Tassa di soggiorno, addio! Lo dice l'assessore al turismo Sebastiano Sannitu

di Emanuele Dessì

Campane a morto per la tassa di soggiorno dopo un solo anno di applicazione. A suonarle è la nuova giunta regionale, guidata da Ugo Cappellacci: nella Finanziaria non c’è spazio per l’imposta che, nel 2008, aveva incontrato il consenso di Villasimius e Sorso. «L’imposta di soggiorno è uno strumento che non ha funzionato se solo 2 Comuni su 377 l’hanno applicata», dice subito Sebastiano Sannitu, assessore al Turismo. «I risultati poi, dal punto di vista delle entrate, non sono così importanti, altrimenti gli amministratori si sarebbero convinti dell’utilità. Da sindaco», aggiunge Sannitu, primo cittadino di Berchidda, «non ho sposato l’imposta perché non la condividevo». La Finanziaria 2007 (articolo 5) dava ai Comuni la facoltà di applicare l’imposta di soggiorno tra il 15 giugno e il 15 settembre. A riscuoterla sono gli esercenti: 1 euro al giorno per le strutture sino a 3 stelle, 2 euro da 4 stelle in su. La tassa non si applica ai sardi e ai minorenni. L’obiettivo dell’imposta è quello di garantire un gettito da destinare a interventi «nel settore del turismo sostenibile, con particolare riguardo al miglioramento dei servizi rivolti ai turisti e alla fruizione della risorsa ambientale». L’Anci Sardegna e il Consiglio delle autonomie locali chiedono però che la Finanziaria 2009 non elimini l’intervento. In audizione in commissione Bilancio con l’assessore alla Programmazione Giorgio La Spisa, il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni Salvatore Cherchi ha auspicato che la tassa rimanga, lasciando ai sindaci e ai consigli comunali la discrezionalità di applicarla. Il sindaco di Villasimius, Salvatore Sanna, è perplesso. «Noi abbiamo già approvato il bilancio a gennaio, indicando nelle entrate 500 mila euro, tanto quanto garantito nel 2008 dal gettito dell’imposta. Che facciamo? E poi, i turisti non sono mica scappati: l’anno scorso», dice Sanna, «abbiamo avuto negli arrivi un +14,1%. Come copriremo una serie di servizi per i quali la Regione non eroga più nulla? Capisco il taglio della tassa sul lusso, non mi interessa, ma l’imposta di soggiorno è strumento utile. Confturismo Federalberghi delle province di Sassari e Gallura è sul fronte del no. «Il balzello», premette il presidente Giorgio Maccioccu, «avrebbe effetti assolutamente negativi sul comparto turistico sardo, già penalizzato dagli elevati costi di trasporto sostenuti da chi viene in vacanza nell’Isola. C’è poi la concorrenza sempre più agguerrita dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, Spagna, Grecia, Croazia, Nord Africa, dove l’offerta si muove su riferimenti tariffari del tipo low cost, che noi non siamo in grado di proporre per tutta una serie di ragioni, a cominciare dagli oneri sociali che incidono nella gestione delle aziende turistico-ricettive». Ma la posizione dell’esecutivo è chiara e non sembra lasciare spiragli. «In questo periodo di crisi generale», dice l’assessore Sannitu, «questo tipo di scelte rischia di penalizzare il turismo, comparto che invece deve puntare a essere trainante. In generale non condividiamo tutto ciò che può essere percepito come negativo. Non condividiamo la politica vincolistica ma preferiamo lanciare messaggi positivi e di apertura. Abbiamo bisogno di fare della Sardegna l’Isola dell’ospitalità, una regione amica, i turisti devono sentirsi a casa loro. Quindi», conclude Sannitu, «niente tasse ma elementi che possano agevolare i flussi soprattutto nell’ottica di ingresso in nuovi mercati».

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