700mila emigrati in dieci anni: si allarga il divario nord – sud

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Il Sud Italia in recessione, con la conseguenza che l’emigrazione verso il Nord è ancora di drammatica attualità. Gli effetti della crisi infatti sono stati particolarmente pesanti nel settore industriale che ha visto un calo del pil del 3,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il 6%. Il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno è impietoso: la fotografia dice che il Meridione è "in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del centro-nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra ad oggi". L’Italia, si legge nello studio, "continua a presentarsi come un paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un centro-nord che attira e smista flussi al suo interno, corrisponde un sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni". Inoltre, i posti di lavoro del Mezzogiorno, in particolare, "sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione". I numeri dicono che in poco più di dieci anni, tra il 1997 e il 2008, circa 700 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. Un’area, dunque, da cui si continua ad emigrare, dove non esiste domanda per professionalità medio-alte, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema né si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri. Una situazione che ha preoccupa molto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per il quale deve crescere nelle istituzioni, così come nella società, la coscienza che il divario tra nord e sud deve essere corretto e superato. In un messaggio inviato allo Svimez, Napolitano scrive che "la crisi economica rafforza il convincimento che una prospettiva di stabile ripresa del processo di sviluppo debba essere fondata sul superamento degli squilibri territoriali, necessario per utilizzare pienamente tutte le potenzialità del nostro Paese". Il lavoro della Svimez, prosegue il capo dello Stato, "offre un contributo importante allo sviluppo di un confronto nazionale". Entrando nei dati statistici, il rapporto 2009 rivela che complessivamente nel 2008 il pil al Sud ha registrato un calo dell’1,1%, con una minima percentuale di differenza rispetto al centro nord (-1%). Al sud dal 2004 al 2006 il 9,3% delle imprese ha lamentato difficoltà per l’accesso al credito contro il 3,8% del nord. Dal 2007 al 2008, inoltre, il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese è crollato al sud dal 14,9% al 7,9% contro un calo più contenuto a livello nazionale che va dal 12,4% al 10,2%. E’ quanto contenuto nel Rapporto Svimez, secondo il quale, inoltre, tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell’area si è ridotto del 46% contro il 20% del centro-nord. Il numero di banche meridionali indipendenti è crollato da cento del 1990 a 16 del 2004 e negli stessi anni le banche di credito cooperativo si sono più che dimezzate passando da 213 a 111. Resta forte la dipendenza del sistema bancario meridionale dal centro nord.

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