Nucleare in Italia: si apre l'acceso dibattito fra le regioni. No della Sardegna

di Antonella Loi

Dibattito acceso intorno all’ipotesi della costruzione di quattro nuove centrali nucleari in Italia. Dopo l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy, svolta energetica accolta con entusiasmo da parte governativa – il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, si fregia di "un elenco di 34 comuni" pronti ad ospitare i nuovi impianti -, il panorama appare per la verità quanto mai eterogeneo, come da migliore tradizione italiana. Se è vero che diversi sondaggi danno un’opinione pubblica più possibilista sul ritorno del nucleare, è forse presto per dire che le barriere definite dal referendum del 1987 siano del tutto sfumate. Anche perché sono molti ancora i nodi da sciogliere: in quali aree sorgeranno le nuove centrali, come e dove stoccare le scorie nucleari vecchie e nuove e, infine, chi metterà i soldi. L’ultima regione in ordine temporale a tirarsi fuori dall’opzione nucleare è la Sardegna, appena passata sotto l’ala di un’amministrazione di centrodestra. "State certi che dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile – ha assicurato il governatore Ugo Cappellacci, nella sua pagina Facebook -. E comunque nessuna centrale in Sardegna: il Presidente Berlusconi manterrà la promessa fatta. Ricordo anche che l’accordo programmatico da me firmato con il Partito Sardo d’Azione recita: riconoscimento della esigenza che tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato". Una presa di posizione netta rispetto a quanto scritto da alcuni quotidiani nazionali che avevano indicato nella piana di Arborea, nell’Oristanese, uno dei territori "papabili" per ospitare le prossime centrali nucleari. Ma anche Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, liquida l’argomento con un "vedremo". Il "sì" senza se e senza ma arriva solo dalla Sicilia da cui però si distingue la provincia di Ragusa che "ha già dato" con Comiso. "Piuttosto ci servono infrastrutture", ricorda il presidente Antonici. A favore anche il Veneto e per l’Abruzzo "la via del nucleare è ormai inevitabile". Le altre regioni tergiversano o si schierano contro. E anche i comuni che ospitano le quattro centrali nucleari dismesse, Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Latina  e Garigliano (Caserta), chiedono condizioni. Il sindaco di Caorso, in particolare, dà un sonoro "stop and go". "Finora non ci ha contattato nessuno ma la nostra posizione è chiara: il mio comune non è disposto ad un futuro atomico fino a quando non chiuderà con il passato: prima smantellino la vecchia centrale, poi ne riparleremo". Prima di tutto, aggiunge, "servono condivisione e incentivi e bisogna far partire i lavori solo quando sarà definito un sito nazionale per lo smaltimento delle scorie nucleari e chi pagherà tra decenni la dismissione delle centrali". Che, si sa, hanno una vita di sessant’anni. L’entusiasmo di Scajola è forse da tenere in stand by – memori delle furiose proteste di Scanzano Ionico e della Sardegna davanti all’ipotesi del sito di stoccaggio – in attesa che queste questioni siano meglio definite. E nel frattempo si provano a chiarire alcuni punti, tra cui quello dei costi (l’ipotesi è di 4 miliardi di euro a reattore, 8 o 9 a fronte di 4 o cinque centrali) che, assicura il ministro, non ricadranno sui cittadini e gli investimenti saranno privati. Gli accordi con la Francia ci sono già "ma può darsi che arrivino anche gli americani e i russi", spiega ancora mentre Confindustria applaude e gli scienziati – seguiti dagli ambientalisti – chiedono una riflessione più approfondita prima che vengano prese "decisioni irreversibili".

2 risposte a “Nucleare in Italia: si apre l'acceso dibattito fra le regioni. No della Sardegna”

  1. L’importante è che non abbiano già programmato di portare le scorie nucleari in Sardegna: qualcuno infatti potrebbe dire che chi canta non porta la croce! Fuor di metafora: chi non vuole le centrali nucleari, si tenga almeno le scorie! Sarebbe l’ennesima beffa per noi Sardi! Stiamo tutti in campana. Albix

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