Tottus in Pari, 218: Un patrimonio da non disperdere

 

Attraverso Tottus in Paris, mi rivolgo alle Donne dei Circoli per promuovere un’iniziativa e cioè:
raccogliere interventi, relazioni, riflessioni e proposte delle Donne dei Circoli che hanno partecipato alla Conferenza di Cagliari nello scorso mese di Aprile. Credo  sia importante non vanificare il lavoro fatto e le energie incalanate per quell’evento e mantenere vivo l’interesse per un processo di crescita continua. Alimentare uno scambio di opinioni e  ascoltare chi lavora da tanti anni o inizia adesso ad interessarsi e a dare il suo contributo nei Circoli, può essere una forte leva motivazionale per un’interazione più attiva e per nuove proposte. Un caro saluto a tutte.
Pierangela Abis

L’INTERVENTO DELL’APRILE SCORSO A CAGLIARI

Nello scenario ormai planetario della migrazione di popolazioni, in tempi di globalizzazione, sono loro le vere protagoniste di questo fenomeno. Sono 95 milioni le donne migranti nel mondo, pari al 49,6% del totale dei migranti. Un fiume silenzioso ma possente che rappresenta anche una straordinaria opportunità di emancipazione e uno strumento di "risveglio" per le comunità di origine. Come era successo alla nostra emigrazione  e come  succede ancora in parte, le donne sono emigrate e migrano per ragioni diverse, la maggior parte per lavorare in tutte le categorie professionali. Spesso sono super sfruttate, diverse  si prostituiscono, ma ci sono anche rifugiate e richiedenti asilo politico. Possono essere giovani, anziane, sposate, single, divorziate o vedove. Molte emigrano con i figli, altre sono costrette a lasciarli nel loro paese di origine. Eppure,  solo di recente la comunità internazionale ha cominciato a comprendere quanto queste donne contribuiscano all´economia e al benessere sociale sia dei Paesi di origine che di quelli di accoglienza.. I fondi che queste donne mandano vengono utilizzati per nutrire ed educare bambini, assicurare assistenza medica, costruire case, promuovere piccole imprese, insomma per migliorare le condizioni di vita delle persone care che sono rimaste a casa. Oltre le rimesse economiche ci sono le rimesse sociali e queste sono le  idee, le competenze,  gli atteggiamenti le conoscenze, i saperi.  Salute e istruzione sono dunque fondamentali per innalzare la qualità della vita, e,  le donne che hanno avuto fortuna,  portano nei paesi di origine i semi di un possibile risveglio sociale e culturale. Le prospettive su questi aspetti del fenomeno migratorio fino ad ora forse non erano state prese in considerazione. Dunque l’emigrazione delle donne come conquista . E’ stato un lungo percorso storico nei secoli che trova riferimenti e archetipi anche nella mitologia. Se pensiamo alla cultura occidentale, la donna è stata sempre  tradizionalmente caratterizzata dall’immobilità e attaccamento alla terra in cui è nata. L’immobilismo femminile è stato duro a morire nei secoli, solo l’800 apre un capitolo importante sulla storia della mobilità femminile ma riguarda  donne di alta estrazione sociale e con disponibilità economiche. Per le donne appartenenti ai ceti sociali operai e contadini era necessità occupazionale ed è in relazione a questo fenomeno che si è trasformata l’identità femminile. Il viaggio infatti è di per se una forza in grado di trasformare le mentalità individuali e i rapporti sociali. Superando pregiudizi radicati nella nostra cultura, si è arrivati  a concepire l’idea che anche una donna potesse partire, emigrare da sola. La scelta di abbandonare per necessità, per scelta o per decisione autonoma ha provocato mutamenti profondi nella vita, nelle aspirazioni, nella consapevolezza di sé dell’universo femminile. Per le donne che restavano ad aspettare e per quelle che partivano, l’emigrazione ha  significato comunque mutamento della vita quotidiana, del carico di responsabilità e di lavoro. Nella Storia della nostra emigrazione, le nostre donne  hanno percorso questi e molti altri passaggi storici alcuni dei quali sicuramente simili a quelli delle migranti extracomunitarie di questi tempi. Oggi le donne sarde emigrate, in particolare all’estero, di seconda e terza generazione possiedono per lo più, la ricchezza di una doppia, a volte, triplice cultura, che rende più fertile e creativa la loro origine sarda, che esalta il valore dell’identità, della solidarietà, soprattutto verso la partecipazione al  percorso di integrazione delle donne di altri continenti, che affronta la complessa questione del rapporto tra le culture d’origine e quelle dei paesi d’accoglienza, e mette a confronto e dibatte le esperienze di lavoro, di vita quotidiana, di vita familiare e lavorativa e di associazionismo, con proposte e  progetti, non solo all’interno dei circoli e federazioni, ma anche in altri contesti istituzionali. La donna sarda ha svolto un ruolo importante e spesso determinante nella difficile quotidianità dell’emigrazione, anche per la mediazione che ha dovuto svolgere quotidianamente in famiglia e nelle associazioni fra caratteri e generazioni, fra figli e ambiente esterno, fra differenti mentalità ricreando con l’unità familiare una struttura di sostegno tale da ridurre per l’uomo le difficoltà ambientali ed il peso del lavoro. Le Donne Sarde nel mondo, sempre più coinvolte e  nelle strutture sociali, economiche e politiche dei paesi di accoglienza, contribuiscono con la loro presenza ad accelerare il processo di internazionalizzazione  della Sardegna caratterizzandosi come strumento prezioso di penetrazione culturale e politica, con enormi riflessi positivi a beneficio della nostra Isola. Le donne sarde emigrate in Italia vivono, condividono e lottano con le altre donne  problemi che ancora oggi non sono risolti o sono in discussione o possono migliorare. Il loro profilo o identikit  è quello di donne italiane europee che devono far sentire la loro voce per raggiungere obiettivi di successo e realizzazioni  che la retorica modernista dà come acquisiti in Italia ma che invece forse sono realtà in altri paesi europei. Ne abbiamo parlato nel nostro Convegno Nazionale sull’imprenditorialità femminile a Milano, dove sono emerse realtà allarmanti in particolare per l’occupazione femminile in Europa. Abbiamo visto in quella sede come ancora si ripercuotono sulle donne i conflitti sui valori della nostra cultura, come il potere  delle donne nel nostro paese non sia ancora cambiato, come sia difficile ancora sfondare ai vertici o essere nelle stanze dei bottoni, non facendoci ingannare dalla realtà di ben pochi casi. L’obiettivo della UE è che nei paesi dell’Unione entro il 2010 lavori il 60% delle donne, la media italiana nazionale è del 43%, la media della Lombardia è del 73%. La media della Sardegna ovviamente più bassa. Molte donne cercano l’alternativa al posto fisso o all’emigrazione, aprendo una propria attività. E’ un’alternativa che consente  a persone in possesso di idee e capacità, di inventarsi un lavoro e diventare un fattore di sviluppo e ricchezza sul territorio. E’ important
e che La Regione Sarda  riservi una particolare attenzione per l’imprenditoria giovanile e femminile attraverso una serie di leggi regionali e l’applicazione delle misure operative, che offre agli aspiranti imprenditori, un aiuto concreto per la creazione di un’impresa in diversi ambiti di intervento. Oggi  noi donne sarde nel mondo siamo più che mai capaci di coniugare la difesa dell’identità come valore  e collocarlo nel multiculturalismo, nell’intercultura: identità e integrazione quale scambio, confronto dialettico. Siamo capaci di capire e meglio valorizzare le nostre nuove identità individuali che affondano nelle radici culturali della moderna contemporaneità. Siamo capaci di difendere il nostro modello di emigrazione e i nostri valori e condividere un obiettivo di  cambiamento positivo dell’identità e della cultura delle donne, nel mondo migratorio e in Sardegna. La solidarietà è stata sempre alla base degli obiettivi dei circoli ed è caratteristica dell’operare delle donne. Nell’attuale contesto culturale di orientamento e promozione, i circoli sono una risorsa e la donna ha ancora oggi una forza come portatrice di valori, trasmettitrice di cultura identitaria e portavoce di istanze di mutamento. Il nostro impegno continua nell’associazionismo e ne garantisce la continuità nel cambiamento. La nostra ottica, il nostro modo di vedere e vivere l’associazionismo è sempre valore aggiunto. Nell’ultimo Congresso della FASI  abbiamo chiesto di partecipare  e collaborare ai grandi temi della Sardegna da quelli dell’ambiente a quelli della cultura di pace. dA quelli per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, ai temi di sviluppo economico in particolare sull’occupazione. Abbiamo chiesto di partecipare e dare il nostro concreto contributo al nuovo statuto regionale, come emigrate. Essere parte attiva, significa essere più integrate e coinvolte in Sardegna. Non c’è un flusso di comunicazioni che agevoli questo rapporto, non c’è probabilmente curiosità e interesse di conoscere e "sfruttare"  al meglio la Sardegna fuori Sardegna. Verificheremo nei nostri circoli e nelle Federazioni come sarà possibile costruire  nuove modalità di lavoro o un nuovo sistema che sfrutti al massimo la nostra capillarità sul territorio europeo e internazionale. Abbiamo esperienze e professionalità. Possiamo aiutare la Sardegna con le nostre organizzazioni; possiamo essere delle vere e proprie Agenzie di intermediazione, strutture di riferimento per la Sardegna nel mondo. La nostra "nostalgia" è operatività. La stragrande maggioranza di noi non vuole tornare in Sardegna, ma vuole lavorare per la Sardegna. Ricominciamo adesso e non fra altri vent’anni. Non vanifichiamo gli sforzi reciproci fatti finora, tesaurizziamo tutto e andiamo avanti a lavorare insieme per obiettivi comuni.
Pierangela Abis

