NUOVA REPLICA DI PULINA ALLE PAROLE DI VITALE SCANU SUGLI "OBBLIGHI" DELLA F.A.S.I.

Paolo Pulina
Paolo Pulina

di Paolo Pulina

Egregio prof. Vitale Scanu, cominciamo dallo sgombrare il campo dal vittimismo e dalla presunzione. Lei si sente di affermare in maniera apodittica (quindi senza portare alcun esempio concreto che dimostri la sua tesi)  che la FASI è  “adagiata nell’evanescenza e nell’anonimato” e invece io, secondo lei,  non posso dire che le sue argomentazioni sono evanescenti (e ci vuole poco a dimostrarlo) perché ovviamente i suoi  “sono fatti e basta” (quali?) mentre le mie osservazioni da che cosa deriverebbero: forse dall’abitudine, dalla quale solo lei è immune,  di “parlare all’insaputa del cervello”? Deve essere  grazie a questo “difetto” che mi sono conquistato negli anni una certa credibilità anche all’interno della FASI… Dico anche all’interno della FASI, perché sarebbe ora, caro Scanu, che lei capisse una volta per tutte che la FASI non è la dirigenza costituita dalle poche persone dell’Esecutivo eletto dal Congresso nazionale (io sono tra queste) e che la dirigenza nazionale  non è la superstruttura deputata a tenere a bada quei poveri diavoli o incontenibili scavezzacollo che sarebbero i dirigenti delle associazioni. Dice lo Statuto: “La FASI ha carattere nazionale non territoriale e ha funzione di coordinamento. I soci non sono persone fisiche, ma Associazioni senza scopo di lucro” (i circoli nell’Italia continentale  sono quasi settanta  e  hanno  oltre  15.000 iscritti).

Scanu scrive che “la FASI è fortemente coinvolta [anche nel far crescere opere degne di rilievo letterario e cinematografico nel campo dell’emigrazione] in quanto istituzione ufficiale intermedia, organizzazione mantello di tutti gli emigrati sardi in Italia e cinghia di trasmissione tra essi e il potere regionale”. Mi sembra quella di Scanu una concezione dirigistica un po’ diversa da quella “federativa” enunciata nello Statuto.

Cito da una risposta che già ho dato  a Scanu via e-mail il 21 dicembre 2008 relativamente alla sua richiesta,  rivolta a me perché la girassi alla (dirigenza della) FASI,  di presentare nei circoli il suo volume “Bachis Frau emigrato (in Svizzera)”: “Devo ribadirle che ogni circolo è autonomo nella programmazione delle proprie attività e quindi non è possibile proporre libri da presentare (come si può immaginare, ogni circolo riceve in tal senso numerose segnalazioni, che derivano anche dai rapporti che quel determinato circolo ha con certi paesi e certe zone della Sardegna da cui  provengono i soci”).
Il Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, di cui sono vicepresidente vicario, anche per mia sollecitazione, ha presentato questo suo libro: anche in quell’occasione si è avuta l’ennesima dimostrazione dell’autonomia propositiva di cui gode ogni Circolo.

La stessa cosa è avvenuta a Carnate qualche anno prima quando quel Circolo dei sardi  ha presentato  (anche io ero tra i relatori), per scelta autonoma, il precedente suo volume, “Tharsis”, che descrive la vita quotidiana di Nuhr e dei suoi discendenti nella zona pedemontana del monte Arci al tempo dell´ossidiana, più di 2000 anni fa.

L’autonomia di ciascun Circolo (valore salvaguardato dallo Statuto della FASI ed evidentemente da quello di ciascuno dei circoli, che infatti dichiarano “adesione formale” alla FASI) Scanu la disegna in maniera assolutamente negativa: “Ciò che voglio dire io è che i Circoli e i singoli emigrati sembrano lavorare ognuno per sé; ognuno opera senza una connessione unitaria, senza un programma collettivo di ampio respiro. So bene che molte iniziative dei Circoli sono anche culturali e di alto livello. Però queste lodevoli iniziative non sono figlie di una politica unitaria, programmata, mirata della Federazione; sono un colpo qui e un colpo là, come da battitore libero, senza coordinamento”. Abbiamo capito: per lui conta solo la Federazione, la  politica “mirata” di ogni Federazione nazionale. Se ha in mente qualche esempio positivo (presso qualche altra Federazione nazionale di circoli di emigrati sardi) di questo comportamento dirigistico da usare come modello, ce lo dica pure: siamo qui tutti per imparare. Vorrei che qualche dirigente di qualche circolo che “aderisce formalmente” alla FASI  si esprimesse su questa sua valutazione.

Ovviamente evito di richiamare tutte le manifestazioni culturali di “ampio respiro” che sono state organizzate da ciascuna delle quattro Circoscrizioni della FASI o dalla stessa Federazione (progetti regionali: immagino che Scanu sappia cosa significa questa espressione dato che legge i piani triennali e annuali dell’Assessorato regionale al Lavoro). Alcune di queste iniziative sono state concretizzate dalla FASI grazie al fatto che si è conquistata sul campo notevoli “premi di produzione” nel confronto diretto con altre Federazioni nazionali.

