BENEDIZIONE RADIOATTIVA: L'OPUSCOLO DISTRIBUITO DAI GIORNALI DIOCESANI IN SARDEGNA

 
di Michela Murgia

 

Se siete abbonati a un giornale diocesano è probabile che anche a voi sia arrivato in casa un opuscolo intitolato ENERGIA PER IL FUTURO dove c’è scritto che la Chiesa sarebbe nientemeno che a favore delle centrali nucleari. Il libercolo, pieno di affermazioni inverificabili o false, sta circolando da diverse settimane proditoriamente supportato dall’autorevolezza delle riviste diocesane a cui si accompagna, diffuse su tutto il territorio in modo capillare. Molti fedeli si sono indignati e hanno scritto ai loro direttori, ottenendo risposte impacciate e abbastanza ingenue, tipo “siamo contenti di aver suscitato un dibattito a più voci sul tema”, come se una lettera al direttore potesse avere lo stesso impatto di un patinato di 48 pagine con citazioni di Benedetto XVI e del cardinal Martino.  Il direttore del giornale della mia diocesi – nonché mio caro amico don Giuseppe Pani – alle giuste proteste dei lettori dell’Arborense ha risposto dicendo che l’eliminazione delle tariffe postali agevolate per la stampa periodica lo ha costretto ad prendere in considerazione nuove forme di finanziamento. E’ verissimo e scandaloso che i tagli del governo abbiano messo in ginocchio la piccola stampa, ma non penso che questo sia un motivo sufficiente per accettare come inserzionista una società dell’Enel denominata “Sviluppo Nucleare Italia”. Che l’Enel distribuisca una cosa simile nella provincia sarda che è stata più volte indicata come uno dei siti nucleari in pectore al governo suona opportuno come permettere che la Nestlé distribuisca opuscoli sui benefici del latte in polvere nella sala d’aspetto del pediatra. Del resto sull’infame libercolo non c’è scritto da nessuna parte che si tratti di un inserto pubblicitario. Anzi la cosa si presenta a tutti gli effetti come un contenuto autorevole accompagnato al giornale della diocesi, e immagino che pochissimi dei fedeli a cui è capitato in mano siano stati in grado di dirimere criticamente l’equivoco. Se è comprensibile che le imprese interessate stiano cercando con ogni mezzo di creare una opinione pubblica favorevole al nucleare, meno comprensibile è perché le diocesi si stiano prestando a questo gioco con tanta leggerezza e ingenuità, specie in presenza di chiara malafede nei contenuti. Prendo a caso dall’introduzione, giusto per fare un esempio tra i mille.

Il mondo si trova alla vigilia della crisi energetica più difficile della storia […] Per questo motivo i governi insieme alle imprese stanno affinando nuove strategie basate sulle energie alternative e sulle fonti rinnovabili. Recentemente anche Benedetto XVI nella sua enciclicata Caritas in Veritate ha fatto riferimento a questa energia del futuro. […] Nel novero delle fonti di energia pulita figura anche quella nucleare, utilizzata da gran parte dei paesi occidentali e recentemente riscoperta anche dal governo italiano“.

La sequenza contiene un sillogismo efficace: I governi incentivano le enegie alternative al petrolio —> Il papa li incoraggia —-> anche il nucleare è una energia alternativa al petrolio = il papa incoraggia la ricerca sul nucleare. Certo, se uno si va a leggere la Caritas in Veritate nel punto 49 relativo alle problematiche energetiche si renderà conto che il papa non dice nulla di nemmeno lontanamente simile, ma il furbo redattore dell’opuscolo conta sul fatto che non lo farà nessuno.  Il trucco di partire da informazioni vere per dedurre conclusioni false o parziali si ripete per tutte le pagine del libercolo, senza contraddittorio e condite da citazioni a pera. Non ci sono giustificazioni economiche che possano scusare la diffusione di questa disinformazione strumentale, per di più rivolta ad un target pregiudizialmente ben disposto verso la bontà morale di tutto quel che si accompagna al giornale del vescovo.

Sono del parere che i siti nucleari verranno resi noti durante o immediatamente dopo i mondiali di calcio. Farò e faremo durissima resistenza, anche se la legge che riautorizza il nucleare in Italia prevede addirittura il divieto di protesta organizzata una volta localizzato il sito di costruzione. Mi aspetto che quel giorno la Chiesa sia al fianco delle sue popolazioni nella disobbedienza creativa e smentisca così le ricostruzioni giornalistiche che invece la vogliono in combutta di interesse con chi sul nucleare cerca di fare affari.

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Un commento

  1. Il Papa a Cagliari disse: meglio mancare il pane che mancare la giustizia. Ho fatto tesoro di questa frase che ben si sposa con la nostra cultura; non voglio vivere da prigioniero di una multinazionale nella mia stessa terra… Sarò com ogni minoranza organizzata e disobediente!

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