 

COSA E’ RIMASTO DOPO LA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULL’EMIGRAZIONE DI CAGLIARI

CON GLI OCCHI DI UNA GIOVANE DA FIORANO MODENESE

La Sardegna conta una popolazione residente di circa 1.600.000 abitanti, mentre fuori dall’isola vivono la condizione di emigrati circa 700.000 sardi. Secondo i Relatori della Conferenza Internazionale sull’Emigrazione di Cagliari, i rappresentanti delle Federazioni e dei Circoli, che si sono avvicendati al tavolo della Presidenza emerge che questi numerosi non residenti, che rappresentano quasi il 50% della popolazione residente, non hanno propri rappresentanti nelle Istituzioni della Regione e non possono quindi partecipare ai progetti e alle scelte politiche che riguardano la vita dell’isola e soprattutto in modo diretto alle scelte politiche sull’emigrazione. Nel fare le loro critiche, questi personaggi, hanno mirato in modo particolare contro le Associazioni di tutela e inevitabilmente contro la Regione che non dimostra abbastanza interesse verso gli emigrati, anzi trattandoli a volte come un fardello ingombrante e scomodo. Qui apro una parentesi molto critica sulle Associazioni di tutela, tutte residenti a Cagliari cioè lontano dai luoghi dove nascono i problemi e i bisogni degli emigrati. Codeste associazioni dovrebbero rappresentare e tutelare gli interessi degli emigrati ma, ahimè da ciò che traspare dai commenti fatti da chi ha più esperienza della sottoscritta, di fatto si perdono in un labirinto di farraginosa burocrazia pensando esclusivamente ai propri interessi, gestendo a loro piacimento il contributo finanziario che la Regione destina nel suo bilancio alle federazioni. Sono, probabilmente, contenitori creati ad hoc per sistemare politici trombati e relativi portaborse. Propongo perciò di chiedere attraverso un referendum, rivolto ai non residenti, di emanare una legge regionale che consenta la candidatura di tre rappresentanti al Consiglio Regionale, uno per l’Italia, uno per l’Europa ed uno per i continenti più lontani in cui risiedano sardi e/o loro discendenti. Propongo inoltre l’abolizione delle Associazioni di tutela, mantenendone in vita soltanto una con poche persone addette con un Referente itinerante che possa far da tramite fra le Federazioni ed i tre futuri consiglieri, consentendo così un più attento monitoraggio in tempo reale dei problemi e delle richieste delle federazioni stesse e la conseguente tempestiva presentazione presso l’istituzione Regione onde procedere ad una accurata analisi con  risposte immediate. Inoltre fatto non marginale, consentendo un risparmio di costi alla Regione stessa e quindi maggiori risorse alle federazioni da destinare ai circoli garantendone una attività più propositiva e duratura. La concentrazione più numerosa dei sardi emigrati risulta in Germania, verso la quale dal 1970 in poi si è registrato un flusso migratorio ininterrotto di giovani. Nel mondo esistono circa 60.000.000 di discendenti italiani, cioè esiste un’altra Italia che non conta e non ha voce,  non ha la cittadinanza italiana e, fatto ancora più clamoroso, non sa di averne diritto. In Argentina negli anni 60 c’erano circa 40.000 sardi e da allora nelle scuole pubbliche si insegna la lingua inglese e francese senza tenere in alcun conto della grande presenza degli italiani e in modo particolare dei giovani discendenti che, imparando l’italiano, sarebbero favoriti nel mantenere il legame con la terra d’origine. Le origini del fenomeno migratorio dall’isola nascono per bisogno e per paura; per bisogno per la mancanza atavica di posti di lavoro e per paura a causa dell’insicurezza esistente nell’isola nel periodo del banditismo. Qualcuno parla di emigrazione odierna non per necessità, ma per scelta, soprattutto laureati che ambiscono ad  acquisire maggiori conoscenze e perfezionare poi la loro professionalità presso grosse aziende con l’obiettivo (vano) di poter un giorno fare ritorno alla terra d’origine. Mi domando allora come, a fronte di un esodo così massiccio e continuo, la percentuale di disoccupazione nell’isola sia ancora così elevata. Tre sono, secondo il mio modestissimo parere, le ipotesi:

I residenti non hanno la voglia di impegnarsi in un proficuo e radicale cambiamento, mancando, quindi, di intraprendenza verso quei settori ch
e più caratterizzano l’isola; non creando piccole imprese, cooperative e consorzi che abbiano facile accesso ai finanziamenti della Comunità Europea, oppure, perché no, che attraggano capitali mirando anche ad un  azionariato diffuso con il coinvolgimento degli emigrati stessi. Ciò potrebbe favorire il rientro nell’isola soprattutto dei figli degli emigrati che hanno acquisito all’estero capacità professionali e manageriali tali per cui possano influire, con efficaci progetti economici, in un  processo di cambiamento ben ragionato e programmato nel tempo.

•-          La Regione non è ancora attenta alle problematiche della sua popolazione, rimanendo ingessata in una posizione statica che produce soltanto costi per il mantenimento della macchina burocratica. Paragonando a quanto avviene nella nostra regione emiliana, mi accorgo che le differenze sono notevoli nel progettare le politiche e  nei tempi di varo e attuazione delle leggi e in modo particolare nel tenere nella giusta considerazione  i Comuni e le Provincie.

•-          Assegnazione da parte della Regione di inutili consulenze a professionisti residenti, di dubbia capacità, per sviluppare progetti validi. E’ risaputo che in Italia e all’estero abbiamo fior di cervelli giovani, che tutti ci invidiano, che operano nel campo della ricerca scientifica, energetica ed ambientale ed in altri settori, che dirigono aziende di notevoli dimensioni, i quali si sentirebbero onorati e disposti a trasferire le loro immense competenze a costi estremamente ridotti.

A proposito in questa Conferenza Internazionale le donne si sono distinte più degli uomini, per coraggio nell’esprimere la critica, a volte anche aspra e nel formulare idee e progetti. Le donne che hanno presentato le loro relazioni hanno dimostrato di avere le idee molto chiare e hanno indicato un percorso ben preciso per rivisitare i circoli e renderli più attuali, soprattutto stimolando l’interesse di quei giovani che hanno ancora voglia di impegnarsi. La grande presenza alla Conferenza di noi giovani dimostra che abbiamo tanto da dire e da dare alle politiche dei Circoli e delle Federazioni con l’obiettivo principale di tenere alta la nostra appartenenza al popolo sardo con grande onore così come fecero nel così detto secolo breve i nostri nonni prima e successivamente i nostri genitori. A conferma di ciò asserisco che noi giovani abbiamo superato quella fase di nostalgia che ha sempre condizionato i nostri padri, ci sentiamo cittadini del mondo, anzi siamo discendenti del popolo sardo nel mondo. Si sollecita un confronto con gli altri circoli, magari creando insieme eventi e sollecitando la Regione a farsi carico tempestivamente delle istanze degli emigrati attraverso serie proposte condivise. Per esempio proposte sulla valorizzazione della nostra lingua, sul riconoscimento della cittadinanza italiana per coloro che vivono all’estero, sull’appartenenza, sul riconoscimento dello sconto sui viaggi per la Sardegna ai figli degli emigrati, etc. Con i Giovani dei Circoli di Bologna, Udine, Varese e Livorno abbiamo programmato incontri a medio termine per mettere in cantiere un progetto culturale che nasce intorno al mondo della musica che per noi rappresenta il mezzo più immediato per comunicare e unire. Abbiamo avuto uno scambio di idee anche con altre realtà, le Federazioni della Svizzera e del Belgio, i circoli di Lione e di Grenoble, dai quali abbiamo ricevuto un invito a creare un interscambio mediale che possa  portare reciprocamente ricchezza di idee per creare eventi condivisi.  Chiudo questo breve intervento con l’auspicio di poter lavorare alacremente all’interno del mio Circolo di Fiorano insieme a tanti altri giovani sardi e non per farlo crescere, naturalmente con l’aiuto dei soci anziani, di coloro che con onore si sono spesi anche nelle Istituzioni locali, con coloro che  rappresentano la memoria storica e la cui esperienza sono certa sarà sempre messa a nostra disposizione, per dare un prodotto esprimente cultura e valori al passo coi tempi. Fortza Paris e a chent’annos.

