La F.A.S.I. saluta Merù, il sardo che ha fatto la moda a Milano

di Tonino Mulas

 

LA F.A.S.I. SALUTA MERU’, IL SARDO CHE HA FATTO MODA A MILANO

E’ grande il nostro dolore per la scomparsa di Francesco Mereu, Merù per il grande pubblico, per il mondo del design, per la moda, per la stampa. Per me e per gli amici era Zizzu, anzi meglio, diceva lui, Zizzu "cupedda", sardo doc di Dorgali. Per la FASI, per il Centro Culturale Sardo di Milano, per tutti i circoli era un amico sincero e generoso. Con noi ha collaborato in numerose manifestazioni ufficiali. Ne ricordo solo alcune. Nel 1984, quando partecipò all’inaugurazione del Centro Culturale Sardo di Milano, sopra la Galleria in Piazza Duomo insieme al Sindaco Carlo Tognoli. Nel 1990, quando abbiamo celebrato il XX° del Centro Sociale Culturale Sardo di Milano, quando realizzò la spilla "La Sardegna d’oro" che fu attribuita a venti personalità sarde a Milano, che con la loro opera avevano dato lustro alla Sardegna. Fra costoro c’era anche Merù. Oppure quando ha realizzato le medaglie per il premio internazionale biennale di poesia sarda giunto ormai alla IX° edizione; il marchio di questo premio, la testa cinta d’alloro, era stato disegnato da Aligi Sassu. Infine la realizzazione della medaglia ricordo realizzata per il 100° compleanno del fondatore della Lega Sarda, poi FASI, il presidente Tullio Locci scomparso recentemente. Partecipava, malgrado i suoi molteplici impegni, ai principali momenti della vita culturale della FASI. Ma la sua passione e la sua felicità erano le serate sulla lingua sarda e soprattutto sulla poesia. Abbiamo passato delle serate intere, in compagnia dello scrittore Paolo Pillonca e di altri amici, nelle quali Zizzu recitava, grazie alla sua prodigiosa memoria, brani di poesia di poeti improvvisatori famosi, che ricordava dalla sua giovinezza dorgalese, quando assisteva alle gare poetiche in piazza de "Su Cucuru". Era una persona eccezionale: amico di scrittori, di poeti, di grandi artisti come Titinu Nivola, a suo agio nel mondo tumultuoso della grande rivoluzione milanese della moda e del design, amato e coccolato da giornaliste famose come Camilla Cederna e Natalia Aspesi e da personaggi del jet set come Giulia Crespi, presidente del FAI, che aveva accompagnato a scoprire le bellezze del Supramonte della Barbagia; nello stesso tempo era di casa nella cantina degli amici o nell’ovile del pastore. Ricordo ancora quando aveva costruito a Milano, nel cortile del ristorante Da Berti, uno spuntino seguendo la tradizione barbaricina, con prodotti originali, di prima qualità, perfino con pignoleria filologica (aveva portato dalla Sardegna il legno di ginepro per l’arrosto del porcetto). Caro Merù, caro Zizzu, ci mancherai tanto. Ci resta il tuo ricordo, quello di un uomo che sapeva lavorare e aveva successo, premiato con l’Ambrogino d’oro, inventore geniale del gioiello povero, non a caso eri amato soprattutto dai giovani.  Sapevi vivere e conservavi gelosamente il senso dell’amicizia e dell’ospitalità. Quanti sardi sono passati nel tuo negozio in Via Solferino 3!  Insieme al grande rammarico della tua perdita, ci resta vivo l’esempio di un uomo che ha saputo vivere nel presente, nel mondo delle grandi trasformazioni e della globalizzazione, senza perdersi l’anima, mantenendo intatta la sua cultura, la sua identità, l’amore e l’orgoglio per la sua terra e le sue origini.

