Lettera aperta al Presidente Cappellacci e al responsabile del programma: master and back, la beffa

di Vanessa Regini

Alla fine ce l’avete fatta. Ci son voluti tanti mesi di tenace resistenza ma ce l’avete proprio fatta. Il bando per il Master & Back è uscito il 7 luglio scorso. Complimenti, peccato che sia uscito sei mesi dopo la data prevista per la pubblicazione! Sei mesi in cui centinaia di persone hanno perso i requisiti dell’età per partecipare. Io ho compiuto 36 anni il 6 luglio, un giorno prima dell’uscita ufficiale del bando. Un giorno che mi costa l’esclusione. Un giorno per vedermi sfumare l’occasione per cui ho aspettato e lottato tanto e in vista della quale ho organizzato e programmato questi mesi, rinunciando anche ad occasioni di lavoro perché io dovevo partire in Inghilterra per frequentare il mio bel Master a coronamento della mia sudata laurea. Per avere la speranza di un futuro migliore o anche solo una speranza visto che ormai noi "giovani" trentenni anche quella abbiamo perso da tempo. Non riusciamo più a sperare, a sognare, a pensare al futuro come facevano i nostri genitori. Il bando che avete partorito, come quelli precedenti, prevede il limite dei 36 anni non compiuti. Solo che, a differenza di quelli precedenti, è uscito con 6 mesi di ritardo, caratterizzati da notizie rassicuranti che uscivano dall’Agenzia del Lavoro: non lo sappiamo, sicuramente entro il mese prossimo, febbraio, che poi è diventato marzo, aprile, maggio, giugno e poi luglio. Mesi in cui una persona organizza la propria vita, prende contatti, viene accettata dall’università dove vuol fare il master. Università che dopo sole due settimane dalla mia richiesta ha dato avvio alle procedure per la mia ammissione rispondendomi positivamente, ripeto, dopo due settimane. In questi mesi ho ricevuto diverse sollecitazioni da parte dell’università inglese affinché io dessi una risposta definitiva circa la mia intenzione di frequentare il master che è a numero chiuso e per frequentare il quale arrivano richieste da tutto il mondo. Ho dovuto spiegare loro che ero in attesa dell’uscita di un bando da parte della mia regione Sardegna che mi avrebbe consentito di finanziare il master e che senza quel finanziamento non avrei potuto permettermi di frequentarlo. Allora molto gentilmente e nonostante le numerose richieste di ammissione che pervengono loro, in via del tutto eccezionale, perché lì i tempi si rispettano, mi hanno dato il 01/08/09 come termite ultimo per decidere se accettare o no la loro offerta di ammissione. Ora mi ritrovo, da un lato, con un’università estera che mi mette a mio agio, che mi da la possibilità e che, nonostante sia seria nel rispettare i termini, conosce anche i principi di equità e, dall’altro, con la mia regione Sardegna che mi beffa per un giorno, che mi toglie qualsiasi possibilità. Dopo anni di precarietà, di stagioni passate nelle cucine dei ristoranti si cerca di pensare con tanta umiltà ad un futuro più costruttivo in mezzo a tutto questo deserto che è la nostra isola, ad un lavoro finalmente degno, alla realizzazione, almeno per me, di quell’articolo 1 della nostra Costituzione: la possibilità di tornare nella mia Isola con un contratto degno di tal nome, all’altezza della mia professionalità. E invece? Invece il danno. Sei mesi di agonia, che si interrompono il 4 giugno, giorno del sit in degli studenti e della dichiarazione del Presidente Cappellacci: il bando uscirà entro due settimane. Tiro un sospiro di sollievo, il Presidente non può aver dato una data a caso, ci saranno motivazioni valide. Tiro un sospiro di sollievo, dopo quelle due settimane ci sono ancora una quindicina di giorni per il mio compleanno. Invece, le due settimane passano, i responsabili del Programma si riuniscono con la delegazione ma del bando non si vede l’ombra. Mi arrabbio, mi chiedo come si possa prendere in giro così i cittadini e, soprattutto, chi ha fatto piani per il suo futuro basandosi sulle notizie delle Istituzioni. Si, le Istituzioni, quelle per cui tutti i politici a partire dal Presidente della Repubblica chiedono rispetto. E, invece, sono i cittadini che dovrebbero pretendere rispetto. Un’Istituzione, per sua stessa natura, deve funzionare sempre, a prescindere dalle dispute politiche. L’istituzione funziona sempre, anche nei periodi di vacatio politica, l’amministrazione pubblica è a servizio dei cittadini, invece, in via Is Mirrionis non funziona niente. Nessuno si prende le responsabilità. A prescindere da tutto, la speranza si riaccende nuovamente. Il 3 luglio, nelle pagine del sito della Regione esce il bando. Emozionata clicco, lo scarico e apro il file. L’ennesima presa in giro. Il bando è pieno zeppo di errori e refusi. Da rimanere senza parole. Non siamo mica la Repubblica delle banane! Attendo tutto venerdì la correzione e la messa online del nuovo bando. Niente. Sabato e domenica non si lavora e io lunedì compio 36 anni, che per me significano l’esclusione dal Master & Back. Poi arriva la beffa. Spietata, inesorabile. Il bando lo pubblicano martedì 7, il giorno dopo che ho compiuto 36 anni, che significano la mia automatica esclusione dal programma. Chiedete ai cittadini di andare a votare alle elezioni, di fare sacrifici nei momenti difficili, a essere presente dove lo Stato non riesce fino in fondo, come per i terremotati dell’Abruzzo. E i cittadini sono sempre lì, pronti, ad aiutare i propri concittadini in difficoltà, a fare la fila per ore a causa della mancanza di organizzazione, a rispettare le Istituzioni. Sono sempre lì, tutti i giorni a fare il proprio dovere, senza chiedere niente a nessuno. Solo che venga restituito loro il rispetto che hanno per la politica e per le Istituzioni. Ora capisco. Capisco l’astensionismo crescente ad ogni tornata elettorale. Capisco chi preferisce andare al mare e parlar male dello "Stato", appena si presenta l’occasione. Ora capisco. Capisco tante cose.

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