Elodia De Montis

 

UNA GRANDE INIZIATIVA DELLA REGIONE PER GLI EMIGRATI

ATTIVATO IL PORTALE "SARDEGNA MIGRANTI"

Ha iniziato la sua attività il portale SardegnaMigranti, interamente dedicato alla comunicazione di informazioni riguardanti le migrazioni da e per la Sardegna. I destinatari sono gli emigrati sardi e gli immigrati che arrivano nell’isola da altri paesi, in particolare extraeuropei. Il sito include in una unica "home page" notizie sull’emigrazione e sull’immigrazione, considerati sezioni ed aspetti di un unico fenomeno, il movimento degli uomini nel mondo. Nel portale c’è anche uno spazio dedicato alle notizie e alle informazioni dell’Ultim’ora Per collegarsi basta digitare www.sardegnamigranti.it o andare nel sito della Regione www.regione.sardegna.it e poi cliccare sulla scritta "SardegnaMigranti".

SardegnaMigranti ci propone un’immagine della migrazione come fenomeno composito, vario, come fonte di ricchezza per la nostra isola, per gli aspetti economici, sociali, culturali. Gli emigrati e gli immigrati ricevono la stessa attenzione paritaria, per quanto sussistano differenze tra le due tipologie di movimento. Il sito vuole essere uno strumento di comunicazione immediata sullo stato della migrazione in Sardegna, fruibile da tutti i cittadini. Esso mette a disposizione degli interessati strumenti operativi pratici, per dare risposte certe e precise su problemi che investono il quotidiano. Nel sito si individuano due grosse macro aree:

Sardi nel mondo e Accoglienza. I termini utilizzati per identificare le due "facce" del movimento migratorio in Sardegna sono indicative dell’approccio che la Regione e in particolare, l’Assessorato del Lavoro competente nella materia, dedicano al fenomeno.

Sardi nel mondo, rivolto all’emigrazione, evoca un movimento degli emigranti verso l’esterno dell’isola che si traduce in momenti di intensa esperienza individuale e collettiva e occasione di arricchimento relazionale, culturale. La sezione presenta nel dettaglio le informazioni Esso analizza il percorso delle migra
zioni e rende disponibili documenti che indicano l’organico dei circoli sardi nel mondo, la loro organizzazione, le norme di riferimento, gli organismi che svolgono funzioni di consulenza, decisione e indirizzo delle politiche emigratorie. L’emigrazione è un percorso difficoltoso e doloroso. Le storie di vita che da essa emergono sono spesso ricche di esperienza. Una sezione si occupa di raccontarne le dinamiche e l’evoluzione. Sempre presente è la straordinaria esperienza del Messaggero Sardo, che per tanto tempo ha svolto il ruolo di collante, di anello di comunicazione tra i sardi sparsi nel mondo e la terra di origine.

Accoglienza richiama l’ospitalità che caratterizza il rapporto tra i sardi e i migranti che scelgono la nostra isola come luogo di destinazione. La Sardegna si propone anche nei suoi atti formali come terra di pace e di accoglienza, premesse fondanti di un rapporto con le altre culture basato sullo scambio e sull’arricchimento reciproco. Nella sezione Accoglienza vengono presentate le associazioni cui partecipano primariamente gli immigrati presenti in Sardegna. Le associazioni allo stato attuale sono quasi venti, tendenzialmente espressione delle comunità di cittadini stranieri ma che coinvolgono anche tanti sardi. Vengono inoltre presentate le norme fondamentali per orientarsi nella legislazione nazionale e regionale, con gli atti politici e amministrativi che ne derivano. Uno spazio rilevante viene dato agli organismi che a diverso titolo e con variegate competenze partecipano a garantire un elevato livello di accoglienza dei migranti in Sardegna. Tra queste la Consulta per l’immigrazione, i Patronati Sindacali, le Prefetture, le Ambasciate e i Consolati. Lo spirito della L.R. 46/1990 si realizza ed è reso pregnante con l’equiparazione tra i cittadini italiani e stranieri nel momento in cui i servizi inerenti salute, casa, lavoro, istruzione,cultura, vengono messi a disposizione dei residenti in Sardegna senza distinzione di provenienza o appartenenza etnica. La filosofia che sottende il sito è quella di renderlo fruibile, trasparente, democratico, e quindi alla portata di tutti gli interessati. I diritti e i servizi descritti e le informazioni inerenti risultano disponibili immediatamente senza mediazioni di alcun tipo. Il portale SardegnaMigranti è sicuramente perfettibile, grazie all’apporto che vorranno dare tutti i cittadini interessati. L’immagine che esso trasmette è quello di una Sardegna che è stata e continua ancora ad essere una terra di comunicazione con altri popoli e altre culture. Una terra che percepisce l’importanza che hanno gli incontri tra i popoli, che se ben gestiti, sono portatori di scambio, nuove conoscenze e fonte di ricchezza per tutti coloro che liberamente vogliano usufruirne. Romina Congera

 

RIPRENDE L’ATTIVITA’ DEI CIRCOLI SARDI DELLA LOMBARDIA DOPO LA PAUSA ESTIVA

SNELLIRE LA BUROCRAZIA PER POTER ANDARE AVANTI

I presidenti e i delegati dei venti circoli degli emigrati sardi presenti sul territorio lombardo, si sono ritrovati per la prima riunione coordinata da Antonello Argiolas, dopo la pausa estiva, presso la nuova sede del circolo "S’Emigradu" di Vigevano. Dopo i saluti di rito del presidente locale Gavino Dobbo, che ha bramato presentare così la nuova residenza del sodalizio della Lomellina ubicato in via Lario 15 e rendere conto delle recenti e riuscite manifestazioni del "S’Emigradu" come la festa sarda appena conclusa nella vicina Cilavegna, si è entrati nel vivo delle argomentazioni all’ordine del giorno. Un quadro quello enunciato da Argiolas, che mette in evidenza le difficoltà economiche in cui si trovano diverse associazioni. Ad ogni circolo è stato presentato un conto economico che la FASI ha sollecitato come contributo per le attività alla Regione Sardegna. La stessa, però, da parte sua, ha fortemente sviluppato la burocrazia particolareggiata di controllo di ogni minima pratica da inserire a bilancio delle varie associazioni, degna quasi di una società per azioni. Una amministrazione complessa che spesso mette in grave difficoltà i dirigenti "non professionisti" dei circolo, che va ricordato, basano il proprio lavoro sull’entusiasmo e sul volontariato. L’invito della Federazione è quello di spendere tutti i soldi che vengono inseriti nel bilancio per le attività in modo tale da non ritrovarsi l’anno successivo, a rendere le quote del "non speso". Le associazioni degli emigrati, lamentano ciò nonostante, l’impossibilità a spendere delle risorse non avendo la capacità economica di poterle coprire anzitempo, magari con dei fidi o dei prestiti, avendo i propri conti economici appoggiati sulle banche locali, pressoché all’asciutto. Una situazione quella che sta balenando nei rapporti tra la Regione Sardegna e il mondo dell’emigrazione che non è comunque figlia della cattiva gestione dei circoli italiani, ma di quelli con sede all’estero. L’irrigidimento procedurale imposto dall’Assessorato al Lavoro guidato da Romina Congera, va accollato alla mancanza di trasparenza emersa in alcuni management dei circoli sardi fuori dai confini dell’Italia. Argiolas ha spostato l’attenzione anche sulle manifestazioni che nei primi mesi del 2008 hanno caratterizzato positivamente il cammino dei circoli lombardi. I tre grandi temi dell’anno hanno interessato differenti associazioni. Pensiamo ad Angioy che ha implicato i circoli di Cremona, Marchirolo, Pavia e Vimodrone. Per Remundu Piras, su tutti Carnate e Magenta. Per la lingua sarda, i convegni di Bergamo, Cremona e Saronno. Citate anche le molteplici feste popolari che i sodalizi hanno presentato nel territorio per far conoscere la Sardegna: Bareggio, Carnate, Magenta, Marchirolo, Parabiago, Saronno, Vigevano e Vimodrone. Tracciato anche un bilancio collettivo sull’edizione de "Sa Die" svolta nel maggio scorso a Cremona. Per il 2009, i delegati avanzano le ipotesi di plasmare una nuova celebrazione magari a Milano, il cui circolo è sotto i riflettori attualmente, visto lo sfratto esecutivo ricevuto dal comune meneghino per lasciare la sede prestigiosa in piazza Duomo. "Dobbiamo difendere e creare visibilità a Milano" è la testimonianza all’unisono dei partecipanti, "perché non possiamo certo acconsentire al fatto di perdere una sede così autorevole come quella di Milano". Massimiliano Perlato

 

UN MESE DI OTTOBRE CON NUMEROSI APPUNTAMENTI ORGANIZZATI DAL "DOMO NOSTRA"

I 30 ANNI DEL CIRCOLO DI CESANO BOSCONE

Un mese di ottobre davvero intenso per il circolo "Domo Nostra" di Cesano Boscone. Il mese clou delle attività è un disegno preciso voluto da tutto il direttivo anche per festeggiare al meglio il trentesimo anniversario dell’associazione. E il miglior modo per farlo è quello di cercare di far conoscere le proprie attività e soprattutto risaltare la figura della Sardegna non solo nel comune di Cesano Boscone, ma anche nei comuni limitrofi come Gaggiano, Assago, Buccinasco, Corsico e Trezzano sul Naviglio.

