Nel 2009 in Sardegna, bruciate 20mila buste paga: continua l'emorragia occupazionale

di Lanfranco Olivieri  *

 

In Sardegna, in un anno, sono stati bruciati 20 mila posti di lavoro: 12 mila dipendenti e 8 mila indipendenti. Lo rileva l’Istat, sottolineando come l’emorragia di buste paga non riguarda solo l’Isola. Il problema è di tutta l’Italia: dal terzo trimestre del 2008 all’analogo periodo del 2009 gli occupati sono calati di 508 mila unità, il dato peggiore dal 1992. Nel terzo trimestre del 2009 gli occupati sardi sono 599 mila, nel 2008 erano 619 mila (-3,3%). «La variazione rispetto al secondo trimestre del 2009», segnala Lucia Schirru, ricercatrice del Centro studi L’Unione Sarda, «è addirittura peggiore: infatti gli occupati tra aprile e giugno di quest’anno erano 627 mila». Solo una parte di quelli che hanno perso il posto si rimette subito alla ricerca di un nuovo impiego: «Il numero dei disoccupati, cresce rispetto al terzo trimestre 2008 di 12 mila unità, tra questi avevano precedenti esperienze di lavoro in 9 mila. Gli altri, evidentemente scoraggiati dalle poche prospettive, rinunciano alla ricerca, almeno secondo i criteri stabiliti dall’Istat. Perciò», aggiunge la ricercatrice, «quelli che pur volendo lavorare non ricercano attivamente un’occupazione fanno incrementare la zona grigia delle non forze di lavoro: +22 mila persone tra il 2008 e il 2009». In Sardegna, sottolinea l’analista del Centro studi L’Unione Sarda, nell’ultimo trimestre, il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni è pari al 51,2%, due punti percentuali più basso rispetto al terzo trimestre del 2008. In Italia lo stesso tasso, che vale 7 punti in più rispetto a quello sardo (57,5%), è anch’esso in calo rispetto all’anno precedente (59%). Nel Mezzogiorno la situazione occupazionale è peggiore: il tasso di occupazione raggiunge appena il 45% (un anno fa si attestava al 46,4%). È però allarmante la fotografia sul tasso di disoccupazione: nell’ultimo trimestre disponibile, si porta in Sardegna a 12,7 punti percentuali, mentre in Italia viaggia sui 7,3 punti e nel Sud su 11,7. «Un anno fa lo stesso indicatore», spiega Schirru, «valeva rispettivamente il 10,8% in Sardegna, il 6,1% in Italia e l’11,1% al Sud, comportando ovunque degli incrementi rilevanti tra i due periodi considerati». Oggi fa peggio dell’Isola solo la Sicilia, che ha un tasso del 13,3%. La riduzione occupazionale non ha colpito tutti i comparti allo stesso modo. Tra luglio e settembre del 2009 in agricoltura ci sono stati 9 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo del 2008, 7 mila dei quali lavoravano per proprio conto (lavoratori indipendenti). Nell’industria i posti persi sono stati 5 mila. «L’analisi dei due sottosettori, evidenzia che la perdita di posti di lavoro è imputabile completamente all’industria in senso stretto: -7 mila occupati. A pagare il prezzo maggiore sono i lavoratori indipendenti che si riducono di 5 mila unità. Le costruzioni, che occupano 2 mila persone in più rispetto al 2008, contribuiscono ad attutire il calo occupazionale del settore industriale nel suo complesso». Anche i servizi non vengono risparmiati dalla crisi: 7 mila persone "licenziate". «Pure in questo caso», rileva la ricercatrice, «ci sono differenze. La perdita di posti di lavoro riguarda tutti i servizi tranne il commercio, che invece incrementa il numero di occupati di 8,5 mila unità (tutti lavoratori indipendenti)». Preoccupazione per Massimo Putzu, leader regionale della Confindustria: «I dati dell’Istat evidenziano il perdurare di una crisi che, nella nostra Regione, non ha ancora affievolito la sua spinta. Ecco perché pensiamo che la ripresa sarà lenta e faticosa», dice. Non tranquillizza, in particolare, il forte calo dei lavoratori dipendenti, collegato a una flessione di quelli a tempo indeterminato. «Il sistema industriale sardo sembra risentire dell’onda lunga della crisi che sta colpendo alle sue fondamenta la base produttiva regionale, a partire dalle grandi industrie dei principali siti produttivi dell’Isola, con gravi ripercussioni anche sulle piccole e medie imprese», prosegue Putzu. «Questo deve convincere a rafforzare gli sforzi di noi tutti per avviare politiche economiche in grado di sostenere il nostro sistema economico. I passi fatti in questi mesi e alcuni degli interventi messi in campo, da ultimo la rapida approvazione della legge Finanziaria regionale», conclude Putzu, «costituiscono una buona base da cui partire per rafforzare un’azione che nei prossimi mesi sarà rivolta a un recupero di competitività».

* Unione Sarda

Una risposta a “Nel 2009 in Sardegna, bruciate 20mila buste paga: continua l'emorragia occupazionale”

  1. Torrende ses Nadale virtudosu

    a forrojare in dogni sentimentu,

    prommitende serenu ogni cuntentu

    pro aer in sa vida soddu e gosu.

    E tue, cabuannu amantiosu,

    pones in arte su mantessi intentu,

    nende: “Atesu che siat ogni turmentu,

    pasu sa gherra epat e reposu.

    S’òmine a s’ater’òmine siat frade,

    tratade su limbazu de su mele,

    isperas mannas in santas vizìlias”.

    In cust’isetu restan sas famìlias,

    ma, poi, torran sas limbas de su fele

    e, in sas intragnas, sa malignidade.

    Tando, cun bonidade,

    auguràmunnos, coghende s’arrustu,

    pro peus, s’annu, mezus chei custu.

    E Tartaglia, pro gustu,

    si tirat pedra, giambende sa meta,

    no ammèriet a sa barra ‘e su poeta.

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