La situazione finanziaria di Tiscali si complica dopo la mancata vendita in Gran Bretagna

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Diventa sempre più pesante la crisi di Tiscali. La società sarda ha interrotto le trattative con BSkyB per la cessione delle sue attività inglesi. La vendita in Gran Bretagna sarebbe stata un tassello fondamentale nel percorso di ristrutturazione dell’azienda. La cessione avrebbe giovato alle casse di Tiscali. Non a caso, sfumato l’accordo, l’azienda ha chiesto alle banche creditrici la sospensione del pagamento degli interessi sul debito (pari a 500 milioni di euro). «A seguito del protrarsi delle negoziazioni e del mancato raggiungimento di un accordo, a causa del deterioramento del contesto del mercato in cui opera anche il potenziale acquirente», si legge in una nota, «il cda ha preso atto della sostanziale impossibilità a procedere nelle trattative». Il consiglio di amministrazione di Tiscali ha poi valutato la necessità di predisporre un nuovo piano industriale e finanziario che consenta al gruppo di avviare la ristrutturazione del debito e di garantire l’equilibrio finanziario di lungo periodo. Tiscali ha chiuso il 2008 con ricavi consolidati per circa un miliardo di euro e un margine operativo lordo per 200 milioni, «inferiore alle stime di agosto 2008». Il cda approverà il progetto di bilancio del 2008 il prossimo 27 marzo. Gli amministratori hanno anche espresso la necessità «di poter disporre del tempo necessario per la predisposizione di tali piani», e per questo precisa che «intende chiedere ai principali istituti finanziatori di concedere un periodo di sospensione dei pagamenti di interessi, quote capitali e dei covenant finanziari, funzionale al raggiungimento degli obiettivi». L’indebitamento bancario a lungo termine del gruppo (al 31.12.2008) è di circa 500 milioni di euro ed è stato sottoscritto originariamente da JPMorgan e Intesa Sanpaolo.

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