Il 5 ottobre a Gaggiano, nell’ambito dell’annuale mostra collettiva di pittura e scultura promossa dal comune, espongono artisti italiani ed europei lungo il Naviglio. Per il circolo sardo espongono: Salvatore Cominu (sculture) e Mariangela Deriu (pittrice). Nel tardo pomeriggio si esibirà il gruppo folk "Amedeo Nazzari" di Bareggio.

Ad Assago dal 10 al 12, nel Centro Civico di piazza Risorgimento, gli stessi artisti sardi presenti a Gaggiano esporranno le loro opere.

Il 12 a Buccinasco, a partire dalle ore 17.00 presso l’Auditorium Fagnana in via Tiziano 7, si esibirà il gruppo "Sa Oghe de su Coro".

L’appuntamento più importante si terrà a Corsico dal 10 al 20 ottobre, nello spazio Comunale di via Foscolo: ci sarà l’esposizione della mostra di Franco Stafano Ruju "Sardegna d’Incanto". Immagini di una Sardegna inconsueta, luoghi, mestieri e personaggi sconosciuti agli occhi dei non sardi. Nello stesso spazio, sabato 18 alle ore 21.00 si esibirà il gruppo folk di Osilo.

Il 25 ottobre alle ore 17.00 a Trezzano sul Naviglio presso il Centro "Dalla Chiesa" si esibirà il gruppo folk "Gent’Arrubia" di Abbiategrasso.

La manifestazione di chiusura di questo intenso mese di ottobre sarà al Teatro Piana in via Turati a Cesano Boscone alle ore 16.00 con lo spettacolo teatrale della Compagnia Filodrammatica di Barumini.

Per informazioni, chiamare al numero 02.48602677

Marinella Panceri

 

NUOVO BANDO PER LA "CONTINUITA’ TERRITORIALE": TARIFFE ALTE PER I NON RESIDENTI

NIENTE SCONTI PER GLI EMIGRATI

Arriva il nuovo bando sulla continuità territoriale aerea e nascono le perplessità. Non ultima quella che riguarda le tariffe per i non residenti e il "rischio di cartello" che temono sia le imprese che i consumatori e il taglio delle agevolazioni per i nati in Sardegna. Gli emigrati, dunque, pagheranno un prezzo pieno. Una delle novità del bando sulla continuità territoriale aerea per le rotte che collegano la Sardegna con Roma Fiumicino e Milano Linate riguarda le tariffe per i non residenti. Mentre il costo del biglietto per i residenti in Sardegna (ma anche disabili, giovani fino a 21 anni e studenti universitari fino al 27° anno d’età) è fissato dal decreto. Per i non residenti (compresi gli emigrati) sarà applicata dalle compagnie una tariffa libera. Il decreto del Ministero dei Trasporti, stilato su indicazione della Regione, sentita anche l’Unione Europea, prevede una griglia tariffaria che le compagnie dovranno presentare all’Enac. In altre parole, ogni compagnia dovrà mettere insieme alcune fasce di tariffe, dal massimo al minimo, da applicare a seconda dei tempi di prenotazione o di altre variabili. Un sistema, dunque, che agli effetti pratici non si discosterà tanto da quello attuale utilizzato dalle compagnie low cost: bassi prezzi quando c’è poco traffico o si prenota con largo anticipo, prezzi più alti a ridosso della partenza e dei weekend. Ed è proprio questo che temono Confindustria e Adiconsum: soprattutto si ha paura che le griglie tariffarie diventino una sorta di incentivo a mettersi d’accordo sulle tariffe, senza una vera concorrenza. Tanto più che uno dei problemi rilevato per esempio dalla Confesercenti nei suoi rapporti periodici sull’andamento della stagione turistica è proprio l’alto costo dei trasporti per chi si accinge a trascorrere le vacanze in Sardegna. Il che significa poi non spendere nell’isola quei soldi che vengono utilizzati per il viaggio. Di parere opposto le compagnie, secondo cui il nuovo sistema potrebbe stimolare una migliore articolazione delle tariffe e maggiori tassi di riempimento degli aerei, anche nei giorni in cui il traffico è minore, con buone ricadute sul sistema turistico (gli alberghi potrebbero riempirsi anche a metà settimana e non solo nel week end). Confindustria, dopo aver sollecitato una maggiore liberalizzazione delle tariffe, ora storce il naso: chiede un’adeguata attività di controllo. La paura è che le compagnie possano mettersi d’accordo anche perché le low cost hanno un software che gestisce le disponibilità e le tariffe. Ancora: la durata della convenzione con i vettori sarà annuale e non più triennale, con la possibilità di ridiscutere gli oneri di servizio su un arco di tempo più limitato. La possibilità di una maggiore concorrenza tra le compagnie, perché la Regione rinuncia alla richiesta di esclusiva sulle singole rotte: l’unica condizione è che non si tocchi il numero di collegamenti minimi giornalieri con le due destinazioni. Eccola, la nuova continuità territoriale sui cieli sardi. Messa nero su bianco nel decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli entrerà in vigore il 26 ottobre. L’altra novità importante è la previsione per l’aumento delle frequenze a ridosso delle festività: già dalla prossima primavera, per il ponte pasquale, nell’ottica di un allungamento della stagione turistica che negli aeroporti isolani fa segnare numeri in crescita costante. Su Malpensa, Orio al Serio e Ciampino resta invece valido il libero mercato, senza le regole dettate dalla continuità. «È il risultato del lavoro di un anno della conferenza dei servizi in cui la Regione ha giocato un ruolo di primo piano», commenta l’assessore regionale ai trasporti Sandro Broccia. Tutto già previsto, quindi: tanto che, a esempio, «già da un anno i collegamenti in regime di continuità con oneri di servizio erano quelli su Linate e Fiumicino». Altro punto importante è la durata delle convenzioni: l’esempio è quello da
tato 2006, con Alitalia che non presentò la domanda precludendosi per tre anni la possibilità di tariffe agevolate sulla Sardegna. Con il nuovo decreto la compagnia di bandiera avrebbe potuto partecipare alla gara già l’anno successivo. Ma probabilmente, su quel versante, ci sono da risolvere altri problemi.

 

DELUSO IL MONDO DELL’EMIGRAZIONE SARDA DALL’ENNESIMO "NON RICONOSCIMENTO"

TONINO MULAS: PROPORREMO UN ACCORDO ALLE COMPAGNIE

Con il nuovo regime di continuità territoriale aerea, che entrerà in vigore dal 26 ottobre, data fissata per l’avvio della prossima stagione invernale aerea, i sardi spenderanno a tratta 49 euro per volare dai tre aeroporti sardi a Roma e 59 euro per raggiungere Milano. A queste tariffe vanno poi aggiunte le tasse imposte dalle compagnie e quelle aeroportuali. I vettori che vorranno volare su queste rotte dovranno presentare una proposta di accettazione degli oneri di servizio. Allo stesso tempo, spariscono le agevolazioni anche per gli emigrati. Una scelta imposta dall’Unione Europea, che però rischia di penalizzare i tanti emigrati che hanno stretti rapporti con l’isola. "Chiediamo alla Regione Sardegna che, anche se non è previsto dal decreto, si trovi il modo per garantire una tariffa agevolata agli emigrati e ai loro familiari", annuncia il Presidente della FASI, la Federazione dei circoli sardi in Italia, Tonino Mulas. "Già in passato abbiamo stipulato accordi con Meridiana per assicurare gli sconti a mogli e figli dei nati in Sardegna e cercheremo di ripercorrere questa strada se non riuscissimo a ottenere le agevolazioni in altro modo". Inoltre, i rappresentanti degli emigrati sperano che la liberalizzazione delle tariffe porti a un abbassamento dei prezzi dei biglietti "di cui beneficerebbero anche i turisti".

