Cappellacci: dove sono finiti i bonus per i disoccupati in Sardegna?

di Maria Letizia Pruna

 

È tempo di domande. Non si può pensare che sia legittimo farle solo in campagna elettorale. Si potrebbero comunque riproporre anche le domande poste proprio in campagna elettorale alle quali sono state date risposte apparentemente ferme e chiare. Intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5, Cappellacci aveva illustrato le priorità di intervento dei suoi primi 100 giorni di governo nel caso fosse stato eletto. Si possono leggere tuttora nel suo sito. Vediamole. «Nei primi cento giorni, se sarà eletto, cosa farà?», chiedeva Belpietro. «Nei primi cento giorni, prima di tutto il bonus per i disoccupati. Questo per consentire le assunzioni a condizioni agevolate. Poi un importante intervento sulla sanità: abbiamo previsto di dimezzare le liste di attesa, attualmente veramente insostenibili. Quindi subito l’avvio di un tavolo di confronto con il Governo per rilanciare le grandi opere in Sardegna: abbiamo necessità di infrastrutture sulla mobilità, siamo indietro con i cantieri. È necessario far ripartire la macchina in modo tale che anche l’economia possa ricominciare a girare.» Se qualcosa in Sardegna ha ricominciato a girare non credo sia l’economia… I risultati delle elezioni europee e dei referendum fanno pensare a qualche altro tipo di giramento. Comunque, le dichiarazioni rilasciate da Cappellacci devono essere state prese sul serio dagli elettori sardi, quindi è legittimo chiedergli di spiegare perché le ha già tradite. Allora, Presidente Cappellacci, dov’è finito il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati? Lo ha spacciato per priorità assoluta, gemendo per la sorte dei 190 mila disoccupati della Sardegna che sembravano contati personalmente uno per uno, e adesso che fa, delude 190.000 persone tutte in una volta? «Le politiche del centrodestra e le proposte del nostro programma di governo, per contrastare la disoccupazione, hanno l’obiettivo di affrontare in modo deciso il problema.» Sono ancora parole sue, Presidente Cappellacci: i disoccupati stanno facendo la muffa, dove sono le politiche che affrontano in modo deciso il problema della disoccupazione? Non si sforzi, basta che mantenga le promesse: il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati per 5 anni. In un’intervista di Stefano Filippi sul "Giornale", lei aveva assicurato che si trattava di una proposta assolutamente ragionevole e realizzabile. «Hanno contestato la sua idea di un bonus di 5.000 euro per ogni disoccupato», osservava Filippi. «In realtà sono 25mila, 5.000 per cinque anni», puntualizzava Cappellacci. «Da ex bocconiano la ritiene una promessa realizzabile?», domandava Filippi. «Le risorse ci sono, è come un assegno che il disoccupato potrà spendere presso il nuovo datore di lavoro che godrà di sgravi o crediti. È un modo per aumentare redditi e consumi, rimettere in moto l’economia e ridare fiducia alla gente. Prima di ridistribuire il reddito, come predica la sinistra, bisogna produrlo», concludeva sagacemente Cappellacci. Bene, visto che le risorse ci sono perché non c’è il bonus per i disoccupati? Nella finanziaria non c’è, e neppure nel disegno di legge di integrazione della finanziaria appena approvato. Finchè Cappellacci non dirà pubblicamente che cosa intende fare di questo bonus continueremo a fargli la stessa domanda. La promessa dei 5.000 euro per tutti i disoccupati è stata una mossa da imbonitore privo di scrupoli, da politicante disonesto, da sfida infima, e non faremo passare sotto silenzio l’inganno di uno slogan tanto miserabile. A tutti i disoccupati che ci capiterà di incontrare ricorderemo la promessa di Cappellacci ma anche il vuoto e il silenzio totale nel quale è stata fatta cadere. Perché la questione vera è una sola: non si può più accordare alla politica un diritto alla menzogna che non è concesso neanche ai bambini (l’ha scritto Erri De Luca diversi anni fa ed è ancora così.

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