Intervista a Tonino Mulas, presidente F.A.S.I. all'indomani delle elezioni regionali in Sardegna

di Massimiliano Perlato

 

Abbiamo incontrato a Milano, Tonino Mulas, Presidente della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia. Quattro chiacchiere per parlare di Sardegna e delle prospettive future che interessano anche il mondo migratorio organizzato.

All’indomani delle elezioni per la Presidenza alla Regione Sardegna si può tranquillamente affermare che per Cappellacci e la destra sarda si è trattata di una vittoria abbastanza netta.

Sì. Devo confessare che non mi aspettavo un risultato di questa entità, benché fossi consapevole delle difficoltà. Sono dispiaciuto e deluso.

Tu ti sei impegnato in prima persona?

Sì, insieme a tanti altri. È da tanto tempo, anni ’70 e ’80, che non si vedeva una così grande partecipazione di emigrati in una campagna elettorale per la Regione. In forme diverse: appelli, siti, blog, manifestazioni, pullman, inserzioni su giornali, dichiarazioni TV, ecc.

Il voto dei sardi e l’opinione degli emigrati sono stati divergenti?

Immagino che anche Cappellacci avrà avuto voti dagli emigrati. Non so quantificare. Gli emigrati sono probabilmente più appassionati dei sardi residenti e nello stesso tempo più distaccati, meno condizionati.

Non temi la critica di avere esposto anche la FASI?

Non ho mai partecipato, in quanto presidente, ne ho mai citato la FASI. C’è una regola fra di noi: ognuno ha diritto di partecipare come cittadino, ma non deve coinvolgere l’istituzione, questo vale per la Federazione, come per i Circoli. Altri emigrati, dirigenti, si sono espressi per Cappellacci e hanno partecipato alla sua campagna. Se l’hanno fatto come singoli cittadini ne avevano il diritto.

Stando lontano dalla Sardegna come la vedi: per quali ragioni Soru ha perso?

Credo che le ragioni siano tante. Cambiare è difficile, soprattutto in tempo di crisi, di disoccupazione, di precarietà, quando vince la paura per il futuro. Non voglio però addentrarmi su questo terreno che è squisitamente politico.

Cosa pensi della campagna elettorale di Soru?

Ha avuto grande coraggio e determinazione. Non poteva fare una campagna elettorale migliore. Ha suscitato l’interesse e la  partecipazione di moltissimi giovani. Forse alcune cose andavano spiegate meglio. Prima di farle e mentre erano in corso.

La tassa sul lusso?

Abbiamo difeso giustamente gli emigrati. Non la condividevamo e ci siamo battuti coerentemente. Il principio era giusto (il riequilibrio coste – zone interne); l’applicazione sbagliata. Nel caso, la tassa doveva essere per tutti, secondo il reddito e secondo il valore dell’edificio e della località. Ma, almeno per quanto mi riguarda, non si può confondere la parte con il tutto; questa critica non inficiava la bontà del programma su come cambiare la Sardegna.

Cosa farà la FASI nella nuova situazione?

La FASI è una libera associazione di circoli, i quali sono associazioni di uomini liberi, emigrati, legati alla Sardegna da un grande rapporto, razionale e sentimentale insieme, che non cambia in relazione ai partiti o agli schieramenti. Questi uomini hanno a loro volta opinioni politiche diverse. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: porteremo avanti i nostri progetti, faremo la nostra attività culturale, promozionale, sociale; manterremo un rapporto di lealtà e collaborazione con le istituzioni. In realtà non c’è una nuova situazione: da quando sono nella FASI c’è l’alternanza: Paolomba – Pili – Masala – Soru – Cappellacci.

Cambierà la posizione sull’ambiente e sulle coste?

È una posizione che non dipende né da Soru, né da Cappellacci. Continueremo a batterci per la salvaguardia dell’ambiente, così come nel recente passato ci siamo battuti contro le scorie nucleari. Cerchiamo sempre di individuare temi che siano di interesse generale e di grande valore culturale, non di schieramento.

La continuità territoriale?

Deve rimanere, anche per gli emigra
ti; proprio sulla base del proclamato principio dell’insularità; deve essere il minimo comune denominatore in un rapporto sinergico con la liberalizzazione dei low cost
.

Il cammino intrapreso con la Conferenza Internazionale di Cagliari dell’aprile 2008, come potrà essere approfondito?

La Conferenza Internazionale è stato un grande appuntamento dei sardi nel mondo. Non credo possa essere considerata patrimonio di una sola parte politica. Bisogna partire da qualche analisi di carattere storico – sociale; ovviamente lasciando al nuovo Assessore il tempo e lo spazio necessari perché possa proporre proposte e progetti concreti.

Il nuovo presidente Ugo Cappellacci è intervenuto sui problemi dell’emigrazione parlando di uno strumento nuovo per le politiche dell’emigrazione.

So che ha accettato questa proposta, che gli è stata avanzata da alcuni esponenti dell’emigrazione a lui vicini. In realtà, quella di un’agenzia operativa è da tempo una soluzione condivisa: basta vedere gli ultimi due congressi della FASI. Noi siamo disponibili a discuterne. Deve restare distinto il ruolo di un organismo di rappresentanza degli emigrati, libera espressione dell’associazionismo e del volontariato; ma può cambiare lo strumento di intervento della Regione, puntando più al sostegno operativo alle attività, che al mero controllo formale.

Non c’è Bilancio, è scaduta la Consulta, non ci sono Piano Annuale e Piano Triennale: si preannunciano tempi lunghi?

Indubbiamente ci saranno delle difficoltà, ma sono purtroppo i tempi di legge, dopo ogni elezione. Mi auguro che si faccia al più presto.

Non sempre in Sardegna si sa quello che facciamo e quello che proponiamo. Non pensi che tutto il mondo dell’emigrazione sarda debba acquisire più visibilità potenziando il settore dell’informazione?

Sono  d’accordo, abbiamo la necessità di informare di più e meglio, ma questa è un’altra storia che approfondiremo in un’altra occasione.

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