Emanuele Secci a New York, fra teatro, cinema, televisione e pianoforte

di Viviana Bucarelli

 

Della sua insegnante di pianoforte, con cui si è diplomato al Conservatorio di Cagliari, Emanuele Secci ricorda in particolare i discorsi sulla passione per la musica, su "quel fuoco particolare che ci anima e che deve venir fuori perché, quel che facciamo, si traduca in un’espressione d’arte vera". È sempre stato un bravo studente Emanuele, un ottimo musicista, avviato a una brillante carriera, anche dopo gli studi all’Accademia di Vienna e quelli con Gyorgy Sandor, allievo di Béla Bartok. Ma, quel che per molto tempo non ha mai detto a nessuno, è che, fin da bambino, fin da quando guardava i film americani, coltivava la passione per recitare. Ma pensava fosse un sogno impossibile, una chimera inimmaginabile. Poi, per seguire Gyorgy Sandor che insegnava alla Juillard School, ventenne, è approdato nel 1989 a New York, e in questa città, ha cominciato a pensare che il suo sogno si potesse forse realizzare. Dopo qualche anno infatti, nel ’93 supera l’audizione per l’American Musical & Dramatic Academy dove si diploma l’anno successivo. Contemporaneamente, recita in una produzione importante, il film "Love is All There", che ha, tra i protagonisti, Paul Sorvino e Angelina Jolie. A New York, nel ’96, mette su una compagnia teatrale di "sketch comedy", che cattura l’attenzione di James Signorelli, regista e produttore del leggendario programma televisivo "Saturday Night Live"; la maggior parte degli spettacoli si tengono al celebre teatro di cabaret di midtown "Don’t Tell Mama", dove la compagnia registra sempre il pienone. Lavora anche in televisione, e tra l’altro, nella popolarissima soap opera, "Quando si ama". Nel frattempo, non abbandona la musica e suona il pianoforte in occasione di un evento alla presenza dell’allora presidente Bill Clinton nel 1996. Qualche tempo dopo, si trasferisce temporaneamente in Italia, dove lavora, tra l’altro, in film di successo come "Uno bianca" con Kim Rossi Stuart che stima ed apprezza, sia da un punto di vista umano che professionale. E, per un periodo, fa un po’ la spola tra l’Europa e New York. Realizza, sia come regista che come interprete, sette cortometraggi, tra il quali "Point of View", nel 2002, che riceve il primo premio a Cinecittà, e "Evol", nel 2007, selezionato per il Sofia International Film Festival. A New York lavora come montatore e producer televisivo alla Cbs e alla Rai, per "Che tempo fa", "Linea Verde" ed i tg. Ha scritto per il cinema, recitato e lavorato come regista. Ma si considera soprattutto attore e regista, perché dice che stare davanti o dietro la macchina da presa è quel che gli si addice, che è nelle sue corde. L’aver seguito a Roma un seminario con il grande Arthur Penn, racconta, ha su di lui un grande impatto, «credo sia l’influenza più importante che abbia avuto come attore e, in particolare, come "method actor", (quello di Stanislavski). E ricordo sempre una sua espressione che m’ha colpito ed ho sempre in mente, "Don’t impress, express" (Non impressionare, esprimi). Perché, dice con trasporto, affinché l’espressione artistica sia di qualità, deve essere autentica. Ciascuno può avere il suo metodo nel prepararsi, ma al momento di recitare, i sentimenti che provi devono essere veri, profondamente sentiti, devono venire dalle viscere. Non si può mentire, non si può barare. Devi provare quelle sensazioni nel modo più forte possibile». Ora Emanuele vive a Los Angeles, dove si è trasferito da New York, all’inizio del 2008. Di questa città gli piace molto il clima, «c’è sempre il sole, dice, è come Cagliari, con una temperatura sempre sui 25°, con il vantaggio del tempo secco. Ed un clima così ti mette sempre di buon umore». Los Angeles lo ha portato a lavorare in "Angeli e Demoni" di Ron Howard, nel ruolo del carabiniere. Di questa esperienza racconta di essere rimasto colpito dall’efficienza, dalla professionalità e dalla rapidità nei tempi di lavorazione. «Ron Howard è una persona molto timida ma molto seria, dice, estremamente concentrato sul lavoro e molto gentile». Hanno avuto modo di discutere anche della sua parte e di effettuare poi lì, al momento, delle modifiche rispetto al copione originale. «Cosa che, racconta Emanuele, il protagonista del film Tom Hanks, come succede con tutte le grandi star, fa continuamente, anche in corso d’opera; ed è come se il film, ad un certo punto, lo facessero in due».  Negli ultimi anni, ha girato dei cortometraggi tra cui SciToFoRola, anche a Cagliari, dove ritorna, almeno una volta all’anno ed è sempre, insieme a New York, la sua città di riferimento. Alla domanda, "Per che cosa sei più grato a New York, dove, come hai detto tu, sei diventato adulto?" risponde, «Credo che il connubio tra l’esser sardo e newyorkese sia ottimo. Noi sardi siamo persone di particolare integrità, affidabili, seri, di parola, anche testardi e determinati; e New York mi ha insegnato la concretezza anglosassone. Io sono una persona intraprendente e qui, negli Stati Uniti, se ti dai da fare trovi alcune porte aperte. Quel che conta è ciò di cui sei capace, non da dove vieni o chi sei. Vieni messo alla prova, contano i rapporti tra le persone e le tue capacità. New York poi è una scuola di vita, mi ha insegnato a sopravvivere. La frase di Liza Minnelli in "New York, New York", "if you can make it there, you can make it anywhere", (se ce la fai qui, ce la fai dappertutto), è vera. Attraversi momenti duri, certamente, ma è un training che non ha pari. Anche se, la mia casa è la Sardegna, è Torre delle Stelle.

