Dopo l'alluvione in Sardegna: angoscia e rabbia

di Mario Sconamila

 

Terminato il lavoro quotidiano, nel primissimo pomeriggio ti colleghi con l’edizione online dell’Unione Sarda per dare uno sguardo alla panoramica sulle notizie della Sardegna. Incappi immediatamente nell’evolversi drammatico dell’alluvione che colpisce il capoluogo e i centri limitrofi ed in particolare l’epicentro nella zona di Capoterra. Noi sardi non siamo in molti qui in Finlandia: quattro di essi, fratelli e sorelle, sono proprio di Capoterra, giovani arrivati tanti anni fa per la sistemazione lavorativa. Si telefona ad amici del posto per conoscere la situazione a Frutti D’Oro e la zona del Rio San Gerolamo, e le notizie sono poco tranquillizzanti. Per fortuna i cellulari trasmettono senza problemi. Quando accadono fatti del genere, per i sardi lontani in cerca di notizie la condizione non è sempre ottimale. Man mano che si ristabilisce lentamente il controllo della situazione, a mente serena si fanno delle considerazioni non proprio positive. Emergono, a quel che si legge e dalle dichiarazioni degli esperti, delle verità che appaiono crude e nel contempo poco rassicuranti, derivanti cioè non solo dalle avversità naturali che spesso non puoi prevenire, ma specialmente dall’incuria, dall’ignoranza e dalla dabbenaggine umana, che dovrebbe farci riflettere sullo stranissimo modo in cui ci mettiamo a contatto col territorio in cui agiamo e viviamo. Apprendiamo quindi che tale avversità meteorologica non poteva ragionevolmente essere prevista in anticipo, con le conoscenze attuali della scienza. Un qualcosa di imprevedibile, insomma, che noi non possiamo evitare. Notizia questa che evidenzia i limiti paurosi in cui ci dibattiamo, nonostante ci si illuda del raggiungimento delle più elevate conquiste tecnologiche. Ben più preoccupante, doloroso e non accettabile è invece il venire a sapere che in quelle zone "molte case si sono costruite dove non si sarebbe dovuto edificare". Ed ancora: non poche di quelle abitazioni erano abusive. Per concludere: si sapeva da moltissimo tempo che la zona del Rio San Gerolamo era ad alto rischio abitativo. Più in generale: nel comprensorio di Capoterra non pochi terreni si trovano sotto il livello del mare, con tutte le conseguenze che è fin troppo facile possano derivare. Giunti a questo punto, ci si potrebbe chiedere: pagherà qualcuno per queste disfunzioni? Oppure: si cercheranno eventuali responsabilità o dovremo ancora prendercela con la sorte avversa? Ecco poi la notizia che noi sappiamo da tempo ma che viene sciorinata ed evidenziata solo a danni avvenuti: l’esperto ci ricorda ancora una volta che in pratica un centro abitativo della Sardegna su dieci si trova ad alto rischio idrogeologico, che detto in parole più semplici significa che poggia su un terreno non propriamente compatto e sicuro. C’è qualcuno, sia persona fisica o giuridica che prenda dei provvedimenti preventivi oppure che programmi un intervento ad ampio respiro per ristabilire un certo equilibrio da un punto di vista della sicurezza? Il ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture, che naturalmente è a conoscenza della realtà poco tranquillizzante, ha previsto qualche particolare piano di intervento? Non sarà che, ristabilita la calma e ricordate con commozione le vittime, tutto ritorni come prima? Come sappiamo, la questione delle edificazioni nella nostra Isola sta raggiungendo dei traguardi non facilmente comprensibili per il normale cittadino. Cosa inconsueta ed impossibile nelle altre regioni, noi sardi siamo stati convocati per ben due volte nel giro di un anno, tramite referendum, ad esprimere un giudizio su due leggi che, ad osservarle bene, avevano per oggetto la questione della edificabilità. In entrambe le occasioni, solo poco più del quindici per cento dei cittadini hanno ritenuto opportuno di partecipare alle consultazioni e non condividere le leggi vigenti. Mi guardo bene, adesso, dall’esporre mie opinioni sulla recente contrapposizione fra le due parti. Per quanto poco abituale possa apparire la mia posizione, non esito ad affermare che delle noiosissime diatribe politiche, fatte da poco convincenti e improbabili uomini che dicono di interessarsi del bene della Sardegna, non m’importa assolutamente nulla. Lascio volentieri questa incombenza e questa passione ai sardi che ancora credono al primato della politica e quindi stabiliscono se un partito sia migliore o peggiore di un altro. Fra non molto, e penso ne verremo travolti, inizierà la cosiddetta campagna elettorale in vista delle elezioni regionali della prossima primavera. La mia più grande paura è che saremo colpiti da una marea di chiacchiere, di promesse, di presunte virtù che naturalmente saranno smentite un giorno dopo le elezioni. Per quanto mi riguarda, a me non interessa sapere minimamente quale parte politica debba avere il sopravvento: è l’ultimissimo dei miei pensieri. Vorrei però avere assicurazioni sul programma che i competitori stanno elaborando o hanno già ultimato per quanto concerne la difesa del territorio, intesa anche come sicurezza per le persone che vi abitano. Per noi sardi residenti all’estero, c’è quasi la realtà di dover vivere queste catastrofi che colpiscono la nostra terra con una rassegnazione quasi disperata: il non poter fare nulla per responsabilità di persone che ancora una volta la faranno franca ed apriranno la porta a future inosservanze delle leggi e delle regole.

2 risposte a “Dopo l'alluvione in Sardegna: angoscia e rabbia”

  1. Egregio Massimiliano, ti ringrazio per la pubblicazione della lettera nel tuo blog, che ho esaminato e che trovo molto interessante. Buon lavoro e buone giornate.

  2. ho appena letto l’articolo.. Monserrato è il paese dei miei nonni. E’ stato bruttissimo vedere in quello stato, attraverso la televisione, i luoghi dove ho trascorso delle vacanze bellissime.

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