Quirra: l'inchiesta sul poligono militare di Perdas de Fogu

di Pierluigi Carta

 

I ragazzi di Mama Sabot, gli scrittori e i giornalisti che hanno intrapreso l’inchiesta sul poligono militare di Perdas de Fogu, dalla quale con Massimo Carlotto hanno prodotto l’omonimo romanzo noir mediterraneo, stanno girando la Sardegna e l’Italia per parlare alla gente di questa questione spaventosa  che viene regolarmente ignorata dai media locali. Il collettivo sardo sta dando prova di come la letteratura può profondere nella società un grande impegno di rilevanza essenziale. Le loro conferenze sono diventate l’epicentro dei gruppi di azione contro le installazioni militari in tutta Italia. La lettura del romanzo è duplice, gli intenti narrativi nascono da un meticoloso lavoro di inchiesta che parte dalle contorsioni istituzionali, passa per gli interessi della Nato e arriva sino al cuore della Sardegna, che si svela sporco, velenoso e radioattivo. Il patto letterario si basa sulla veridicità dei fatti, esaminati attraverso due anni di inchiesta che ha prodotto 1.500 pagine di esami e di prove. Il poligono sperimentale e di addestramento Interforze del Salto di Quirra comprende otto comuni e 26.000 abitanti; esso viene usato ormai da anni per sperimentare nuove tecnologie militari, non solamente della Nato ma anche di multinazionali della morte che, potendo prendere in affitto alcuni lotti dei 13.000 ettari a disposizione della NATO, hanno la facoltà di sperimentare qualsiasi tipo di strumentazione senza poter essere controllati o limitati nelle loro attività. Il giro d’affari che sta dietro queste concessioni è gigantesco, le compagnie sborsano fino a 50.000 € per un’ora, quindi circa 400.000 per una giornata intera per l’utilizzo di un solo lotto; inoltre basta un’autocertificazione che attesti le operazioni di esercitazione e una dichiarazione in cui il soggetto occupante si assuma la responsabilità delle eventuali conseguenze negative della manovra. La storia che c’è dietro a quei paesi è una storia di tumori e leucemie, malformazioni genetiche e morti silenziose. L’azione dell’uranio impoverito è nota da lunga data, già dal ’79 si conosce il pericolo sia per le persone vicine che per quelle sottovento, anche a lunga gittata. Le radiazioni Alfa che vengono prodotte dalla detonazione possono essere trascinate dal vento e si depositano nell’organismo senza essere filtrate dai polmoni, sedimentandosi nelle cellule probabilmente per sempre. La pericolosità di tali munizioni è stata accertata dagli scienziati americani e ne è stata data conferma ai vertici militari italiani, nel ’78, ’79, ’86, ’90, e nel ’92 con un documentario su videocassetta. Allora come mai permettono tutt’oggi che i nostri soldati le utilizzino al fronte e nel suolo nazionale abitato da civili? Nella guerra del Golfo sono stati sparati 400 tonnellate di munizioni all’uranio impoverito, causando 90.000 casi di malattie gravi su 700.000 soldati. Nella guerra dei Balcani ne sono state sparate solo 30 tonnellate e si è rilevato che i danni riportati possono essere comparati a quelli di un’altra Cernobyl. I politici italiani a suo tempo dichiararono di non aver sparato neppure una di quelle munizioni, ma contemporaneamente il comandante delle forze alleate Bagnoli li auto smentiva dichiarando che in quella guerra furono sparati 11.000 proiettili. Ciò non basta, i soldati americani per sminare erano forniti della tuta impermeabile NBC  progettata per essere usata in aree altamente contaminate; mentre i soldati italiani, ridendosela andavano in magliettina o a torso nudo. Quello che accade entro il perimetro della struttura è praticamente un mistero coperto da segreto militare e da segreto industriale, ma gli effetti si sono avvertiti già negli anni ’80 a Quirra, Villasor, San Sperate e a Decimo, dove si è rilevato un incremento di neonati malformati (in un anno 6 su 18), si sono riscontrati casi di ermafroditismo e un caso di idrocefalea. Negli ultimi vent’anni su una popolazione di 150 persone 32 si ammalano di leucemia; tra il ’97 e il 2001 si è registrato un tasso superiore del 3% di mortalità delle donne e un 3% in più di casi di leucemia per i pastori.  La colpa di ciò non può essere imputata solamente all’utilizzo dell’uranio impoverito; per causare una devastazione simile servirebbe un quantitativo pari a sei volte l’uranio usato nei Balcani. Con ogni probabilità la casa va ricercata nella commistione degli inquinamenti prodotti dalle nano particelle, dai motori dei razzi e dalle radiazioni emesse dai radar, che combinandosi assieme producono un cocktail che intacca significativamente il suolo, le acque e l’aria. Dal 2007 è stata avviata la Commissione parlamentare d’inchiesta, mentre gli abitanti del luogo lamentano la tipologia delle indagini già in corso dal 2001, che loro affermano essere certamente pilotate e inefficaci. I ragazzi del collettivo Mama Sabot hanno scoperto molte cose, la dottoressa Antonietta Gatti ne ha scoperto anche di più (da lei è stato coniato il termine "nanopatologia", patologie indotte dall’inalazione, dall’ingestione o, comunque, dall’ingresso di particelle inorganiche non biodegradabili e non biocompatibili, di dimensioni micro- e nanometriche, nell’organismo umano). Hanno scoperto gli enormi interessi delle multinazionali militari, che tra l’altro stanno per investire 400 milioni di euro per un drone uav (veivolo da combattimento senza pilota). Hanno scoperto i danni ambientali e fisici che producono gli esperimenti militari e d’aviazione civile. La domanda inespressa va rivolta alla cittadinanza di Quirra, di Cagliari, ai connazionali Sardi e Italiana: cosa si può fare? Cosa si può fare se lo Stato italiano ricatta le 150 famiglie che dipendono dall’esistenza del poligono, cosa si può fare se le istituzioni sono inevitabilmente coinvolte? ( Il sindaco di Quirra è un militare dell’aeronautica). Cosa si può fare se la Difesa dal 2001 istituisce una commissione per accertare il suo stesso operato? Cosa si può fare se questo è il più grande poligono d’Europa di "fondamentale importanza strategica e militare per gli equilibri geopolitici mondiali"? Cosa si può fare se la Francia e gli USA attuano le proprie sperimentazioni nel deserto e da noi le si fanno dietro le case dei sardi e vicino ai pascoli dei pastori?

2 risposte a “Quirra: l'inchiesta sul poligono militare di Perdas de Fogu”

  1. Caro, Gentile Massimiliano, ricevo sempre con gran piacere le notizie legate a Tottus in Pari. Se sei/siete d’accordo, vorremmo postare un richiamo alla Vs pubblicazione, in evidenza sul numero in uscita del nostro periodico di letteratura, cultura online Isola Niedda, consigliato UNESCO e distribuito nel mondo in tre format di tre lingue diverse ( eventuali su http://www.giovannamulas.it ).

    Fammi sapere che ne pensi, ti ringrazio. E buon lavoro sempre. A menzus biere Massimiliano

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