 

LA COMPAGNIA AEREA DELL’AGA KHAN SANZIONATA PER PRATICA COMMERCIALE SCORRETTA

UN MILIONE DI EURO DI MULTA A MERIDIANA

«Pratica commerciale scorretta». Con quest’accusa, l’Antitrust ha multato Meridiana per il comportamento tenuto con i passeggeri. Un provvedimento molto duro che costerà alle casse della compagnia aerea di Olbia poco meno di un milione di euro. La notizia non è stata pubblicata sul bollettino ufficiale. Su Meridiana è stata aperta un’istruttoria. I tecnici dell’antitrust hanno accertato almeno quattro irregolarità commesse dalla compagnia olbiese e l’hanno sanzionata con una multa che si aggira su una cifra di poco inferiore al milione di euro. Meridiana è stata condannata per via del proprio comportamento, ritenuto non corretto, con i passeggeri. Tra gli addebiti alla compagnia ci sarebbe quello sui tempi d’attesa dei passeggeri. Il dossier dell’authority è stato aperto dopo l’introduzione di una nuova legge e non è dato sapere se su iniziativa propria o se su segnalazione dei passeggeri o delle associazioni dei consumatori. Esattamente un anno fa, il governo Prodi, recependo una direttiva comunitaria, aveva cambiato le norme sulla pubblicità ingannevole. Da quel momento in poi, il rapporto tra le imprese e i consumatori tiene conto della pratica commerciale scorretta. Che è «contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta». Il potere di applicare la norma è stato affidato all’Antitrust, che si è subito messa al lavoro. Pochi giorni fa, l’autorità sul mercato ha multato Findomestic: 250 mila euro per le modalità di vendita di alcuni prodotti finanziari. Ad agosto sono state colpite le compagnie telefoniche: Wind dovrà sborsare 399 mila euro e Telecom 300 mila.

 

TRASPORTI RECORD NEL PORTO DI OLBIA: 3 MILIONI DI PASSEGGERI

ESTATE BOOM DEL TURISMO IN GALLURA

Boom di passeggeri al porto dell’Isola Bianca di Olbia. Oltre 3 milioni di passeggeri. La Costa Smeralda continua a tirare. La prova sta tutta nel nuovo record sul traffico marittimo, cresciuto, nei primi otto mesi dell’anno, del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A propiziare l’exploit e’ stato soprattutto il mese di agosto con 1.077.000 passeggeri (+5,81% rispetto al 2007). Il fine settimana del 23-24 agosto è stato quello più "gettonato" con 89.208 passeggeri, mentre, nell’arco del mese, sono stati 344.142 (+9,75%) i veicoli in transito, un autentico serpentone d’acciaio che ha creato non poche difficoltà alla viabilità cittadina. I dati sono stati comunicati dall’Autorità portuale di Olbia – Golfo Aranci e Porto Torres. Olbia, quindi, non ha risentito della paventata crisi del settore turistico dovuta al caro carburante e all’aumento del costo dei biglietti. Il traffico delle navi nel porto gallurese e’ cresciuto del 5,97%. Il secondo scalo gallurese, Golfo Aranci, conferma, invece, il trend negativo degli ultimi tre mesi con un calo del 23,29% ad agosto sui movimenti delle navi, nonostante il numero dei traghetti messi a disposizione dalle due compagnie operanti sia uguale allo scorso anno: quattro per la Corsica Ferries-Sardinia Ferries e una per la Tirrenia. Crolla anche il numero dei passeggeri (-7,8%) e dei veicoli (-4,03%) trasportati.

 

 

TIRRENIA, STOP AL MONOPOLIO COLONIALE

LA CONVENZIONE NON SARA’ RINNOVATA

La Sardegna potrebbe liberarsi una volta per tutte dal monopolio della Tirrenia. Anche se, la prudenza, è d’obbligo: stavolta c’è la parola del ministro Matteoli, ma già in passato il pericolo di ritrovarsi in balia della compagnia napoletana sembrava scongiurato. E poi? La forza degli interessi in campo ha reso le cose meno semplici del previsto. Anche quando il governo sembrava amico, fino a pochi mesi fa, sulla compagnia navale la forza dei numeri non superò quella delle lobby coinvolte nell’affare Tirrenia. E siamo a oggi: «Il Ministro Matteoli mi ha confermato che non è stata rinnovata la concessione alla Tirrenia e che non verrà rinnovata, per cui il 31 dicembre 2008 cade la convenzione in essere». A riferirlo è stato lo stesso presidente della Regione Soru, al termine dell’incontro con il Ministro delle infrastrutture Alte
ro Matteoli. Se sarà davvero così, si vedrà. Ma intanto Soru ha ribadito al ministro la sua ferma opposizione a qualsiasi proroga della scadenza della convenzione, allo stesso tempo confermando l’interesse della Regione per acquisire dalla Tirrenia
la Saremar per il collegamento con le isole minori, secondo quanto stabilito dal decreto collegato alla Finanziaria. «Era una proposta già fatta al precedente governo», ha spiegato Soru, «e serve per dare un servizio migliore e più efficiente ai cittadini». Mentre in relazione all’acquisizione della Saremar ha precisato: «La Regione continua nella politica di acquisizione di maggiori spazi di autonomia e di indipendenza per la soluzione di problemi che si sono dimostrati per decenni irrisolvibili». Secondo quanto riferito dallo stesso Presidente, l’incontro con Matteoli è stato "cordiale e fattivo". Per quanto riguarda la fine del monopolio Tirrenia Soru ha detto che sarà approfondito ora il lavoro già iniziato perché venga attuato lo stesso sistema di continuità posto in essere per il trasporto aereo: in assenza della convenzione con la Tirrenia la Regione potrà fare la gara internazionale per l’affidamento del servizio in modo da migliorare di molto la qualità del trasporto, soprattutto per il traffico che ha origine dall’area di Cagliari. Il bando regolerà le frequenze, i costi, la velocità delle navi, la loro qualità complessiva in modo da garantire la tanto attesa continuità marittima per i passeggeri e le merci. «Finalmente», ha concluso Soru, «vedremo l’avvio anche dalla Sardegna delle autostrade del mare che permetteranno di spostare sul mare i 400 Tir che ogni giorno attraversano l’isola da sud fino a Olbia mettendo in pericolo la sicurezza e con maggiori costi ambientali ed energetici».

 

I TURISTI IN SARDEGNA E I VIAGGI INCUBO

LE VACANZE ROVINATE

Nel corso di una trasmissione radiofonica un dirigente della Tirrenia ha disegnato lo scenario futuro della Compagnia, quando i traghetti di linea saranno – a suo dire – simili alle navi da crociera e, in qualche caso, perfino agli yacht. Beati gli occhi che la vedranno, quella stagione felice. In singolare coincidenza, nello stesso giorno in cui il fantasioso dirigente così si esprimeva, è giunto nelle edicole il "Magazine" del Corriere della Sera dove Beppe Severgnini scrive: Tre anni fa ho preso la Tirrenia da Cagliari a Palermo: ruggine, bagni sporchi, cabine anguste, servizi primitivi, sbarco caotico. Giorni fa, ho letto, si sono ribellati i passeggeri. Se tra loro c’erano turisti stranieri, ce li siamo giocati per sempre. Posso confermare, avendo viaggiato di recente sulla stessa rotta. Non faccio il resoconto del viaggio perché non intendo scrivere un pezzo di colore ma proporre un ragionamento. Prima, però, vorrei aggiungere un altro dato: una passeggera in navigazione da Genova a Olbia a bordo del traghetto "Bithia" si è svegliata coperta di zecche. Non centinaia –  ha precisato un alto dirigente della Compagnia – soltanto alcune. Meno male. Qualche giorno dopo il solito "Magazine" ha commentato perfidamente: "Sulla rotta delle zecche". Questa così riassunta è una situazione ben nota e, possiamo dire, consolidata. Non abbiamo bisogno di altri esempi per darne conferma: ciascuno, sardo residente o viaggiatore che navighi per lavoro o turismo, sa di che cosa parliamo e ha, a sua volta, esperienze dolenti da raccontare. La Compagnia obietta che, dovendo rendere un servizio pubblico durante tutto l’anno, anche quando, nella stagione invernale, il viaggio della nave non è remunerativo, inevitabilmente qualche disagio dovrà essere pagato nel cuore dell’estate, nel periodo di maggiore utilizzo dei traghetti. Ragionamento capzioso, che tende a presentare come un’opera sociale quello che invece può essere ritenuto un lucroso affare; una rendita di posizione da sempre al riparo dai venti tempestosi della concorrenza, garantita dal sostegno pubblico. Solo in tal modo continua a reggersi in piedi un’attività che non tiene conto degli standard qualitativi progressivamente costruiti dal mondo moderno, in questo come in altri settori. E perché di qualità abbiamo parlato, non sarà inutile riflettere sulla perdita che, sardi e non sardi, patiamo da decenni. Il viaggio attraverso uno dei mari più belli del mondo si trasforma, con allarmante regolarità, in un incubo. Sommando il numero dei viaggiatori e moltiplicando per gli anni, si forma un danno di valore incalcolabile che ha una dimensione economica ma, soprattutto, incide sulla qualità della vita. Bisognerebbe chiederne conto a quel signore che, aggiungendo il danno alla beffa, parlava impunemente di yacht. Giuseppe Marci

 

