La stagione della lirica a Sassari si apre con il "Mac Beth" di Giuseppe Verdi

di Mariella Cortès

 

E’ un quadro a tinte fosche, dalle pennellate truci e spettrali ad aprire il sipario della 66° stagione lirica sassarese. L’ente concerti Marialisa De Carolis inaugura il cartellone 2009 con il "Macbeth", opera shakespeariana ripresa da Giuseppe Verdi che la musicò, con libretto di Francesco Maria Piave, prima nel 1847 per il Teatro della Pergola a Firenze e poi nel 1865 per l’Operà di Parigi. Il "Macbeth" (o Macbetto come amava chiamarla Giuseppe Verdi con un affetto intimo) è un’opera in quattro atti ( uno in meno rispetto a quella di Shakespeare cui  Verdi si riferisce) nella quale si narra la vicenda di Macbeth, signore di Scozia che, in seguito alla predizione di tre streghe incontrate nella brughiera, di rientro da una battaglia, diviene protagonista, complice la moglie, di una sanguinosa serie di omicidi che agevoleranno la sua scalata al potere. Visioni e sensi di colpa ossessioneranno però i due coniugi trascinandoli in un’angosciante spirale sino al drammatico finale. L’opera di Shakespeare, considerata una delle più truci della sua produzione, intreccia le peggiori ambizioni alla più terribile delle follie rendendo fumosi i contorni della realtà che sfocia in allucinazione. Per questo, anche il "lieto" fine, con la morte di Macbeth, "l’usurpator", non appare è liberatore ma diviene matrice di un futuro ancora angosciante. Il "MacBeth" verdiano cadde però presto nell’oblio e fu rilanciato con grande successo di pubblico e critica al Teatro alla Scala il 7 dicembre 1952 con una prodigiosa Maria Callas nel complesso ruolo di Lady MacBeth. La difficile eredità passa a Sassari, a distanza di 25 anni dall’ultima rappresentazione, alla regia di Andrea De Rosa che porta in scena, nell’allestimento del  Circuito Lirico Lombardo in coproduzione coi teatri di Trento e Pisa, nei ruoli di Macbeth e signora, il giovane baritono Luca Grassi e l’imponente soprano Paoletta Marrocu. La prima, che ha attirato lo scorso 7 ottobre il vasto pubblico delle grandi occasioni unito a una discreta schiera di giovani e nuovi appassionati della lirica, non ha però del tutto convinto il difficile pubblico sassarese. Paoletta Marrocu, già diretta nella parte di Lady Mac Beth da Riccardo Muti alla Scala di Milano, mostra una padronanza eccezionale della voce passando con facilità alle diverse tonalità che Verdi predispose per la crudele Lady Macbeth. Contestata dagli ipercritici per gli acuti e le incertezze nei vibrati, il soprano cagliaritano si distingue per la fortissima caratterizzazione psicologica di cui riesce a caricare il suo personaggio: è sensuale mentre abbraccia il marito e dal sorriso truce mentre lo invita a mantenere la calma e a rimanere fermo nell’intenzione di uccidere il re e sporcandosi poi, anch’essa, le mani di sangue.  La freddezza si trasforma in debolezza, compianta da Paola Spissu nel ruolo minore della Dama, che la porterà al suicidio. Lo stesso discorso non vale invece per il baritono Luca Grassi che interpreta un Macbeth piatto dal punto di vista recitativo e tentennante nelle sfumature vocali. Piace il tenore Alessandro Liberatore che nel sicuro ruolo dell’eroe attira i convinti applausi del pubblico sassarese insieme all’orchestra della Corale Canepa diretta dall’ungherese Balàzs Kocsar e al coro diretto da Luca Sirigu e diversi punti di forza dal punto di vista scenico. Interessante la scenografia scarna sino all’essenziale che si snoda tra due veli di nebbia illuminati da tonalità fosche; i soffitti eccessivamente bassi che accentuano l’angoscia e le visioni di Macbeth, la smisurata presenza del fantoccio rappresentante il re che appare come sagoma sullo sfondo. Alla staticità della scenografia si contrappongono poi le moderne streghe di De Rosa: subdole bambine dall’inquietante sorriso e dalle vesti bianche e impalpabili. Scivolano affianco a Macbeth mentre dorme, lo invitano a prendere il pugnale con cui ucciderà il re e vanno via tenendosi per mano o con movenze a tratti morbide a tratti meccaniche che ne accentuano la natura sopranaturale.  Ma il "Macbeth" è soprattutto il dramma della solitudine e dell’uomo vittima di se stesso: in una narrazione senza personaggi positivi è solo il coro, dipinto quasi come un’unica voce interiore, ad accompagnare e annunciare le vicende più forti ma al contempo, lascia soli nei loro canti gli antagonisti della storia. La rappresentazione sassarese pecca però nell’eccessiva velocità in cui si svolgono alcune scene focali per lo sviluppo del dramma (pochi secondi per il momento dell’uccisione di Banco e ancor meno per l’attimo in cui la regina si suicida e Macbeth pronuncia la famosa frase che rappresenta il cardine dell’intera tragedia) e i troppi minuti in cui la storia viene invece dilata in maniera spropositata.  Nel complesso il Macbeth di De Rosa non ha deluso il folto pubblico sassarese che fa ancora della sua stagione lirica un amore che va rinnovandosi di anno in anno. I prossimi appuntamenti vedranno protagonisti della scena del Teatro Verdi "La Cenerentola" di Rossini con la prima del 28 ottobre, "La Cecchina" di Goldoni  il 14 novembre e per finire "Lucia di Lammermoor" di Cammarano.

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