Per contrastare il potere delle nobili etichette europee, il guanto di sfida del Cannonau

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Noblesse di Cannonau. Talvolta superiore al patinato grenache Chateauneuf du pape o al seicentesco garnacha spagnolo del Priorat. Parenti stretti, anzi strettissimi, sia ben chiaro. Con l’unica differenza che loro, quelli col nome altisonante che evoca mense di corte stile Louis XIV o Filippo IV d’Asburgo, appartengono al ramo ricco e fortunato. Il nostro, vassoio in sughero con maialetto arrosto e mirto sopra, più umilmente, è rimasto il parente povero. Ma che a Oliena ha rivoltato le carte. Il guanto di sfida è stato lanciato alle pendici del maestoso monte Corrasi, tra il profumo di lentischi, cisti e i corbezzoli del Supramonte. Padrini d’eccezione per la sfida epocale tra i 36 tipi di Cannonau, centoventi giudici Onav, enologi e produttori, arrivati nell’accogliente struttura di Su Gologone da tutta l’Isola per il primo Meeting internazionale Gusti di Cannonau a confronto. A organizzare l’incontro l’Onav provinciale di Cagliari, in collaborazione col Comune, Provincia di Nuoro, consorzio di tutela del Cannonau e associazione Strade del Vino Cannonau. Insomma un duello all’ultimo naso tra ballon carichi di sentori di marasca e spezziate bacche di macchia mediterranea. E con possenti tocchi di Barbagia innestati dalle voci antiche del Coro di Nuoro. I vini sardi col punteggio più alto provengono da tutti i territori della Sardegna attraversando il Nuorese, l’Ogliastra, la Baronia e il Campidano di Cagliari. Dei 22 vini sardi in degustazione, il 73% circa ha dimostrato tutta la validità e personalità nel saper reggere il confronto con la nobiltà francese e spagnola. La restante quota percentuale dimostra di non sfigurare con i cugini francesi e spagnoli. Il verdetto è arrivato  dopo una meticolosa settimana di analisi delle oltre 3500 schede compilate dalla grande giuria raccolta per circa quattro ore nella sala convegni. Calici inebrianti di profumi avvolgenti. Ma soprattutto tanto naso e bocche allenate per affrontare una maratona interminabile di assaggi. «Un lavoro non facile e impegnativo», secondo il piemontese Bruno Rivella, presidente nazionale dell’Onav, «che ci ha permesso di assaggiare e conoscere vini di altissima qualità». Grande elogio all’organizzazione ma soprattutto ai vitigni autoctoni e all’eroico lavoro di valorizzazione messo in campo dei produttori sardi. «Il Cannonau, un vino che racconta al meglio il territorio, è la dimostrazione di come in Italia, e in Sardegna, non abbiamo bisogno di vitigni internazionali per rispondere alle esigenze del mercato». Rivella ha poi ricordato l’impegno e la capillare attività portata avanti dall’Onav di Cagliari in collaborazione con l’Onav nazionale per un consumo moderato del bere. La cultura del bere sano è stata anche quella testimoniata, ma soprattutto cantata, dalle splendide voci del Coro di Nuoro che a Oliena ha regalato emozioni da favola. "Non potho reposare", "Duru duru" e il rincorrersi delle voci di "Sa Crapola" hanno onorato in limba il vino sardo per eccellenza. E alla festa del Cannonau non potevano mancare neppure le numerose Confraternite, quella del Moscato di Gallura, del Nebiolo di Luras, del Vermentino di Berchidda e del Vermentino di Monti. E ancora le Confraternita del vino Cagnulari di Usini, la Confraternita enogastronomica Nord Ovest Sardegna di Alghero, del Moscato di Sorso-Sennori, del Nepente di Oliena e la Confraternita iglesiente dei produttori ed estimatori del vino fatto in casa. Davvero tutte.

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