CONFRONTO TRA GENERAZIONI ARTISTICHE DI PIEMONTE E SARDEGNA

"NATURE  VIVE", LA MOSTRA DE "SU CUNCORDU" DI GATTINARA

La mostra dal titolo "Nature Vive" nasce da un progetto che vuole mettere a confronto due generazioni artistiche, di due differenti regioni, Piemonte e Sardegna, comunque legate da tradizioni artistiche e culturali fin dai tempi precedenti l’unità d’Italia. Quattro realtà, quattro visioni, quattro nature. Quattro artisti che raccontano, quattro artisti che si raccontano: nelle opere e, fatto raro, con le parole. Ognuno faccia a faccia col proprio lavoro, intenso, per comunicare linguaggi, temi, interessi, scelte espressive, metodologie, contenuti, che si confrontano con la tradizione e la contemporaneità, contribuiscono a definire il panorama delle arti visive italiano. MARIO BARATELLI comincia a dedicarsi alla pittura dopo la metà degli anni ’50. Ha frequentato i corsi di incisione presso la "Scuola Internazionale di Grafica" a Venezia. La raffigurazione nei dettagli minimi e meticolosi ottiene, nei suoi lavori, una riproduzione dell’immagine del mondo identica alla realtà oggettiva. Iperrealismo figurativo, tele abitate da "assenze presenti", narrazioni di attimi appena trascorsi. MARCELLO MANTOVANI, nato a Gattinara nel 1980, in cui vive e lavora. Laureato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Accostamenti impossibili tra fantasia e realtà, interazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra personaggi reali e fumetto, tele come piccole finestre, scorci, visioni. Spiazzanti e misteriosi, i  suoi dipinti sono teatri, sulla cui scena i personaggi recitano una parte. Sguardi che si abbassano o che oltrepassano lo spettatore, che cercano qualcosa oltre. GIANNI NIEDDU nasce nel 1957 ad Alghero dove vive e lavora. Laureato in Giurisprudenza a Sassari. Estremo r
igore compositivo nelle sue opere. Il tratto sottile , nervoso, veloce,ottiene una forte carica espressionista dei soggetti rappresentati, come in "Fragili sostegni", dove il segno è scabro, funzionale al tentativo di comunicare la condizione di un’umanità antieroica e sofferente, appesantita da una quotidianità non sempre esaltante. GAVINO GANAU è nato a Tempio Pausania (SS) nel 1966, vive e lavora a Sassari. Inizia a dipingere e interessarsi di arte contemporanea a 24 anni. Sono fortemente presenti, nei suoi lavori, elementi dell’immaginario virtuale e mediatico contemporaneo. Se l’uso di abbaglianti contrasti di bianchi e neri e le coreografie metropolitane riportano al cinema d’azione degli anni Cinquanta, le eroine raffigurate, tuttavia, rimangono assolutamente legate alla contemporaneità. Il personaggio noto, in una sorta di sublimazione, viene ripreso in un momento di grande intensità e la sua immagine è calibrata per esaltarne la resa formale ed espressiva. Testo critico in catalogo a cura di Federica Cerutti.
Maurizio Sechi

L’ULTIMO FILM DI SALVATORE MEREU IN VISIONE A MILANO

SONETAULA: RITRATTO DI SARDEGNA

Per girare Sonetaula, Salvatore Mereu ha dovuto faticare per i cosiddetti "interni", ché i paesi della Sardegna non somigliano più neanche lontanamente a quelli del 1936, periodo in cui Giuseppe Fiori ha ambientato il suo libro, da cui il film è tratto, per quanto riguarda i paesaggi però ha avuto solo l’imbarazzo della scelta. E i pezzi di Sardegna che ha utilizzato, dal Sulcis al Supramonte, "fanno" il film, come trama di tessuto di tappeto prezioso: di quelli che si appendono alle pareti, con le scene di caccia, a grani grossi. Non che ci siano molti spettatori oggi, a Milano, ma tenuto conto che la pellicola parla in sardo e ha i sottotitoli in italiano, il vero miracolo è che qualche continentale, grazie alle lusinghiere recensioni provenienti dal festival di Berlino,abbia osato infiltrarsi tra il pubblico che, già da quando fa la fila per i biglietti, conversa nella lingua del film anticipandone il contesto. "Sono ‘e taula" è davvero un magro ragazzino quando la storia comincia e non si fa fatica ad immaginare quanto le sue costole suonino ogni volta che qualcuno si prenda la briga di colpirle. Che in quel periodo la fame era ancora regina incontrastata di Sardegna, con la malaria sempre pronta a scalzarla dal suo trono, e malarica è anche la mamma di Sonetaula: forse per questa ragione figura un po’ defilata, che sembra poco incidere sulla vita del figlio. Che pare osannare la figura paterna, un babbo fiero della sua "balentia", del suo non essersi mai piegato per mera viltà a nessun uomo, mai. Anche egli però scompare ben presto nelle galere del continente, innocentemente accusato di un delitto, che apre il libro di Fiori con lo scoppio deflagrante di una fucilata squarciante le prime ombre della sera che già avevano preso possesso di Orgiadas, paese che tanto somiglia ad Orgosolo, ma potrebbe essere Orune, o Bitti, insomma ogni paesello che si regge di coltura agropastorale a circuito chiuso che, beati loro, era ancora da venire la globalizzazione che ci avrebbe portato in casa il caprino cinese e il riso di Bangalore. Niente scuola per Sonetaula, tocca andare in montagna a seguire le pecore di nonno, che sono il bene prezioso che permette di mangiare ogni giorno, seppure la dieta non soffra di improvvisi cambiamenti in proteine e vitamine , più o meno nobili, pane e formaggio, olive, latte appena munto. Per scenario, una volta usciti dalla "pinnetta" piena di fumo e di scuro, un soprammonte fotografato con rara maestria, cieli che incoraggiano nuvole basse a rincorrersi l’una con l’altra, girando e impigliandosi in vette puntute di granito a cui macchie di verde intenso fanno da contrappasso e corolla. E’ il destino che ha tutte le carte migliori  del mazzo a dettare legge per tutti (o quasi), il regista è bravo nel fare intravvedere che una alternativa ci sarebbe, forse, se davvero ci si affidasse alla giustizia, al maresciallo dei carabinieri, che la lettera accusatoria responsabile della prigione per il padre  è palesemente falsa, ma tant’è occorrerebbe derogare dalla legge non scritta della vendetta barbaricina, occorrerebbe denunciare, fidarsi dello Stato. Ma chi lo ha mai visto e sentito lo Stato, l’ultima volta che ha mandato una cartolina ai giovani del paese, era il 1915, appena vent’anni fa, si era portato via la migliore gioventù per fare argine , sulle rive del Piave, sul Brenta, alle truppe astro-ungariche che già intravvedevano Venezia, preda superba. Insomma era toccato salvare L’Italia tutta. E in questi tempi di rinato splendore imperiale romano si erano messi a soffiare di nuovo venti di guerra, e meno male che il Duce nostrano aveva speso tutte le sue energie diplomatiche, a Monaco, per sedare la sete di spazio vitale del nostro alleato tedesco. E tutta Europa (povera illusa!) aveva applaudito allo scampato pericolo di deflagrazione. Qui non è ancora arrivata la luce elettrica, ma arriverà prima che finisca il film, e il silenzio del pascolo è rotto solo dai sonagli delle pecore, che il vento fra i lentischi soffia melodie di profumi più che di suoni, e la scelta di Salvatore Mereu di abbandonarsi ai suoni scolpiti degli scarponi sulle pietre, dei rami che si piegano fino a spezzarsi per il peso della neve, del belare sconsolato della pecora che si rompe una zampa: insomma del il suono della vita reale che quasi mai conosce sottofondi musicali di orchestre improbabili, fa il paio con la scommessa di fare parlare il sardo a tutti i protagonisti del film. Struggente per lo spettatore isolano, capace di sfumature inusitate come quelle di riconoscere il dialetto campidanese del dottore, a fronte del barbaricino  di tutti gli altri. E per tornare al destino che presiede la vita di tutti, come stupirsi se anche Sonetaula si lascia tentare dalla vendetta per un furto che è costretto a subire? E da allora non c’è più ritorno al paese, neppure per rivedere Maddalena, compagna di infanzia che diventa bella più che il fiore di ginestra, con le lentiggini sul viso sì sottili che non fanno che sottolineare i bagliori degli occhi. E se ride sembra che il sole non trovi altro che i denti di lei per specchiarsi. Insomma una vita segnata dal retaggio, quasi che nascere poveri allora volesse significare inesorabile scendere la china dell’abigeato, della latitanza, della scalata a reati sempre più ignobili, sino ad arrivare al delitto contro gli uomini. In realtà in questo film ci sono dei poveri che si salvano dai binari di inossidabile acciaio che paiono orientare la vita di tutti, Maddalena sposerà un ex pastore che riesce a farsi meccanico e a trovare nello sterminio della zanzara anofele a mezzo di DDT uno stipendio sicuro. Ma anche lei avrà un parto difficile, in casa, e dove se no? Ospedali e dottori sono roba da signori, lo dice anche la rima. Mi sono andato a rileggere il libro di Peppino Fiori che Einaudi ha mandato in ristampa, Stefano Giovannardi  ne scrive su "Repubblica" definendolo
"secco, essenziale, rigoroso nei toni e nella misura, appassionato senza mai cadere nel folkloristico, altamente etico senza mai risultare moralistico. E’ un triste romanzo di formazione, Sonetaula, in cui però la pietas dell’autore riesce a farsi carne, sangue, roccia, pioggia". Io che ho una cultura essenzialmente letteraria di rado mi lascio convincere dalla trasposizione filmica di un libro, questa volta però mi sento di dire che il regista non ha tradito l’autore, rileggendo il libro vengono a mente, prepotenti, le immagini del film, scrive Fiori a pagina 31: "Su questo versante, i fianchi del monte erano convulsi e rotti, e spogli, vicino alla cima; poi verdi di lecci e roveri; quindi in dolce pendenza sino alla costa. E in mezzo al declivio stava Idalte, alonata da un balenio di scaglie d’argento: sembrava un volo di farfalle, ed erano ulivi."E’ pura poesia. A Mereu bisogna dare atto di essere riuscito a dipingerla questa poesia, d’accordo per tavolozza si è scelto i tramonti di Sardegna a primavera e i colori erano tutti lì senza che altro dovesse inventare, ma è stato bravo il regista dorgalese a farli vivere, a dare loro un’anima. In quanto a trovare un produttore che scommettesse su di un film parlato in "limba"non è più questione di bravura, qui entra in gioco la magia, quella magia che soffia prepotente per la Sardegna  fino a scompigliare i capelli lunghi, da pastore, di "Sonetaula".
Sergio Portas

