Mastinu e Marras: una storia di sardi in Argentina, vittime della "guerra sucia"

di Massimiliano Perlato

 

Il 24 marzo 1976 in Argentina scoppia il golpe dei generali, alcuni giorni dopo, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Videla si proclama trentottesimo presidente della Repubblica argentina. Da quel momento inizia per l’Argentina l’epoca più triste di tutta la sua storia. Quella che venne definita la "guerra sucia" (la guerra sporca) durò sino al 1983 e venne diretta contro gli oppositori di sinistra, portando alla desaparecion (sparizione) di circa trentamila persone. Questa repressione venne diretta non soltanto contro gli argentini ma anche contro spagnoli, francesi, italiani… Tra loro due nostri conterranei Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras emigrati in Argentina  con i propri genitori da Tresnuraghes e li cresciuti. Martino Mastinu entrò ancora ragazzo a lavorare nei cantieri navali di Tigre e ben presto diventò un capace leader sindacale e con la vita pagò questa sua attività, infatti venne sequestrato per ben due volte e la seconda non fece più ritorno a casa in quanto fu gettato vivo nell’Oceano da un aereo. Non meno dolorosa la vicenda di Mario Bonarino Marras che di Mastinu era cognato e che venne ammazzato proprio durante una retata da parte dei militari che erano venuti per cercare Martino. Dopo il colpo di stato, i generali saliti al potere si posero come unico obiettivo quello di organizzare un potente apparato in grado di creare uno stato di terrore in tutta la popolazione e lo fecero ricorrendo a strumenti di tortura mentali, fisica e psicologica, diretti verso tutti coloro che potevano rappresentare dei potenziali pericoli per la sopravvivenza del regime: intellettuali, studenti, docenti universitari, sindacalisti. Tutti, indistintamente senza limiti di età vennero incarcerati, torturati e uccisi, avendo come unica colpa quella di "combattere" per il ripristino della democrazia e della giustizia. La maggioranza delle persone, sia in Argentina che fuori, ignoravano ciò che stava succedendo in quanto il potente apparato burocratico militare a cui era stato dato vita, faceva in modo di creare negli individui uno stato in cui sembrava che tutto andasse bene, si cercava in un certo senso di chiudere gli occhi alla gente in modo che questi non si rendessero conto di ciò che stava accadendo. Soltanto con la ripresa della democrazia, nel 1983, e dopo la guerra delle Malvine, si poté in un certo senso riaprire gli occhi e vedere ciò che era accaduto, ma soprattutto l’orrore a cui questo regime aveva portato. Oggi, finalmente, dopo anni dalla fine della dittatura è stata resa giustizia agli italiani che durante questo regime vennero torturati e uccisi, se ne contano oltre cinquecento, ma soltanto per otto di essi sono stati riconosciuti i presupposti per avviare un processo. La sentenza che ha portato alla condanna all’ergastolo dei Generali, Guillermo Carlos Suarez Mason e Omar Santiago Riveros, nonché a ventiquattro anni di reclusione per gli altri cinque imputati è del 6 dicembre 2000. Tale sentenza è di portata storica in quanto apre nuove strade nel campo del diritto internazionale quando si tratta di giudicare crimini contro l’umanità. Giustizia è stata resa alla memoria dei trentamila desaparecidos anche se molto probabilmente nessuno degli imputati finirà in carcere.

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