Quali mani hanno guidato gli incendi in Sardegna? La prima cambiale di Cappellacci

di Costantino Cossu

 

È possibile che dietro gli incendi che hanno bruciato mezza Sardegna ci sia un piano criminale preordinato? E se questo piano c’è, quali sono gli obiettivi che si prefigge? E possibile, cioè, che le fiamme siano state appiccate non solo da piromani, ma anche da incendiari mossi da fini differenti dalla patologica mania per la distruzione portata dal fuoco? Domande giustificate dalla denuncia del comandante del corpo forestale sardo, secondo cui la maggior parte dei roghi che hanno devastato la Sardegna sono dolosi, e dalla conseguente apertura di un’inchiesta da parte della procura della Repubblica di Sassari. Per rispondere senza cadere in generalizzazioni che non servono a capire che cosa sta accadendo bisogna praticare l’arte paziente della distinzione. Almeno l’80% dei roghi si sono accesi nei territori di comuni come Pozzomaggiore, Berchideddu, Magomadas, Ittireddu, Nughedu, Nulvi, Banari, Cargeghe. Li ha mai uditi qualcuno, fuori dalla Sardegna, questi nomi? No. Perché sono il paese d’ombre che nessuno vede, di cui nessuno sa. Sono il territorio vastissimo dei pastori transumanti, protagonisti di un’economia che è quasi di sussistenza, sulla quale, però, continuano a reggersi le zone interne dell’isola, quelle lontane da Porto Cervo, da Villasimius, da Alghero, da Pula, da Stintino, lontane dalle coste delle vacanze più o meno dorate che turisti dal portafogli più o meno capiente prendono d’assalto in queste settimane. Qui pensare che dietro gli incendi ci siano speculatori edilizi e cementificatori francamente fa un po’ ridere. Sono da sempre flagellate dalle fiamme queste zone di pascoli a perdita d’occhio. Ma per altri motivi. Per l’antica usanza pastorale di bonificare i terreni con il fuoco, che a volte sfugge di mano; e perché in un’economia poverissima il controllo di un palmo in più di terra, di un ettaro in più di pastura per le pecore può essere vitale. Si spara, in questo paese d’ombre, per i pascoli, si uccide. Anche con gli incendi. Non è una fatalità. E’ l’effetto di un ordine economico e sociale. Si può intervenire sull’effetto con un controllo del territorio efficiente, che spetta al corpo forestale controllato dalla giunta regionale e che non c’è stato. Ma su quell’effetto si potrebbe intervenire toccando anche le cause. Problema che nessuno, oggi, si mette più. Poi c’è il 20% di incendi scoppiati vicino alle coste: Arzachena, Loiri, Budoni. In questo caso il sospetto che dietro le fiamme ci siano i cementificatori è giustificato. Il fuoco per chiedere agli amministratori comunali e regionali mani libere per costruire non solo sulle coste ma nelle immediate vicinanze. Il sospetto però si scontra contro una contraddizione logica. Gli amministratori di Arzachena, infatti, non hanno alcun bisogno di essere «convinti» con il fuoco. Per loro che si debba costruire il più possibile è un impegno programmatico. Ugo Cappellacci, poi, su quell’impegno ci ha pure vinto le ultime regionali. Appena eletto il leader Pdl ha detto che tra i primi obiettivi della sua giunta ci sarebbe stato lo smantellamento del sistema di tutela del paesaggio messo in piedi da Renato Soru. Cosa che sinora non ha potuto fare preso dall’emergenza economica sarda che è devastante. Ma che si appresta a fare proprio per contrastare, dirà nei prossimi mesi, la crisi attraverso la ripresa dell’edilizia e il rilancio del turismo. E allora? Forse è meglio lasciare l’ultima parola al procuratore della Repubblica di Sassari.

Una risposta a “Quali mani hanno guidato gli incendi in Sardegna? La prima cambiale di Cappellacci”

  1. Io credo che ci siano sistemi che difficilmente possono essere scardinati dalle buone intenzioni dei cittadini … ma spero di sbagliarmi … un caro saluto

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