Tengo a precisare  che io ho risposto la prima volta e rispondo di nuovo  alle  osservazioni di Scanu come “collaboratore di Tottus in Pari, Emigrati sardi, Il Messaggero Sardo” e non come responsabile Informazione della FASI: l’Esecutivo della FASI si occupa di progettualità e urgenze ben più importanti che  non quella di fornire un risposta  ufficiale su carta intestata alle questioni che lui pone. Come vede, caro prof. Scanu, anche io sono nessuno, ma mi sento di contrastare le sue considerazioni perché tradiscono una sottovalutazione del lavoro di volontariato sociale  di migliaia di emigrati “anonimi”, che sono tali  solo per quelli che non hanno mai frequentato i circoli non certo per i dirigenti locali e nazionali della FASI.

Per Scanu “passano pertanto in second’ordine le persone, i paesi, gli eventi, le celebrazioni, pure lodevoli ma non strettamente attinenti al mondo dell’emigrazione, che già di per sé racchiude una realtà e un potenziale enormi”. Ma quali sono gli emigrati che interessano a Scanu? La FASI, secondo lui, ha il compito di “far emergere” (sono parole sue) “ il patrimonio inestimabile di cervelli che esprimono il migliore DNA dei sardi nella più grande e affollata ‘provincia’ diffusa della Sardegna, cioè quella degli emigrati: scienziati, professionisti, imprenditori, scrittori, artisti…”.

Leggo l’elenco da lui definito addirittura “impressionante” di nomi: molte delle personalità citate nell’elenco sono state protagoniste di grandi iniziative  della FASI e di singoli Circoli (per stare solo al caso personale, il  modesto sottoscritto è stato relatore in qualche convegno con Sergio Frau  e con Remo Bodei).

Molti saranno lieti di capire che cosa dovrebbero fare la FASI e i Circoli per “far emergere” (come dice Scanu) questi personaggi di origine sarda già noti a livello nazionale e internazionale.

Continua Scanu: “Compete alla Federazione, in prima persona, indirizzare, promuovere, stimolare, fare emergere le cose meritevoli in una buona competizione tra i Circoli, secondo quanto indica l’assessore regionale al lavoro Manca (‘Linee guida’ del Piano triennale 2010-2012): ‘Stimolare la fantasia e la creatività di tutti i Circoli, premiando le idee migliori… valorizzando le eccellenze.’ (Un libro, un filmato, un’opera teatrale…). ‘I Circoli sono chiamati a esprimere un potenziale creativo e progettuale per interventi mirati, orientati a favorire una sana competizione tra i Circoli stessi.’ Io credo che la FASI dovrebbe farsi carico di queste indicazioni e attuarle, ciò che le consentirebbe anche di avere una maggiore forza contrattuale davanti agli enti regionali”. Io non capisco come sia possibile affermare che solo la FASI avebbe bisogno di adeguarsi a queste linee direttive: sembra di capire invece che tutte le altre Federazioni nazionali in tutto il mondo soddisfino le aspettative di Scanu (parrebbe addirittura che qui, capovolgendo la innegabile realtà oggettivamente riscontrabile, sia la FASI a doversi preoccupare di una eventuale competizione con le altre Federazioni per quanto riguarda i livelli di creatività: immagino che a Scanu non dispiaccia neanche questa gara oltre quella tra i Circoli).

Ecco come lo Scanu compiange lo stato miserevole in cui verserebbe la FASI: “La FASI, lo ribadisco, non possiede un organo proprio di comunicazione e di formazione, né una sede centrale, né un recapito, né un sito ufficiale web consultabile, né un ‘luogo’ esclusivo per poter dialogare. Deve chiedere ospitalità ai siti ‘Emigrati sardi’, Tottus in Pari, ‘il Messaggero sardo’, Nuovo Cammino… Questa carenza di una rete di intercomunicazione rende molto difficoltoso l’interscambio tra i vari settori dell’emigrazione. Gli organi di comunicazione interni non sono più sufficienti. Non basta neanche lo Statuto, ci vogliono i mezzi per tradurlo in pratica”.

Ribadisce Scanu, ribadisco anch’io: 1) la FASI (per la quale sarebbe certo necessario un sito Internet adeguato)  ha i suoi canali interni per l’informazione ai Circoli e 2) coloro che  riempiono le pagine di “Tottus in Pari”, di “Emigrati sardi”, del “Messaggero sardo”  e di “Nuovo Cammino” sono, vedi caso, attivi nei Circoli della FASI e operano  con costanza e continuità e  non solo per qualche giorno all’anno.

Scanu ha un’altra domanda: “La FASI ha una programmazione specifica da seguire per i giovani emigrati sardi?”. La FASI ha un responsabile nazionale e dei responsabili circoscrizionali per i giovani. Credo che sia giusto che  rispondano  loro alla sua  domanda.

 

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