RIPRENDE L’ATTIVITA’ DEL CIRCOLO "SU NURAGHE" DI BIELLA

LA VISIONE DI "YBRIS", IL FILM DI GAVINO LEDDA 

Dopo la pausa estiva, con ancora negli occhi le suggestive immagini dell’inaugurazione di Nuraghe Chervu e nel cuore il lutto per la scomparsa della nostra socia decana "zia Virginia Mereu", riprendiamo l’attività. Il calendario si presenta particolarmente ricco e interessante a partire dalla nuova serie di "Su Nuraghe film", rassegna di cinema per conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore. Le lezioni di cinema che qui presentiamo saranno tenute, come per le passate edizioni, da giovani soci, sardi di seconda o di terza generazione, nati fuori dall’Isola, uomini e donne, impegnati pubblicamente: Rinaldo Chiola, assessore della Città di Biella, Chiara Argiolas, Mario Rovetti ed Antonio Pusceddu, rispettivamente consiglieri nei Comuni di Mongrando, Andorno Micca e Ponderano. I primi filmati relativi alla Sardegna sono i "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne", opera del regista Francesco Felicetti: cinque "cineattualità" del 1899 che raccontano la visita  all’isola da parte del Re sabaudo, Umberto I, con la regina Margherita. Nella cineteca regionale sarda altre poche e rare pellicole testimoniano di altri film girati o semplicemente ambientati nell’isola, come "Cainà" di Gennaro Righelli, "La Grazia" di Aldo De Benedetti, "Cenere" di Febo Mari, quest’ultimo interpretato da Eleonora Duse, tutti direttamente o indirettamente ispirati a Grazia Deledda. Dagli archivi dell’Istituto Luce di Roma provengono le immagini della fine degli anni ’20, finalmente accessibili grazie al film "Sonos ‘e memoria", per la regia di  Gianfranco Cabiddu. I quattro nuovi film del quarto ciclo "Su Nuraghe film", lezioni di cinema per "conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore", si presentano particolarmente interessanti, poiché, accanto alle immagini accattivanti del recente passato dell’Isola offerte dalle pellicole di Cabiddu, si affiancano due significative produzioni che hanno caratterizzato sino agli anni ‘70 del Novecento la cinematografia sarda: "Pelle di bandito" (1969), che rientra a pieno titolo nella visione stereotipata della Sardegna pastorale. Lo stesso dicasi de "I protagonisti" (1968), che, pur rispondendo alle esigenze dei media, fa emergere la variante interessante del problema del banditismo legata al ‘boom’ turistico caratterizzato all’epoca della Costa Smeralda. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, quando in tutta Italia emerge una nuova generazione di cineasti, anche in Sardegna si afferma un gruppo di autori, fra i quali Gianfranco Cabiddu e Gavino Ledda, rappresentati in questa rassegna da "Sonos ‘e memoria" (1995) e "Ybris" (1984). Rinaldo Chiola, di madre sarda, è nato a Biella nel 1971. Diplomato all’Istituto  Tecnico  per  Geometri  "Vaglio Rubens"  di  Biella , si è  iscritto alla  Facoltà  di  Giurisprudenza di Firenze con perfezionamento nelle discipline economiche,  proseguendo successivamente gli studi  presso l’Università degli Studi di Torino. Dopo una breve parentesi post diploma  come allievo  ufficiale pilota, ha maturato un’esperienza  lavorativa  nel campo  dell’informatica. Inizia la sua carriera politica nel 1988 nell’ambito del movimento giovanile della Democrazia Cristiana e, nel 1998, occupa la carica di Segretario dei Giovani Popolari. Consigliere comunale di Biella dal giugno del 1999 al settembre del 2001, nel 2007 viene eletto alla segreteria cittadina di Dl – La Margherita, ricoprendo l’incarico nella direzione regionale come responsabile del settore istruzione. Assessore al Comune di Biella dal 2004,  prima con la  delega alle Politiche Sociali e, dal 2006, con quella dell’Educazione, Innovazione Tecnologica, Sport e Servizi Demografici; è membro del direttivo di ANCI Federsanità. "Ybris" di Gavino Ledda, autore di Padre padrone (1975) e di Lingua di falce (1977), esordisce nel cinema con un poema allegorico di impervia decifrazione e di complessa struttura. Racconta come, dopo il servizio militare e la ribellione al padre, lui ritorni alla natia Siligo (Sassari), dove incontra l’ostilità della sua gente: li ha traditi, ha studiato, ha preso strade che soltanto i "don" (i signori) possono percorrere. L’ostilità della comunità lo induce a trovare il suo rapporto con la terra, con la natura, le sue radici. Si ritira a studiare nella capanna del vecchio pastore thio Pulinari. L’interiore contraddizione del suo essere bifronte (pastore e scienziato) lo mette a confronto simbolicamente con Leonardo da Vinci, il grande che ha saputo sposare arte e scienza. Il risultato è in linea con la poliedrica parola greca del titolo: Ybris (1984), in sardo "alabru" (turbamento, oltraggio, conflitto, ferita, violenza, audacia, selvatichezza): un succedersi magmatico di parole, immagini, ricordi, sogni, fantasie in una chiave lirica, mistica, simbolica, che può richiamare sia Carmelo Bene sia Pasolini, non esente da stridori, ridondanze, cadute nel grottesco involontario, superfetazioni. Gavi
no Ledda
ha fatto due lunghi viaggi nella sua vita, il primo parte dalla nascita a Siligo, attraversa l’infanzia del pastorello analfabeta, e approda allo scrittore di un libro di grande successo; l’altro riparte da questa sua "seconda nascita" come scrittore: un viaggio che continua tutt’oggi.Del primo sappiamo qualcosa da "Padre Padrone", poco del secondo.È per questo che Gavino Ledda scrive di nuovo la sua storia, interamente in sardo nella sua lingua materna: autore, regista e interprete del suo premiato film "Ybris".

