Sardegna protagonista al "Vinitaly" di Verona con i suoi vitigni autoctoni

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Due medaglie d’oro, una di bronzo e tante gran menzioni. E’ la fotografia della Sardegna vinicola all’ edizione di Vinitaly 2009. E’ questo il senso dei riconoscimenti assegnati quest’anno alle bottiglie sarde. Ecco allora le medaglie d’oro per il Vermentino di Sardegna «Opale» 2008, delle cantine Mesa di Sant’Anna Arresi e per «Karmis» 2008, l’Igt Valle del Tirso prodotto dall’ azienda vinicola Attilio Contini di Cabras. Ma se il vino prodotto dall’azienda di cui è titolare anche Gavino Sanna, rientra nel novero delle medaglie possibili (è o non un momento magico per il Vermentino?) la sorpresa viene dal Karmis, un blend di Vernaccia e Vermentino, d’annata, e non come è tradizione da far invecchiare. L’intuizione di Contini (che da anni si batte per questo nuovo uso del vino tradizionale della Valle del Tirso) è stata premiata. Terza medaglia, questa volta di bronzo, per la malvasia di Bosa. Anzi per la Malvasia di una azienda giovane e moderna che, lo scorso anno, al debutto a Vinitaly, aveva ottenuto la medaglia d’argento. Ma la vera notizia di quest’anno è un’altra: l’enologo che ha creato i vini che hanno ottenuto le due medaglie d’oro e quella di bronzo è lo stesso: Piero Cella. «Ero talmente emozionato che quasi piangevo – dice – A volte mi viene un po’ di amarezza a pensare quali potenzialità abbiamo ma che non sappiamo sfruttare. Queste medaglie premiano un gioco di squadra: dall’enologo al manager fino all’operaio che lavora la vigna. E’ questo che dobbiamo imparare noi sardi: più umiltà e maggiore sinergia tra di noi. Bisogna produrre meglio ma anche di più. Abbiamo potenzialità per produrre 100 milioni di bottiglie e ne facciamo solo 30 milioni». Il resto del medagliere rende merito alla Gallura, non solo alla potenza elegante dell’Arakena di Monti del 2006 e dei Canayli (sia quello dell’ultima vendemmia ma anche quello del 2007) e all’intramontabile «Funtanaliras», una delle più belle declinazioni del Vermentino di Gallura. Ma il Vermentino ormai è un vino che sa esprimersi in diverse sub regioni della nostra isola: a Settimo San Pietro e a Orosei, a Terralba e a Cabras), ma anche al singolare «Nozzinnà» della cantina di Badesi. Ma scorrendo l’elenco dei premi non si può non osservare come a emergere siano anche zone di produzione fino a ora rimaste un po’ in disparte ma che possono esprimere grandi potenzialità. Ecco il Mandrolisai prodotto ad Atzara da Fradiles: un vino che ha le carte in regola per sbalordire i palati più esigenti, ma anche i tanti Cannonau: da quello raffinato e innovativo dei Puddu di Oliena al superbo Sincaru di Surrau di Arzachena. Non hanno bisogno di presentazione, poi, le ottime bottiglie dei fratelli Pala di Serdiana (il premio quest’anno è andato all’Entemari) o agli eccezionali rossi di Usini (quello di Carpante e il raffinato Cagnulari di Giovanna Chessa). Ecco anche un Carignano: è quello della Cantina di Calasetta, da tempo rinata a nuova vita. E per rimanere in zona ecco anche l’«Arrubias» dei Feudi della Medusa. La cantina della Trexenta ha voluto mettersi in evidenza con il cannonau «Bingias» mentre Terralba esibisce con orgoglio le bottiglie della Cantina del Bovale di Tatiana Tuveri e i bianchi di Abele Melis. Riecco anche il Cannonau «Fuili» di Dorgali, la Vernaccia della cantina della cooperativa di Oristano e il sorprendente, fresco moscato di Cagliari di Dolianova. Onore al merito, infine, per lo stupendo bianco della Cantina Romangia di Sorso e il rosso Kostì della Meloni vini di Selargius.

 

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