Victoria Donda, deputata argentina trentenne, in Italia con il suo libro denuncia sui desaparecidos

ricerca redazionale (nella foto Victoria Donda)

 

Figlia di desaparecidos, Victoria Donda, 30 anni, nata all’Esta, la scuola della Meccanica della Marina dove sono stati torturati e uccisi i suoi genitori, ha deciso di raccontare la sua storia di dolore ma anche di impegno e battaglia, che l’ha portata a diventare nel 2007 la deputata donna più giovane della storia argentina. Il suo libro Il mio nome è Victoria (Corbaccio, pp 208, euro 17.50). E’ stata in Italia per presentarlo. «Scrivere questo libro pensavo fosse un buon modo di chiudere il percorso fatto finora e spero possa essere un contributo per costruire una società migliore, perché la dittatura non accada più. Se non si parla degli errori del passato, possono essere commessi di nuovo. Questo vale anche per i diritti umani. E penso – spiega la Donda – che l’attuale politica del governo italiano sull’immigrazione non sia così diversa dalla politica attuata dal governo argentino con il terrorismo di Stato». Il padre fu subito ucciso nel 1977 e alla madre, incinta di cinque mesi, venne lasciato il tempo di partorire prima di essere torturata e poi morire, sotto gli occhi dello zio di Victoria, membro della polizia segreta ora sotto processo. Ma prima di morire, la madre di Victoria riuscì a bucare i lobi delle orecchie di sua figlia e a farci passare un filo blu, per lasciarle un segno di riconoscimento. Victoria venne adottata da una famiglia di militari che le diede un nuovo nome: Analia. Solo 27 anni dopo ha scoperto, grazie a una testimonianza anonima e alle Nonne di Piazza de Mayo, la sua vera identità. «Nella mia storia come in quella di chiunque ci sono momenti dolorosi e non è possibile fare una classifica. Sicuramente il più doloroso è stato quando ho capito di essere figlia di desaparecidos e che il fratello di mio padre era presente quando torturavano mia madre. Ora è sotto giudizio». Da questa esperienza «ho imparato a essere una persona migliore. Oggi so che la vita non è fatta di bianco e nero, che esistono anche i grigi e che non ci sono solo i buoni e i cattivi. Quello che bisogna fare è cercare di ottenere il meglio dalle persone e agire facendo uscire le proprie qualità migliori». È quello che sta cercando di fare come giovane deputata: «Significa avere la possibilità di portare al Congresso Nazionale la voce di coloro che non avevano voce. È un’enorme responsabilità. Abbiamo iniziato un percorso di giustizia per l’abrogazione delle leggi che impedivano di giudicare tutti i responsabili di genocidio. Ci sono processi in corso contro i responsabili militari ma devono essere giudicati anche i civili che sono stati complici di atti di terrorismo di Stato». Tra gli altri progetti, «porteremo all’attenzione del Congresso Nazionale una legge che protegga i diritti dei giovani. Fiduciosa e combattiva, la Donda parla anche di Plaza de Mayo: «Oggi è il simbolo dei diritti degli argentini. Nel dicembre 2001 con la crisi del modello economico siamo andati lì. Ci hanno cacciato via, sono state uccise 30 persone, ma non ci hanno fermato»

 

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