4 risposte a “Emanuele Secci a New York, fra teatro, cinema, televisione e pianoforte”

  1. Ricordo di avere fatto la visita di leva insieme a Emanuele: due giorni “imprigionati” a Calamosca in attesa di cinque minuti di visita e del referto. Poi abbiamo scambiato due chiacchiere alla fermata del pullman, mi parlò anche dei suoi studi al Conservatorio . Rimasi colpito dalla sua simpatia, si capiva che amava la compagnia e l’amicizia. Poi non l’ho più incontrato, son contento di sapere che ha avuto questo successo.

  2. Ricordo di aver fatto la visita di leva con Emanuele, nel 1986, a Calamosca e poi due mattine “imprigionati” all’Ospedale militare per una visita di cinque minuti. Scambiammo poi due chiacchiere alla fermata dell’11 a Calamosca: ricordo bene la sua simpatia e cordialità, si capiva che era di compagnia e molto socievole. Sono contento di apprendere che abbia avuto questo successo.

  3. Luigi, ma come fai a ricordarti un cosa del genere? Incredibile. Sono a Los Angeles, se ricevi questo commento, contattami. Mi trovi facilmente sull’internet.

  4. Mi diverte questa conversazione, perché Emanuele mi ha risposto dopo un anno e io a mia volta rispondo adesso dopo quasi due anni.
    Ricordo quell’episodio intanto perché la mia vita è molto più semplice di quella di Emanuele e quindi i ricordi forse sono meno, ma a parte questo se mi ricordo è senz’altro anche perché mi colpi la cortesia, l’affabilità di Emanuele, sicuramente molto più spigliato di me e di grande comunicativa. Ecco, rimasi piacevolmente impressionato dalla sua socievolezza, vidi in lui una persona di buon cuore, un amico insomma (anche se non ci si incontrò più).
    Grazie di avermi risposto, Emanuele, essendo trascorsi ben due anni dal tuo messaggio non so se valga ancora l’invito a contattarti. In ogni caso un caro saluto e un grande abbraccio.

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