Da Cagliari a New York (passando dall'Asia): la storia di Luca Armas, otorino chirurgo

di Viviana Bucarelli

 

Quando Gian Luca Armas è arrivato per la prima volta all’aeroporto John F. Kennedy di New York, nel 2004, e, in fila per il controllo passaporti, aspettava il suo turno, all’invito, sempre più imperioso della guardia ad avanzare, "Next!", lui invece rimaneva bloccato perché non capiva bene cosa dicesse. Tanto da far innervosire le guardie, note già per la proverbiale scarsa pazienza. Ora, a sentire il suo racconto, vengono le lacrime dalle risate e lui stesso ne è divertito, ma lì per lì dire che si è sentito un po’ spaesato è quasi un eufemismo. Nella Grande Mela, Gian Luca, medico chirurgo otorino, laureato a Cagliari, a seguito di un permesso della facoltà, nel corso della specializzazione, era arrivato per un tirocinio di ricerca presso la New York University con il suo inglese ancora piuttosto incerto; il tempo per i preparativi era stato pochissimo, si doveva iniziare subito. Ma nel giro di poche settimane aveva cominciato a lavorare intensamente, e s’era poi ben inserito e aveva stretto diverse amicizie con colleghi di varie parti del mondo: Yan, giovane biologa di Pechino, Abdel, ricercatore nato a Casablanca, e Nitin, il suo caro amico originario di Nuova Delhi. La sua brillantezza intellettuale ed un talento scientifico non comune colpiscono il professor Lalwani, direttore del reparto e luminare della chirurgia otologica infantile. «Quel di cui mi sono accorto fin da subito, dice Gian Luca, è quanto i professori, ma anche i colleghi, valutassero positivamente la tua formazione universitaria italiana». Si può decidere, come ha fatto Armas, di approfondire la propria preparazione e di fare un’esperienza all’estero in cui ci si confronta e ci si arricchisce notevolmente, ma è bene avere presente che, da italiano e forse europeo, si acquista anche consapevolezza del fatto che si parte da una base solida ed eccellente. Solo il fatto del conoscere il latino e il greco non è cosa da tutti. Poi, il confronto con colleghi ed insegnanti di ogni parte del mondo costituisce indubbiamente un’occasione preziosa che contribuisce alla crescita professionale e individuale. Anche se curiosamente, Gian Luca a New York ha allacciato anche forti amicizie con diversi isolani «che hanno fatto sì che si attenuasse la mia nostalgia per la Sardegna e sono rimasti amici per la vita». Prosegue poi la sua formazione ed il training di tecnica chirurgica per due anni e mezzo presso il Chang Gung Memorial Hospital di Taiwan altamente specializzato nell’asportazione dei tumori della testa e del collo. Prima a Kahosiung e poi a Taipei. Il cinese non ha certo il tempo di impararlo, ma con il suo inglese ormai se la può cavare. A Kahosiung l’impatto iniziale è piuttosto duro; sono soltanto tre i "fellow" stranieri, per il resto non sentono parlare che cinese dalla mattina alla sera e non è cosa da poco. Per Gian Luca è la prima esperienza asiatica. E si tratta di un’immersione in una realtà completamente diversa dalla nostra, in ogni settore. Quando si esce per la strada, non si vede pressoché traccia del proprio alfabeto, le scritte sono tutte in cinese e, specie inizialmente, ci si sente piuttosto in difficoltà. Ma con la tenacia e la concentrazione che non gli difettano, in sei mesi impara il cinese tecnico. «Grazie alla disponibilità e pazienza dei colleghi. Per uno come me, che non sa né leggere né scrivere il cinese, l’unica via era imparare direttamente i suoni e loro avevano la bontà di ripetermeli moltissime volte. A volte, in sala operatoria, mi ripetevano i termini in cinese e ho imparato tutto da loro».  Anche l’impatto con il cibo, inizialmente non deve essere stato facile. «Nei primi tempi mi mancava il pane, lo confesso», anche se poi, specie a Taipei, ha imparato ad apprezzare anche la varietà del cibo locale. «E ho scoperto che i frutti di mare sono molto simili a quelli che cuciniamo noi, e, dopo un po’, ti sembra abbiano quasi lo stesso sapore».
Taipei è una grande città internazionale, ci sono persone di ogni parte del mondo; nel reparto, i fellow stranieri sono una trentina e l’ospedale è affiliato all’Università. I suoi tutor, il dottor Chien e il professor Sheng-Po Hao sono autorevoli professionisti, di grandi capacità e lavorano senza un attimo di pausa. Come nei telefilm, tutti i giovani praticanti fanno a gara per avere ogni opportunità di stargli a fianco in sala operatoria, ed ogni momento è prezioso.  Nell’ufficio che svolgeva attività consolare a Taipei, Gian Luca, una mattina, mentre cerca di sbrigare alcune pratiche, scopre che l’impiegato è di San Teodoro, è inevitabile che si trattengano qualche minuto a fare due chiacchiere e pensa che il mondo in realtà sia molto più piccolo di quanto possa sembrare a momenti. Intanto può approfondire la sua formazione professionale ed ogni giorno entra in sala operatoria e, con i suoi professori, mette mano sui pazienti. Operano sui tumori della bocca, della lingua, della laringe. Qui in questa zona del paese, l’incidenza è molto alta perché i locali masticano un’erba, il betel, che si è rivelata altamente cancerogena. In questo momento Gian Luca sta studiando il francese. C’è la possibilità che possa proseguire, a breve, il suo lavoro presso un importante centro oncologico europeo. Potrebbe dover iniziare a lavorare a pieno ritmo da un momento all’altro e avere una base solida della lingua, gli farà comodo. Perché, anche se è vero che all’aeroporto non ci saranno i controlli degli Stati Uniti, stavolta, forse è meglio non fare innervosire la guarda aeroportuale.

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