 

Quando Milano consacrava il pret à porter e diventava capitale della moda, gli accessori preferiti dalle signorine di stile erano quelli firmati da un gioielliere sardo. Francesco Mereu, nato a Dorgali, figlio di panettieri, emigrato a 16 anni per frequentare la scuola di Arti e Mestieri (ramo orologeria). Nei primi anni 60 Mereu acquistò e ritinteggiò la minuscola bottega di un fruttivendolo in via del Lauro, a 100 metri dalla Scala. E’ nato qui il marchio di Merù. Prima solo gli antichi orologi trovati nei mercatini delle pulci di Parigi, poi anche certe pochette da sera, portacipria e gioielli mutilati. Lui riportava in vita tutto, aggiustava e rivendeva, traeva spunto per la sua matita e le sue creazioni. Nasceva un nuovo concetto di eleganza che poteva essere bene interpretato solo da gioielli fatti con materiali poveri. E ben presto le sue creazioni finirono sulle pagine di Vogue. Il piccolo negozio di via del Lauro fu trasferito nel 1964 in via Solforino, divenne meta di una clientela raffinata, redattrici di moda, signore della ricca borghesia e modelle famose che sceglievano le collane sottile da portare in passerella. Arrivarono anche gli amici dalla Sardegna: Costantino Nivola, Giovanni Pintori, Michele Columbu. Fondò nel negozietto un piccolo circolo dei sardi. Un marchio quello di Merù che cominciò a interessare persino Tiffany. Con 250 brevetti depositati, Merù era il gioielliere più estroso e copiato.

3 risposte a “La F.A.S.I. saluta Merù, il sardo che ha fatto la moda a Milano”

  1. Ho letto il bell’articolo sullo stilista Francesco Mereu a cui la città di Milano ha conferito l’Ambrogino d’oro. L’altro sardo a cui è andato l’alto riconoscimento è Francesco Aramu, pittore in Milano per più di 50 anni sino alla morte, avvenuta il 10/10/2006.
    Nato alla Maddalena nel 1926, appassionato di pugilato diviene giornalista sportivo dipingendo la sofferenza sul ring. Milano gli organizza la prima mostra nel 1959 e, nel 1972 lo premia con l’ Ambrogino d’oro per meriti artistici. Aramu è pittore, incisore e scrittore, ha portato i colori della Sardegna in Europa e nel Mondo, dapprima figurativo si appassiona alla metafisica sino all’approdo a “RAQAMA”, i segni lasciati nei millenni sulle rocce e sul manto delle “conche” della gallura, inizia a interpretare, disegnare ed infine dipingere i disegni sul granito. Raqama, disegni del tempo sul granito è anche libro, edito da Carlo Delfino, presentato dal Prof. Lilliu, intervento dell’archeologo Angela Antona e, per la parte artistica Wally Paris. Come figli Vi saremmo molto grati se vorrete ricordarlo nel Vostro sito. Maggiori informazioni sul sito http://www.gigarte.com/francescoaramu. Molte grazie.
    Felice Aramu 3395861480

  2. Francesco Aramu pittore sardo in Milano La Maddalena 1926-Milano 2006
    Vi ho scritto una mail che di seguito produco su mio padre Francesco Aramu, pittore sardo. Purtroppo non ho ricevuto risposta e me ne dolgo; spero però che sia solo questione di tempo per ricordare nel Vostro/Nostro sito Francesco Aramu. Grazie
    Felice Aramu Via dell’Albareto 60, 00126 Roma – mail felice.aramu@tiscali.it
    Felice Aramu scrive:
    9 Giugno 2010 alle 16:36
    Ho letto il bell’articolo sullo stilista Francesco Mereu a cui la città di Milano ha conferito l’Ambrogino d’oro. L’altro sardo a cui è andato l’alto riconoscimento è Francesco Aramu, pittore in Milano per più di 50 anni sino alla morte, avvenuta il 10/10/2006.
    Nato alla Maddalena nel 1926, appassionato di pugilato diviene giornalista sportivo dipingendo la sofferenza sul ring. Milano gli organizza la prima mostra nel 1959 e, nel 1972 lo premia con l’ Ambrogino d’oro per meriti artistici. Aramu è pittore, incisore e scrittore, ha portato i colori della Sardegna in Europa e nel Mondo, dapprima figurativo si appassiona alla metafisica sino all’approdo a “RAQAMA”, i segni lasciati nei millenni sulle rocce e sul manto delle “conche” della gallura, inizia a interpretare, disegnare ed infine dipingere i disegni sul granito. Raqama, disegni del tempo sul granito è anche libro, edito da Carlo Delfino, presentato dal Prof. Lilliu, intervento dell’archeologo Angela Antona e, per la parte artistica Wally Paris. Come figli Vi saremmo molto grati se vorrete ricordarlo nel Vostro sito. Maggiori informazioni sul sito http://www.gigarte.com/francescoaramu. Molte grazie.
    Felice Aramu 3395861480

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