INESORABILMENTE, CONTINUA LO SPOPOLAMENTO DEI PAESI DELLA SARDEGNA CENTRALE

immagine di Oliena
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di Graziano Canu

Il centro Sardegna continua inesorabilmente a spopolarsi. Il 2009 si è chiuso quasi dappertutto con un saldo negativo. Un calo continuo, inesorabile, dal quale non è immune il capoluogo barbaricino. A Nuoro i 38 mila abitanti toccati agli inizi degli anni 90, sono ormai un lontano ricordo. Da allora ad oggi è iniziata la discesa con un’accelerazione nell’ultimo quinquennio. Nel 2006 meno 120 abitanti rispetto all’anno prima, nel 2008 meno 50 residenti rispetto al 2007. L’anno scorso invece il capoluogo ha perso un’altra quarantina di unità.
Certo variazioni piccole ma tutte in negativo, così che nell’ultimo ventennio la città ha visto sparire dai suoi elenchi oltre duemila residenti. Emorragia simile e perfino peggiore in tanti altri centri: Macomer, Desulo, Fonni, Aritzo, Oliena. Il capoluogo del Marghine aveva avuto l’anno orribile nel 2008 con meno 200 unità. Tendenza confermata nel 2009 e in tempi stretti potrebbe essere destinato a scendere per la prima volta sotto i diecimila abitanti, quasi tremila in meno rispetto a qualche decennio fa. Ma in questo territorio la situazione è generalizzata e tutti i Comuni perdono residenti: Borore, Sindia, Silanus, Dualchi, Noragugume, Bolotana e Lei. In Barbagia va perfino peggio. A Desulo in un anno sono spariti 34 residenti che di fronte a una popolazione di 2.550 abitanti costituiscono un numero ragguardevole. A Fonni una quarantina in meno ma anche qui il grafico è da tanto tempo in discesa e una trentina di anni fa il paese che oggi conta 4.130 residenti aveva 1.300 abitanti in più. A Oliena, in poco meno di vent’anni, la popolazione si è ridotta di quasi 300 unità. Negli ultimi trent’anni Bitti ha perso duemila abitanti. Addirittura peggio ha fatto Orune, paese oggi praticamente più che dimezzato rispetto ai 6.000 abitanti di trent’anni fa. Giusto per dare un idea: nel paese di Antonio Pigliaru negli anni 60 c’erano oltre 700 studenti e 32 insegnanti, oggi ci sono 115 studenti e 7 insegnanti. Non va meglio ad Aritzo, Meana Sardo e l’elenco potrebbe proseguire. Poche le eccezioni: Dorgali, Siniscola e qualche altro Comune costiero dove il saldo è, pur di poco, positivo. Nelle zone interne meno abitanti, meno giovani e più anziani. La crisi del comparto industriale, decine di aziende ferme, alcune da anni, cassa integrazione boom con un più 400% in un anno. C’è quanto basta per spiegare l’aumento dell’emigrazione. Se non c’è lavoro non resta che andare dove c’è speranza di trovarlo. Secondo l’assessore ai servizi sociali della provincia di Nuoro Tonino Ladu “bisognerà ripensare e potenziare le azioni per cercare di invertire la rotta e arginare il fenomeno, ma servirà anche un maggior sforzo per mettere in campo politiche in grado di dare sostegno a una popolazione sempre più anziana e quindi con esigenze particolari”.
Sì perché ad andarsene sono naturalmente soprattutto i giovani e anche questo non è certo una novità. Di cosa fare per arginare il fenomeno si discute da anni. Luigi Crisponi presidente dell’Ascom Confcommercio di Nuoro va sul concreto. “I piccoli centri hanno perso già importanti servizi, scuole, banche, uffici postali adesso rischiano di dover fare a meno anche dei negozi perché la crisi investe anche il commercio”. Da qui la proposta: “i sindaci aboliscano Tarsu, Ici e Tosap per gli esercizi. Sarebbe una boccata d’ossigeno e i Comuni potrebbero reperire quelle risorse, spesso poche decine di migliaia di euro in altra maniera.
In Veneto – sottolinea Crisponi – qualcuno lo ha fatto e nei piccoli comuni almeno i negozi sono rimasti aperti. Se sparisce anche questo servizio è chiaro che la gente ha un valido motivo in più per andarsene”.
Negli anni alcuni sindaci avevano varato iniziative per cercare di arginare lo spopolamento: bonus per i figli, terreno gratuito per costruire la casa, tasse abbassate ma i risultati non sembrano essere stati all’altezza delle aspettative. Orgosolo, con Oliena, Dorgali e Urzulei, ha messo da anni in campo il “progetto Supramonte” e anche qui l’intenzione era quella di creare le basi per un nuovo sviluppo e offrire opportunità soprattutto ai giovani. Progetto dalla storia tormentata, contrassegnata da grandi difficoltà, da scarse risorse e da tempi troppo lunghi, sicuramente non adeguati alla situazione di emergenza. Per Tonino Coinu, sindaco di Fonni “l’antidoto al fenomeno c’è”. Almeno nel suo territorio. “Può essere trovato nel rilancio del turismo montano e nel miglioramento della qualità della vita: i primi progetti ci sono ad iniziare dalle infrastrutture legate alla risorsa neve”. Il vero problema sembra essere quello legato alla mancanza di lavoro che, oggi come ieri, costringe a cercare altrove. Una decina di anni fa l’Università e il Parco del Gennargentu venivano visti come grandi opportunità proprio per cercare di invertire la rotta. L’area protetta è da tempo miseramente fallita e con essa anche il modello di sviluppo proposto. La precarietà con la quale l’istituzione università nuorese convive da sempre non ha certo aiutato. L’ateneo doveva essere uno dei baluardi per cercare di arginare la fuga dei giovani ma anche su questo fronte i risultati sono lontani da quelle che erano le aspettative. L’ultima ricetta contro lo spopolamento è legata alle microimprese. La mette in campo il Gal Barbagia-Mandrolisai-Gennargentu-Supramonte con un progetto, finito al primo posto di una graduatoria regionale, che potrà contare su una dotazione di oltre venti milioni di euro. In un territorio con dentro 25 Comuni e appena 45 mila residenti si cercherà di rafforzare la qualità della vita, attraverso un potenziamento dei servizi, rendendo fruibile l’ambiente e il patrimonio rurale e puntando su cultura e saperi locali.
Entro l’anno i primi bandi con l’obiettivo, soprattutto, di creare un tessuto di piccole imprese in grado di offrire nuove opportunità specie ai giovani. Il tempo dirà se la strada è quella giusta.

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