Migliaia di operai sardi hanno manifestato a Roma: l'odissea del Sulcis Iglesiente

di Elisa Cappai

 

Un Circo Massimo gremito approfitta del sole primaverile, la gente dai vari cortei dislocati per la città confluisce davanti al palco, la moltitudine ascolta i discorsi che si susseguono, dal medico di Palermo che lancia un appello contro il razzismo, alla pensionata che nonostante l’età non poteva mancare. Colpisce la varietà della gente che indossa cappellini rossi e che tiene alti striscioni, ci sono tantissimi immigrati, anziani, donne, gli accenti si mescolano. Una fetta molto grande d’Italia si incrocia in questo giorno di protesta. L’odissea dei sardi è iniziata un giorno prima, quando dai diversi territori i pullman sono giunti al porto di Olbia e la nave gremita ha salpato alla volta di Civitavecchia. Come solo i sardi sanno fare, il sacrificio di una traversata lunga e sfiancante, si tramuta in una festa, in un momento di condivisione. Durante i controlli al porto sul nastro trasportatore passavano cassette di carciofi, maialetti arrosto, malloreddus alla campidanese. Il banchetto è iniziato quando si era già in alto, mare, perchè come dicono loro, nessuno deve restare a digiuno Tutti si scambiano ciò che hanno cucinato e subito dopo si innalzano i canti che allieteranno fino alle quattro del mattino i pochi che son andati a dormire. Nonostante la baldoria, tutti sanno che non si tratta di una gita. Si scende in piazza ancora una volta per motivi molto seri, ci sono tutte le categorie tra le 1600 persone che riempiono la nave, dai chimici alla scuola, dai pensionati ai metalmeccanici, non mancano mai gli elmetti dei minatori che le dure battaglie le hanno vinte e che non si stancano di essere presenti ancora una volta. Gli elmetti gialli e rossi sulle teste di questi uomini mi ricordano le marce per lo sviluppo del Sulcis Iglesiente, i cortei verso la capitale al grido di "Berlusconi son dolori, son tornati i minatori". Ed eccoli ancora una volta, coloro i quali avevano dovute lasciare le miniere per l’industria. I lavoratori del polo industriale di Portovesme, pressati dalla crisi in maniera schiacciante. La presenza della crisi nel settore dell’industria primaria d Sulcis sta attraversando un intero territorio con conseguenze nefaste per migliaia di famiglie. La produzione di alluminio, piombo e zinco ha subito tragicamente la ricaduta della crisi dell’auto. Attualmente si è fermato metà del settore dell’alluminio, la linea produttiva dello zinco è ferma come anche quella del piombo destinata alla costruzione delle batterie delle auto. Tutto ciò in numeri si può tradurre con 1200 lavoratori in cassa integrazione e altri 500 che nelle prossime settimane rischiano di vedersi abbandonati al medesimo destino. Una situazione difficile che ha portato questa vertenza anche all’attenzione dei media nazionali, in seguito all’appello lanciato dal papa durante l’angelus. Partecipare alla manifestazione per loro significa anche chiedere al governo di assumersi la responsabilità di una crisi diversa, scoppiata già tempo addietro, quella dell’energia, attraverso politiche che possano agevolare le industrie energivore anche in territorio sardo. La Portovesme srl chiede, ormai da tempo, la realizzazione di un parco eolico che possa soddisfare il fabbisogno energetico dei propri impianti, un progetto ambizioso che diventerebbe uno dei primi esperimenti di questo tipo in Italia e che nonostante le continue richieste delle parti interessate, tarda ad ottenere autorizzazioni. Come sostengono gli stessi lavoratori, a volte la burocrazia fa più danni della crisi stessa. Hanno sfilato per le strade di Roma, stanchi ma speranzosi, avrebbero voluto parlare dal palco del Circo Massimo,  ma non è stato possibile, eppure giurano che stanno attivando tutti i canali possibili per far tornare alla ribalta la loro vertenza. Dopo il discorso del segretario Guglielmo Epifani sono già costretti a tornare indietro, verso i pullman che li condurranno alla banchina del porto di Civitavecchia dove la nave partirà nel tardo pomeriggio. Per poche ore di manifestazione hanno attraversato due notti di viaggio ma per loro ne è valsa la pena, hanno dimostrato ancora una la tenacia la loro tenacia, come solo i sardi sanno fare.

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