Battista Saiu

ALTRO PREMIO PER LA DEPUTATA EUROPEA DI ORIGINE SARDA

PREMIO NAVICELLA D’ARGENTO A GIOVANNA CORDA

Per la Députée Européenne di origine sarda Giovanna Corda, ancora un prestigioso riconoscimento nel segno della propria Terra. Questa volta è il Premio Navicella d’Argento per l’anno 2008 dell’Associazione Sardinia Living, presidente Venanzio Corrias, e patrocinato dalla Regione Sarda, dal Comune di Cagliari, Enti ed Istituzioni locali e nazionali. Il premio Navicella d’Argento, realizzato da un artigiano orafo sardo e giunto alla 5^ edizione, è l’ambito riconoscimento dal "sapore"nuragico, identitario e di memoria storica; simbolo che sottolinea la stima verso chi ha "voluto legare il proprio nome alla Sardegna, contribuendo a valorizzare nel mondo il patrimonio di civiltà, di cultura, di intelletto e di tradizioni" che l’Isola sa esprimere. La consegna del riconoscimento all’On. Giovanna Corda è programmata per il mese di dicembre 2008, presso il prestigioso Teatro del Conservatorio (via Ottone Bacaredda) in Cagliari. Cristoforo Puddu

 

 

BANDO DI CONCORSO LETTERARIO ORGANIZZATO DAL CIRCOLO SARDO

BRESCIA "SU CONTIXEDDU" – 8^ EDIZIONE

Tra i tanti premi letterari, che si svolgono continuativamente a cadenza biennale, si ripropone puntuale il Piccolo Concorso Letterario "Su Contixeddu",  giunto al traguardo della 8^ edizione. Promosso dal Circolo Culturale Sardo Brescia, ha ormai visto unanimemente  riconosciuta la funzione positiva per la crescita della cultura e per l’opera di valorizzazione delle specificità della lingua sarda e del dialetto bresciano. Negli anni, il premio guidato dal sulcitano Paolo Siddi ( presidente del circolo) e dal goceanino Giovanni Lai (segretario del concorso), ha offerto grandi riconferme per autori affermati e possibilità di visibilità per tanti autori sconosciuti che hanno potuto comunicare la propria creatività poetica e in prosa. Il concorso, che si articola secondo il collaudato bando delle edizioni precedenti, prevede le sezioni di poesia e prosa in sardo, bresciano ed italiano. Le opere in 6 copie devono essere anonime e contrassegnate con un motto o pseudonimo,  mentre le generalità e recapito dell’autore allegati in busta sigillata. "Su Contixeddu" ripropone ancora la "Sezione speciale bambini e ragazzi". Tutte le opere devono pervenire non oltre il 30 Novembre, al seguente indirizzo: Circolo Culturale Sardo – Piccolo Concorso Letterario – Via B. Maggi 47/C  25124 BRESCIA. La cerimonia di premiazione dei vincitori è programmata per la primavera 2009. Ulteriori informazioni e bando si possono richiedere telefonicamente (030-2426581) alla segreteria del concorso, composta da Carlo Arli, Italo Pigozzi, e Dorotea Pilia. Il Piccolo Concorso Letterario "Su Contixeddu" (Il raccontino) ha il sostegno della Provincia e Comune di Brescia, Istituzioni, Enti Pubblici, Associazioni Culturali e il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna (assessorato al Lavoro) e Federazione Associazioni Sarde in Italia (FASI). Cristoforo Puddu

 

L’OTTAVA FESTA POPOLARE SARDA DEL CIRCOLO "SU NURAGHE"

LA SARDEGNA A PARABIAGO

Recentemente a Parabiago, per iniziativa del circolo dei sardi "Su Nuraghe" di Canegrate-Parabiago, presieduto da Maria Francesca Pitzalis, si è tenuta, presso la Tensostruttura del Centro Sportivo "R. Venegoni -L. Marazzini", l’ottava edizione, che è durata quattro giorni, della Festa popolare sarda, articolata in proposte folcloristiche,  musicali (quest’anno: Duo Marimba)  e gastronomiche tipiche della nostra isola. Piero Ledda, coordinatore della commissione cultura, sottolinea che l’impegno dei numerosi volontari è stato premiato dal successo delle manifestazioni: la partecipazione del pubblico è stata notevole sia nell’area spettacoli sia nello stand della ristorazione. Anche i sindaci dei Comuni di Parabiago, Canegrate e Nervino hanno preso parte alla festa e hanno avuto parole di elogio per lo sforzo organizzativo espresso dai soci del Circolo. Paolo Pulina

 

GLI ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI AGGIUS

SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO DELLA SARDEGNA

La Regione Sarda, tramite i contenuti e le modalità di attuazione della recente legge regionale, rilancia il ruolo solidaristico delle Società del Mutuo Soccorso; società numerose un tempo in Sardegna e particolarmente presenti nelle situazioni di drammatico disagio che ha vissuto la nascente classe operaia delle miniere e delle ferrovie. Alle SMS, viene riconosciuto coralmente il ruolo sociale e quello di aver indicato la strada alle moderne organizzazioni sindacali con piattaforme rivendicative di interesse generale per il popolo sardo. E verso questa esperienza carica di significati culturali, storici e solidaristici si è rivolta l’iniziativa di studio realizzata dalla SMS di A
ggius e i giovani studenti dell’Istituto Comprensivo del centro gallurese, in cui si dà conto nella pubblicazione degli "Atti del convegno internazionale delle Società di Mutuo Soccorso della Sardegna – Aggius, marzo 2008", a cura di Cecilia Ferrai del Dipartimento di Scienze economiche e commerciali dell’Università di Cagliari. La pubblicazione, nella collana Quaderni del Centro Studi e Ricerche sulle SMS della Sardegna, è patrocinata dalla Regione Autonoma Sardegna, Unione Europea, Comune di Aggius, Coordinamento SMS e Provincia di Olbia Tempio ed ha la prefazione dell’Assessore Regionale Romina Congera. La stampa degli "Atti" ospita i saluti e gli interventi di Samir, Sindaco dei ragazzi; dei Sindaci Francesco Muntoni di Aggius e Tony Stangoni di Badesi; di Gianni Serra, Presidente SMS di Aggius; di Marcel Smeets, Direttore Generale dell’A.I.M.; di Alberto Melinu, Assessore Provincia di Olbia Tempio; di Luciano Pinna, Presidente del Coordinamento delle SMS della Sardegna; di Benoit Bruzi, Mutuelle Générale de l’Equipement e des Territoires di Bastia; di Ivana Dettori, Presidente onorario SMS; di Maria Chiara Demuro, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Aggius; di Giovanna Corda, Parlamentare Europea; di Giovanna Maria Fara, Coordinatrice della ricerca dell’Istituto Comprensivo di Aggius; ma è il lavoro, estremamente preciso ed interessante, realizzato dagli allievi della Scuola secondaria Michele Pisano di Aggius a rendere di una preziosa unicità la pubblicazione, che propone la "Storia della SMS dI Aggius", con una ricca documentazione di contenuti ed immagini. La ricerca-studio offre una rilettura della condizione sociale che, nella seconda metà dell’Ottocento, "impose" la necessità delle società operaie di mutuo soccorso; ripercorre le vicende de "la sozietai" di Aggius, fondata da Francesco Muntoni con forte caratterizzazione   comunitaria per favorire lo spirito di fratellanza e l’alfabetizzazione. Tra le iniziative promosse dal Muntoni -era il 1938- anche la nascita della Banda Musicale, che oggi conta circa cinquanta elementi, ed è apprezzata e conosciuta in tutta la Sardegna per qualità e varietà del suo repertorio. Ed infine l’attualità e presenza delle SMS -sempre necessarie!- nella società di oggi. Il lavoro, realizzato dagli allievi della Scuola Secondaria di 1° grado, ha avuto il determinante coordinamento delle docenti Giovanna Maria Fara e Bianca Peru con la collaborazione dei professori Giovanna Cabizzosu, Aldo Cossu, Pierre Paule Sanna e F.Ticca.
Cristoforo Puddu

3 risposte a “Tottus in Pari, 218: Un patrimonio da non disperdere”

  1. OHI Massimiliano ma che foto allungata hai messo nel giornalino!!! vedi di

    correggerla che sembro un mostro…grazie …..mi raccomando anche l’occhio

    vuole la sua parte…….

  2. Cara redazione leggo sempre con piacere Tottus in Pari e ringrazio di cuore per la pubblicazione di alcuni miei artìcoli. Riguardo all’appello dell coordinamento donne della FASI fatto dalla signora Abis, consentitemi di fare una piccola osservazione, secondo la mia umile opinione. Se veramente non si vuole disperdere il patrimonio dell’operato dalle donne sarde in emigrazione, sarebbe opportuno e democratico che l’appello fosse rivolto alle donne sarde in emigrazione in generale e non soltanto alle “donne dei circoli che hanno partecipato alla conferenza di Cagliari”. Se si da voce soltanto alle donne dei circoli “ufficialmente riconosciuti” sarà come scrivere parte della storia e non LA STORIA Vera del Popolo Sardo .

  3. Gentilissimo Massimiliano, il mio nome è Josefina, mi sono permessa di scriverle xchè ho trovato molto interessanti gli articoli da lei scritti per la situazione dei desaparecidos in Argentina.Con questa mail desidero comunicarle che ho intenzioni di fare una mostra fotografica nella città di Trento dove attualmente vivo e lavoro. la mostra si terrà al palazzo della Regione trentino e alto Adige dal 05/12 al 12/12/08.Il contenuto della mostra sarà il seguente: Mostra

    Pittorica sul tema desaparecidos-mostra documentaria con testimonianza dell’epoca,fotografìe e letteratura. Mostra filmica e musicale- testimonianza da un parente di desaparecidos,appartenente ad una delle istituzioni “Madres de plaza de Mayo”o Hijos. Con tutto questo contenuto mi rivolgo a lei data la sua attenzione e sensibilità sul argomento per chiederle in aiuto delle fotografìe originali sui fatti accaduti, dato

    che non possiamo realizzare gigantografìe da foto su internet. Se lei gentilmente ci potesse aiutare. La ringrazio infinitamente Josefina Pace

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