Al "Su Nuraghe" di Biella, il film di Gavino Ledda "Ybris"

di Battista Saiu

Dopo la pausa estiva, con ancora negli occhi le suggestive immagini dell’inaugurazione di Nuraghe Chervu e nel cuore il lutto per la scomparsa della nostra socia decana "zia Virginia Mereu", riprendiamo l’attività. Il calendario si presenta particolarmente ricco e interessante a partire dalla nuova serie di "Su Nuraghe film", rassegna di cinema per conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore. Le lezioni di cinema che qui presentiamo saranno tenute, come per le passate edizioni, da giovani soci, sardi di seconda o di terza generazione, nati fuori dall’Isola, uomini e donne, impegnati pubblicamente: Rinaldo Chiola, assessore della Città di Biella, Chiara Argiolas, Mario Rovetti ed Antonio Pusceddu, rispettivamente consiglieri nei Comuni di Mongrando, Andorno Micca e Ponderano. I primi filmati relativi alla Sardegna sono i "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne", opera del regista Francesco Felicetti: cinque "cineattualità" del 1899 che raccontano la visita  all’isola da parte del Re sabaudo, Umberto I, con la regina Margherita. Nella cineteca regionale sarda altre poche e rare pellicole testimoniano di altri film girati o semplicemente ambientati nell’isola, come "Cainà" di Gennaro Righelli, "La Grazia" di Aldo De Benedetti, "Cenere" di Febo Mari, quest’ultimo interpretato da Eleonora Duse, tutti direttamente o indirettamente ispirati a Grazia Deledda. Dagli archivi dell’Istituto Luce di Roma provengono le immagini della fine degli anni ’20, finalmente accessibili grazie al film "Sonos ‘e memoria", per la regia di  Gianfranco Cabiddu. I quattro nuovi film del quarto ciclo "Su Nuraghe film", lezioni di cinema per "conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore", si presentano particolarmente interessanti, poiché, accanto alle immagini accattivanti del recente passato dell’Isola offerte dalle pellicole di Cabiddu, si affiancano due significative produzioni che hanno caratterizzato sino agli anni ‘70 del Novecento la cinematografia sarda: "Pelle di bandito" (1969), che rientra a pieno titolo nella visione stereotipata della Sardegna pastorale. Lo stesso dicasi de "I protagonisti" (1968), che, pur rispondendo alle esigenze dei media, fa emergere la variante interessante del problema del banditismo legata al ‘boom’ turistico caratterizzato all’epoca della Costa Smeralda. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, quando in tutta Italia emerge una nuova generazione di cineasti, anche in Sardegna si afferma un gruppo di autori, fra i quali Gianfranco Cabiddu e Gavino Ledda, rappresentati in questa rassegna da "Sonos ‘e memoria" (1995) e "Ybris" (1984). Rinaldo Chiola, di madre sarda, è nato a Biella nel 1971. Diplomato all’Istituto  Tecnico  per  Geometri  "Vaglio Rubens"  di  Biella , si è  iscritto alla  Facoltà  di  Giurisprudenza di Firenze con perfezionamento nelle discipline economiche,  proseguendo successivamente gli studi  presso l’Università degli Studi di Torino. Dopo una breve parentesi post diploma  come allievo  ufficiale pilota, ha maturato un’esperienza  lavorativa  nel campo  dell’informatica. Inizia la sua carriera politica nel 1988 nell’ambito del movimento giovanile della Democrazia Cristiana e, nel 1998, occupa la carica di Segretario dei Giovani Popolari. Consigliere comunale di Biella dal giugno del 1999 al settembre del 2001, nel 2007 viene eletto alla segreteria cittadina di Dl – La Margherita, ricoprendo l’incarico nella direzione regionale come responsabile del settore istruzione. Assessore al Comune di Biella dal 2004,  prima con la  delega alle Politiche Sociali e, dal 2006, con quella dell’Educazione, Innovazione Tecnologica, Sport e Servizi Demografici; è membro del direttivo di ANCI Federsanità. "Ybris" di Gavino Ledda, autore di Padre padrone (1975) e di Lingua di falce (1977), esordisce nel cinema con un poema allegorico di impervia decifrazione e di complessa struttura. Racconta come, dopo il servizio militare e la ribellione al padre, lui ritorni alla natia Siligo (Sassari), dove incontra l’ostilità della sua gente: li ha traditi, ha studiato, ha preso strade che soltanto i "don" (i signori) possono percorrere. L’ostilità della comunità lo induce a trovare il suo rapporto con la terra, con la natura, le sue radici. Si ritira a studiare nella capanna del vecchio pastore thio Pulinari. L’interiore contraddizione del suo essere bifronte (pastore e scienziato) lo mette a confronto simbolicamente con Leonardo da Vinci, il grande che ha saputo sposare arte e scienza. Il risultato è in linea con la poliedrica parola greca del titolo: Ybris (1984), in sardo "alabru" (turbamento, oltraggio, conflitto, ferita, violenza, audacia, selvatichezza): un succedersi magmatico di parole, immagini, ricordi, sogni, fantasie in una chiave lirica, mistica, simbolica, che può richiamare sia Carmelo Bene sia Pasolini, non esente da stridori, ridondanze, cadute nel grottesco involontario, superfetazioni. Gavino Ledda ha fatto due lunghi viaggi nella sua vita, il primo parte dalla nascita a Siligo, attraversa l’infanzia del pastorello analfabeta, e approda allo scrittore di un libro di grande successo; l’altro riparte da questa sua "seconda nascita" come scrittore: un viaggio che continua tutt’oggi.Del primo sappiamo qualcosa da "Padre Padrone", poco del secondo.È per questo che Gavino Ledda scrive di nuovo la sua storia, interamente in sardo nella sua lingua materna: autore, regista e interprete del suo premiato film "Ybris".

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