, in  Australia. Ho portato il saluto del segretario nazionale del Partito Sardo d’Azione Giovanni Colli e poi  hanno ascoltato con attenzione e curiosità la conferenza che tenni su ‘Cielo Stellato e Credenze Popolari’ e, appena finita la conversazione, Pietro Marongiu, il leader dei cassintegrati, disse a me e a mia moglie:- Adesso, se ce la faccio, voglio farvi vedere una bella cosa!- Era un regalo particolare, proprio per noi! Con la sua panda, attraverso una strada sterrata e difficile da percorrere,tutta in salita, scoscesa e rigata dai solchi-canali  delle piogge, ci portò alla Punta della Scomunica, la punta più alta dell’Asinara, da cui potemmo scorgere paesaggi stupendi, da favola, che creavano sensazioni surreali anche grazie a un lieve vapore quasi trasparente che si distendeva in alcune parti dell’Isola permettendo però di individuarne le strettoie e le cale dove era proibito anche fare il solo bagno come a Cala d’Arena, una località bella quanto selvaggia, dalla spiaggia bianco-candida. Mentre salivamo con la panda, che spesso arrancava e sembrava arrendersi, ma sempre incoraggiata e sostenuta a continuare la salita dalla forza della volontà di Pietro Marongiu, ecco che a metà strada ci appare d’improvviso un laghetto, bello, limpido,attraversato da famigliole di anitre che, disturbate dal nostro passaggio, nuotavano lungo la riva quasi nascondendosi. Intanto Pietro Marongiu  ci faceva notare gli aspetti più insoliti del paesaggio, della flora, della fauna e ogni tanto raccontava aneddoti legati alle trattative estenuanti col governo e con l’Eni per risolvere i problemi della Vinyls, ci parlava della rabbia degli operai, delle loro reazioni al ritiro della Ramco, della disperazione dei giovani, delle visite delle associazioni e dei politici, dell’incontro col presidente Cappellacci dove un giovane operaio pianse, non per debolezza, ma per dimostrare la gravità della situazione per la quale non si intravvedeva la soluzione. Ci parlava di facebook, delle trasmissioni Rai in cui erano diventati protagonisti e avevano fatto conoscere a tutta l’Italia il dramma del lavoro in Sardegna e le motivazioni profonde della loro lotta, durante la trasmissione di Annozero. Ci ha parlato dei momenti della speranza, della gioia, ma anche di quelli in cui la disperazione li assaliva. Intanto eravamo arrivati alla cima del monte, al punto più alto dell’Asinara, circa 480 s.l.m., dove una guardia su un gabbiotto teneva sotto controllo l’isola: eravamo nella Punta della Scomunica.

Viene chiamata così –è sempre Pietro Marongiu che racconta-  per ricordare una delle tante invasioni di cavallette che, come una maledizione biblica, avevano coperto l’isola, distruggendo tutto con la loro voracità e la insaziabile fame. Si dice che un sacerdote, dai poteri sovrannaturali, sia riuscito a riunire intorno a questa punta tutte le cavallette e abbia poi lanciato contro di loro una  scomunica così forte e temibile che delle cavallette non è rimasta più traccia. E così la punta è stata chiamata da allora Punta Scomunica e l’Asinara è stata liberata da questo desertificante flagello. Una storia simile la raccontano a Fonni con tanto di Pride Murru che salva il paese dalle cavallette e, in ricordo di tale evento, è iniziata la tradizione del famoso Cocone de Frores per San Giovanni, patrono del paese. Anche la discesa era  difficile quasi quanto la salita e allora capimmo perché prima di partire Pietro ci disse ‘se ce la faccio’, perché portarci in quel punto non era cosa facile né di sicura riuscita. Arrivammo a Elighe Mannu, un esteso bosco di lecci secolari che ricordava i paesaggi della Gallura. Ci abbeverammo ad una fonte naturale, l’unica che c’era lì a disposizione di tutti  per cui  decidemmo di battezzarla Funtana ‘e Populu. Continuammo a scendere sempre incantati dal paesaggio, dai panorami fatati, dalle forme strane e misteriose dei monti. Ecco un volo di falchi, astores, roteare in alto sopra di noi; due di essi  sembravano i genitori e gli altri i figli che imparavano a volare, a librarsi nel cielo limpido e sereno. Spettacoli eccezionali! Intanto Pietro continuava a raccontare delle lotte operaie, dei giorni movimentati con visite di persone importanti, ma anche delle lunghe giornate di   scoramento quando tutti sembrava si fossero dimenticati di loro. E si discusse della solidarietà reciproca che teneva viva la speranza, della necessità di unire le forze tra lavoratori delle fabbriche sarde, del coinvolgimento anche delle zone interne dove la lotta è ancora più dura perché interi paesi si battono per sopravvivere, altrimenti sono condannati all’estinzione con grande danno anche antropologico. Tornammo al carcere, il pranzo dell’ospitalità delle famiglie dei cassintegrati era pronto. Incontrammo lo scultore Enrico Mereu , una sua scultura sarà portata al Quirinale e Pietro ci ha fatto vedere la lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che li vuole ricevere.  Arriva Antonello Gadau, responsabile della Cormorano s.r.l. Servizio Yachting a Portotorres; è ora di partire, salutammo  con grande affetto, abbracciammo per tutti i cassintegrati Pietro Marongiu, incoraggiandolo a non demordere, assicurandogli il sostegno del Partito Sardo d’Azione e l’impegno del Segretario Nazionale Giovanni Colli di convocare proprio all’Asinara un Consiglio Nazionale del Partito per parlare della realtà industriale sarda, della fabbriche in crisi e delle soluzioni prospettate dai sardisti. Il viaggio di ritorno, in un comodo gommone guidato personalmente da Antonello Gadau, da Cala d’Oliva e  breve tappa a Cala Reale, ci portò a Stintino. Un mare indimenticabile, ecco l’Asinara che finiva e l’isola Piana che si avvicinava e, pochi minuti dopo, l’approdo.  Il viaggio era finito, avremmo voluto prolungarlo in mezzo a quelle bellezze naturali che ancora una volta ci mostrano il volto attraente e fascinoso della Sardegna tanto cara e amata dai turisti e benestanti, ma matrigna per molti sardi che nel suo  grembo non riescono ad avere nutrimento, come capita ai cassintegrati della Vinyls.

2 risposte a “I DANNATI DELLA TERRA ALL'ASINARA: VISITA ALL'ISOLA DEI CASSINTEGRATI DELLA VINYLS”

  1. Caro Massimiliano,
    grazie per l’inserimento del racconto.
    Per la foto non solo non me la prendo, ma La ringrazio per la scelta che effettivamente è più signficativa in quanto rappresenta le effettive condizioni degli operai.
    La persona fotografata dietro le sbarre si chiama Pietro Marongiu ed è il cassintegrato protagonista del mio racconto.

  2. Per Massimiliano e Valentina nel giorni della amicizia.
    Una buona giornata
    e un bellissimo giorno della amicizia,
    desiderando che la amicizia tra noi sia tutti giorni.

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