Porto Torres, stop al Petrochimico: tutta la classe politica sarda insorge contro l'ENI

ricerca redazionale

Sarà sicuramente stato aiutato dal premier in campagna elettorale. Ma le promesse di Silvio Berlusconi si stanno rivelando un vero e proprio boomerang per Ugo Cappellacci. Nonostante le rassicurazioni di febbraio, culminate con la nota telefonata a Vladimir Putin, l’Eni ha comunicato al governatore l’intenzione di chiudere per due mesi, dal 1° agosto, l’impianto cracking di Porto Torres, da cui dipende l’intera produzione del petrolchimico turritano. Una mazzata arrivata senza il minimo preavviso che ha spinto Cappellacci a reagire a muso duro. Il governatore – che ha convocato in quattro e quattr’otto una conferenza stampa insieme alla Giunta quasi al completo – ha definito "inaccettabile" e "sconcertante" la decisione. «Bisogna assumere tutti insieme una posizione rigida e forte per difendere l’intero apparato industriale», ha detto annunciando di aver convocato una riunione straordinaria della Giunta nella sede romana della Regione, aperta ai capigruppo in Consiglio regionale e ai parlamentari sardi. «Mi sono attivato con la presidenza del Consiglio dei ministri per la convocazione di un incontro immediato», ha detto, anticipando l’invio di un telegramma di protesta contro l’Eni destinato per conoscenza anche al Governo. «L’interesse del mercato non può prevalere sull’interesse del territorio e sul futuro di migliaia di buste paga – ha detto Cappellacci -. La natura dell’Eni di società partecipata dallo Stato impone un certo tipo di atteggiamento anche etico e deve essere rispettosa del lavoro in corso. Non siamo in condizione di fare sconti». Regione sul piede di guerra dunque. E mentre i sindacati annunciano che lo sciopero sarà "ancora più duro", la politica si scaglia compatta contro l’Eni. «L’impianto di Porto Torres non deve chiudere», ha dichiarato la presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo che chiede alle istituzioni, alle forze politiche, sociali e sindacali di «fare fronte comune». «Reagiremo con energia e decisione », ha annunciato il senatore Piergiorgio Massidda, Pdl: «Non c’è tempo da perdere, sono in gioco gli stipendi di 3.500 lavoratori». Dello stesso tenore le dichiarazioni del deputato Mauro Pili, che ha presentato un’interpellanza urgente alla Camera. In un’interrogazione al presidente del Consiglio e ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia il senatore del Pdl Mariano Delogu paventa l’ipotesi che «ci si stia avviando a una definitiva chiusura di tutti gli impianti nel nord Sardegna. E chiede «immediati provvedimenti». Stesso appello lanciato dai Riformatori che invitano il Governo a «dire chiaramente se è realmente interessato alle prospettive economiche e occupazionali della Sardegna ». «Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di nulla», ha dichiarato Bruno Murgia (Pdl). L’invito di Cappellacci è stato accolto anche dall’opposizione. «La chiusura dello stabilimento di Porto Torres è un atto irresponsabile e inqualificabile dell’Eni», hanno dichiarato Achille Passoni e Giampaolo Diana (Pd). «L’inaccettabile decisione dell’Eni dà il colpo di grazia a un’agonia che segna drammaticamente il futuro economico dell’Isola», ha dichiarato la consigliera regionale Pd Francesca Barracciu. Rabbia è stata espressa anche dai sindaci di Sassari e Porto Torres, Gianfranco Ganau e Luciano Mura, e dalla presidente della Provincia turritana Alessandra Giudici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *